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NADIME GORDIMER “PROFONDAMENTE RAZZISTA”?

Difficulties and contradictions of the reconciliation process in South Africa

   | Roberto Zanandrea (Milano). Alla fine del marzo 2002 la Truth and Reconciliation Commission concluse i suoi lavori. L’idea era quella di ricostruire il periodo 1960-1994 in una prospettiva che non fosse solamente quella di stabilire la responsabilità dei crimini ma anche di riuscire a contestualizzarli storicamente. I due passaggi fondamentali furono la verità in cambio dell’amnestia concessa ai perpetratori dei crimini e la riconciliazione nazionale da ottenere mediante giuste riparazioni. La “nazione arcobaleno” cosí tanto agognata da l’arcivescovo D. Tutu è ancora lontana, i problemi sono innumerevoli (vanno dall’HIV-AIDS al sistema scolastico, sanitario da ricostruire) e sicuramente non aiutano una coesistenza che diventa sempre piú difficile dato che i bianchi ricchi si rinchiudono nei loro quartieri e i neri che non vivono negli squatter camps hanno un livello di istruzione talmente basso da non potere aspirare ad un lavoro (che peraltro non c’è) e ad un riscatto sociale. Il governo di Mbeki è fiducioso, ha costruito case, ha pagato l’urgent interim, le riparazioni dovute alle vittime (somme ridicole rispetto ai danni subiti), ha avviato programmi di risanamento e di ristrutturazione in ogni settore della società, ma questo non basta. Il solco determinato dall’apartheid è troppo profondo, la democratizzazione del paese impone le sue regole e i suoi scherzi con eccessi di intolleranza da parte della maggioranza nera.
   Non ultimo il caso, ormai noto, di Nadine Gordimer, premio Nobel alla letteratura nel 1991, scrittrice bianca sudafricana impegnata nella lotta all’apartheid, che, da una commissione di professori della provincia del Gauteng (quella di Johannesburg e Pretoria), ha visto il suo “July’s People” definito come “deeply racist, superior and patronising” tanto da essere “spuntato” dalla lista dei libri curriculari. Questa censura, che comunque ha trovato l’immediata opposizione del Ministro dell’Educazione, è andata a colpire anche alcuni lavori di Shakespeare e il “1984” di Orwell.
   La riconciliazione o almeno la coesistenza sembra essere promossa a livello nazionale, ma a livello comunitario ed individuale ci sono supporti insufficienti e lacune importanti. In questo senso la giustizia sociale in Sudafrica può essere considerata purtroppo ancora fuori luogo.