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E IO PAGO

Where are going the student fees? An investigation on the accountancy of Europe’s hugest university, La Sapienza, in Rome, Part I.

   | Emma Farnè (Roma). Capire le modalità di finanziamento dell’università senza una laurea in economia? È piú facile superare un esame senza aver comprato i libri. Ogni studente paga a Roma una media di 1000 euro per frequentare l’università. E dove vanno a finire i suoi soldi? Avere questa informazione vuol dire andare di ufficio in ufficio, nel labirinto del rettorato, scrivere richieste per la lettura del bilancio (quando dovrebbe essere pubblico e affisso!), o cercare di leggere i dati pubblicati su internet. Visto che la persona giusta, nell’ufficio giusto, non si trova mai, proviamo a leggere alla pagina www.uniroma1.it/sistemafederato/programma/bilancio03_05.htm: nel mare dei termini “ffo, percentuale di incremento, ammortamento del mutuo”, si riesce a capire a fatica la divisione delle entrate e delle uscite della Sapienza.



   Le entrate sono suddivise in “entrate contributive” (i soldi che paghiamo), entrate da attività convenzionata, alienazioni di beni immobili (?). Le entrate esterne consistono in: finanziamenti dallo Stato, trasferimenti correnti dall’Unione europea e da altri enti pubblici, finanziamenti del MIUR, finanziamenti per l’edilizia universitaria.
   E le spese? Andiamo per ordine. Risorse per il funzionamento, cosí spiegate: “È stato ipotizzato un contenimento del 2% su entrambi gli esercizi 2004 e 2005, detraendo preventivamente il finanziamento relativo ai piani di sviluppo poiché non previsto in entrata”. Chiaro, no? E poi ancora, interventi a favore degli studenti, che comprendono anche le borse di studio. Acquisizione di beni durevoli, estinzione prestiti e mutui, trasferimenti interni correnti e investimenti, fra cui quelli sulla ricerca scientifica, con un aumento dell’uno per cento (!). Il bilancio è triennale, e a guardare le cifre, alcune voci sono in crescita, come le entrate contributive: in soldoni, le tasse sono aumentate, la vendita di “beni e servizi” è incrementata, cosí come i finanziamenti dallo Stato e dall’Unione Europea. Ma allora, perché tutti si lamentano? Gli studenti non hanno sedi per studiare, i professori non sopravvivrebbero con i loro stipendi, e la ricerca è in stallo. E dove vanno a finire tutti questi soldi?

   Continua...