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I.G.N.A.Z.I.O

Love is on my lips when I pronounce your name.

   | Giulia di Biase (Napoli). Ignazio, luce della mia vita, fuoco, ignis, dei miei lombi. Mio peccatuccio, anima mia. I-gna-zio: la gni che getta un ponte tra la prima i sensuale e il dolce zio, mentre denti, palato, lingua e alveoli si contraggono, si uniscono, si accoppiano per figliare questo generoso intrico di suoni: I. Gna. Zio. La gioia dei fonetisti.
   Era Igny, il fuocherello, al mattino, nel suo pigiama a righe. Era l’Ing. Ignazio al lavoro, in giacca e cravatta. Era Ignaziuccio la domenica a pranzo dalla mamma. Era Ignazio Goziani sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre e solo Ignazio.
   Un suo simile lo aveva preceduto? Oh, certo che sí! Forse non ci sarebbe stato nessun Ignazio se un’estate, in una ridente cittadina alle falde del Vesuvio, io non avessi amato un certo iniziale fonetista... Quando? Quando Ignazio forse faceva ancora la prima elementare, e imparava a scrivere le letterine del suo nome. Ho cercato un Ignazio tutta la vita. Signori della Giuria, giudicate voi se ho trattato troppo male questo garbuglio di suoni.

| Liberamente ispirato a “Lolita”, V. Nabokov, trad. di G. Arborio Mella, Edizioni La Repubblica. La figura del narratore è invece ispirata all’indimenticabile fonetista di “My Fair Lady”, il Prof. Higgins. Ci perdonino tutti gli eventuali lettori di nome Ignazio.