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| LEUROPA E LA CRISI DELLA CULTURA | Antonio Gargano (Napoli). Lo scetticismo e gli atteggiamenti positivistici e utilitaristici che lo scetticismo comporta sono alla base della attuale crisi di civiltà. La cultura prevalente implica un atteggiamento angusto verso la realtà, considerata come un insieme di entità circoscritte, atomizzate, frammentarie, incomunicanti tra loro. Il dominio della cultura positivistica non compromette soltanto lo sviluppo della ricerca scientifica, sempre pi´ prigioniera di una parcellizzazione miope e di uno spirito corporativo soffocante, ma anche settori della vita apparentemente lontani dalle influenze culturali: dalleconomia alla politica, allorganizzazione della stessa vita quotidiana. Cardine della cultura positivistica è il suo rifiuto della metafisica, e quindi il suo rifiuto della filosofia stessa e di ogni discorso sui fini umani. Il discorso sui fini, rimosso, si ripresenta nel mondo contemporaneo nelle sue modalità pi´ immediate: viene dato per scontato che fine dei singoli, dei gruppi, delle comunità sia lutile. La categoria dellutile viene accolta senza essere sottoposta a indagine razionale: essa prevale nelleconomia domestica come in quella pubblica, nello studio scolastico come nella ricerca scientifica. Lutile viene accolto come orizzonte dellesistenza sempre pi´ scontato dalla mentalità corrente che persegue il concreto e bada solo al tangibile. Conseguenza del prevalere della cultura positivistica e dellaffermarsi della categoria dellutile come bussola per lesistenza è lo scatenamento degli egoismi individuali, di gruppo, di parte, di etnia, di nazione. LEuropa è sempre pi´ vittima di questa tendenza, e con essa è disorientato il mondo intero, che allEuropa guarda come matrice di civiltà e non ne riceve alcuna indicazione per superare una crisi storica che sembra inarrestabile. Eppure proprio lEuropa ha elaborato nella sua storia millenaria lantidoto per limbarbarimento che essa stessa oggi contribuisce a diffondere. Questo antidoto è la riflessione filosofica, è il dialogo filosofico, frutto specifico della civiltà propriamente europea. Mentre le altre civiltà giacevano oppresse dal mito afferma Hegel un uomo greco, Edipo, risolse lenigma della Sfinge e precipitò il mito nellabisso: luomo divenne cosciente di sé e del suo mondo, iniziò a coltivare la ragione, iniziò a commisurare tutto al logos, alla ragione presente insieme nella sua mente e nella realtà. È europea questa creazione dello spirito umano, la filosofia, che implica la considerazione, alla luce della ragione, delle varie possibilità e dei fini umani, e che quindi di per sé implica il dialogo, la tolleranza, lapertura verso altre forme di espressione delluomo e verso tutte le civiltà. Ciò che costituisce la specificità dellEuropa è, secondo Husserl, lattitudine teorica intesa come capacità di porsi fini, di valutare i vari orizzonti possibili. Luomo europeo si è per primo posto il problema dei fini umani, ma lo slancio verso il regno dei fini si è perduto. A questa crisi lEuropa può e deve reagire recuperando tutti i tesori della propria pi´ che bimillenaria tradizione filosofica. Il dare un contributo in questa direzione è il compito che lIstituto Italiano per gli Studi Filosofici si è proposto fin dalla sua fondazione e che persegue con tenacia e con incisività sempre maggiori. Scrive Lea Ritter Santini: NellIstituto Italiano per gli Studi Filosofici lEuropa delle distanze ritrova la sua topografia interiore in cui sopravvivono, nel confronto, le differenze che sole aiutano a capire il rischio delle uguaglianze. Sembra che solo a Napoli, in Palazzo Serra di Cassano, sia possibile ricomporre in misurabile, se non accettabile, distanza quella dolorosa frattura con la storia, quella scissione fra passato e presente che separa la memoria dei valori dellumanità e la fede nellintelligenza umana dalla moderna dimostrazione del loro feroce annientamento. | Lautore è Segretario generale dellIstituto Italiano per gli Studi Filosofici. Vedi: www.iisf.it |