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Still many of the “desaparecidos” in the 1970s in Argentina haven’t been found, some of them are of Italian origin

   | Leonardo De Micheli (Roma). La storia di Laura Carlotto è quella di una studentessa universitaria di La Plata (Argentina) che pagò con la vita la sua opposizione al regime militare iniziato nel 1976 con il golpe del generale Jorge Videla. Laura è infatti una dei 30.000 desaparecidos argentini: studenti universitari, sindacalisti, catechisti, avvocati, professionisti e psicologi fatti sparire perché considerati “sovversivi”. Quello che accadde in quegli anni in Argentina è ormai noto: la repressione fu attuata in maniera terroristica per “educare” la società. Si usava un sistema clandestino: i “gruppi operativi” agivano di notte, sequestrando le persone che venivano incappucciate e portate via, in zone isolate vicino le caserme. Lì erano state create delle celle dove i sequestrati venivano torturati con l’elettricità per costringerli alla delazione. Dopo 10 giorni di detenzione si diceva venissero trasferiti in centri di rieducazione in Patagonia; in realtà venivano caricati sugli aerei e gettati nel Rio de la Plata o nell’Oceano; altri venivano uccisi e seppelliti in fosse comuni.
   Laura, quando venne sequestrata insieme al marito il 26 novembre 1977, era una ragazza 22enne che da poco aveva saputo di essere incinta. Partorì il 26 giugno 1978, con un cappuccio in testa e ammanettata, presso l’Hospital Central Militar di Buenos Aires dove era stata trasferita per l’occasione (era detenuta nel centro clandestino de “La Cacha”). Chiamò il figlio Guido (il nome del padre di Laura, sequestrato prima di lei e rilasciato dietro il pagamento di un riscatto) ma il neonato le fu subito sottratto e dato, con documenti falsi, a non si sa chi, probabilmente ad una famiglia di militari come era uso fare. Laura fu uccisa due mesi dopo.
   La sua storia ci è stata raccontata dalla madre, la signora Estela, in occasione di un’incontro organizzato dalla prof.ssa Patrizia Salvetti presso la cattedra di Storia dell’America Latina della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma lo scorso 30 aprile e al quale hanno preso parte anche il dottor Jorge Ithurburu, consulente delle parti civili per la causa dei desaparecidos di origine italiana, e la signora Rosa Roisinblit. La signora Carlotto, che oggi è presidente delle Abuelas de Plaza de Mayo, ci ha parlato del suo “privilegio” di aver avuto la salma della figlia ma anche della sua ricerca del nipote Guido che non ha ancora trovato. La signora Roisinblit, invece, è riuscita, quattro anni fa, a conoscere per la prima volta suo nipote Rodolfo, nato dalla figlia Patricia, desaparecida nel 1978. “Mi è nato un nipote di 22 anni”, ha detto. E ci ha parlato del diritto di tutte le persone a conoscere la propria identità. Nella convinzione che un giorno saranno i nipoti a cercare le loro nonne. Che non gli racconteranno una favola ma la storia dei loro genitori, la storia della “Desaparición”.

| Per approfondire l’argomento vi consigliamo Giovanni Miglioli: “Desaparecidos — La sentenza italiana contro i militari argentini”, Manifestolibri 2001