contents
 
inside
europe
international
culture
7 cities
 



 
europe
europeans without voice
potere migrante
carico di debiti
a smart investment
back in the ussr
sex-workers, non schiave
      
BACK IN THE USSR

One thing capitalism and communism have in common: prisons and torture. The example of the KGB-prison in Lithuania, now a museum, shows that, as Tocqueville says, it’s not the system we fight, but the apathy of people

   | Emma Farnè. Arrivare in Lituania con il treno vuol dire entrare in un altro mondo. Passando dalla Polonia sono 20 ore da Berlino, con pausa a Mockava, una stazione fatta di una casetta gialla minuscola e panchine blu di legno. 20 ore di pianure sconfinate, case diroccate, colline, e di mucche legate al guinzaglio. Ma ne vale la pena! I treni sono ricoperti di tappeti simil-persiano, ogni due ore il controllore vi offre the, e quando non controlla i biglietti dei pochissimi passeggeri fa il dj, trasmettendo musica dagli altoparlanti. Una volta scesi, qualcuno del posto vi guiderà alla fermata dell’autobus verso l’ostello, senza che lo si chieda. Vilnius è povera, ma meravigliosa. Le chiese grattano il cielo sempre blu (non c’è inquinamento!) con le loro cupole un po’ a cipolla e un po’ gotiche. Molte sono chiuse, la città non ce la fa a pagare i restauri, e allora spesso capita di vedere affreschi che cadono dalle mura e impalcature fatte di legno e pochi chiodi. Per le strade, molto pulite e piene di fiori, ci si sente nel paese delle fate. I prezzi sono un quarto di quelli italiani. La gente tratta gli stranieri come parenti. Nei ristoranti, la cucina è da clima freddo e spesso il cuoco o il cameriere si siedono al tavolo col cliente per fare due chiacchiere. Di che sarà fatta la birra Svyturys che fa girare la testa dopo un sorso? Si ha l’impressione che il paese stia rinascendo dopo l’occupazione sovietica, ma non dimentica gli orrori del comunismo. Il museo del genocidio, conosciuto anche come kgb-museum è in una via centrale. Per non dimenticare le torture inflitte ai dissidenti politici, le esecuzioni di massa, la prigionia nelle celle due metri per uno, aperte al pubblico col fegato. All’entrata del museo troverete un vecchio che vi racconterà proprio tutto, anche le cose contenute nei tanti documenti fatti sparire. Lui lo ha vissuto.

| emma.farne@workout.org