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SILENZIO CINESE

The anniversary of Tiananmen — a sad chapter in the story of communism

   | Emma Farnè (Roma). 4 giugno 1989: 15 anni fa centinaia di studenti furono uccisi in piazza Tienanmen, a Pechino, mentre chiedevano piú libertà e democrazia, forti delle riforme economiche all’interno del progetto di modernizzazione del paese, che continuava a mantenere un partito comunista autoritario al governo. E oggi? La Cina è sicuramente cresciuta e il consumismo si sente, le famiglie ricche possono permettersi vestiti firmati, la scuola privata per i figli, i viaggi all’estero. La generazione di internet, quella degli studenti, sta crescendo (anche se Google e Yahoo si sono sottomessi alla censura del regime, escludendo alcuni termini come “free tibet” dalla ricerca on line!), il benessere è piú diffuso, ma non di certo la libertà politica che si chiedeva a piazza tienanmen 15 anni fa. La struttura del partito comunista resta ancora molto forte e inseparabile dal governo e la sua presenza si sente. Gli organizzatori della protesta di Tienanmen sono stati obbligati agli arresti domiciliari o mandati fuori da Pechino nei giorni intorno a quello che potrebbe essere stato di una commemorazione di massa, i loro telefoni controllati. A Hong Kong poche migliaia di persone sono scese in piazza, per ricordare non solo la strage, ma anche l’impossibilità per l’isola di eleggere il proprio parlamento e il governo. Intanto, nelle grandi città, i manager camminano vestiti da Armani con il computer portatile a tracolla, e nelle campagne la gente muore di fame e arriva, nei casi estremi a vendere il sangue per cercare di non perdere la casa o addirittura per pagare le tasse.
   Quanto può durare lo sviluppo economico senza le riforme politiche? Il partito comunista è ancora molto forte e i nuovi esponenti del governo vengono reclutati al suo interno, e non in quel 95% della popolazione che non ha la tessera comunista. Purtroppo, i leader attuali non danno segni di apertura.

| emma.farne@work-out.org