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PERCHÉ NON POSSO ASSULUTAMENTE DIRMI PACIFISTA

The tradition to break the customs of common thought, of the bourgeois definition of the world is called HERESY; Sokrates, Lao Tse and Galileo did it, Thoreau, Marx and Pasolini did — so why shouldn’t we?

   | armando gnisci (Roma). Da qualche tempo, forse a partire dalle grandi manifestazioni che si tennero in tutto il mondo a favore della pace nel febbraio del 2003, per scongiurare la guerra preventiva della coalizione USA-UK contro l’Iraq, la comunicazione di massa chiama ormai il movimento altermondista, movimento pacifista; ovvero, di chi vuole che ci sia e si faccia la pace piuttosto che la guerra. Questa faccenda ricorda un po’ il doppio nome etnico: il nome che un popolo dà a se stesso (magyar o inuit) e quello che gli danno i popoli vicini, più che altro nemici (ungheresi o esquimesi); estremo il caso del popolo apache, nome che significa “nemico” nella lingua degli indiani pueblo. Questa denominazione generale di pacifista è pregiudizialmente e volutamente falsa e produce equivoci di falsità. Perfino tra coloro che fanno parte del movimento. E cosí è lecito parlare, sia da fuori che da dentro il movimento, di frange o piccoli nuclei violenti e terroristici che lo inquinano. Il mondo capovolto dalla menzogna!
   Il movimento altermondista vuole che diventi possibile costruire insieme un altro mondo qui e da ora, visto che questo nel quale siamo capitati ad essere presenti in vita è il più ingiusto dei mondi globali che si sono fino ad ora —da pochi decenni, in fondo, siamo un mondo globale della specie e del pianeta; direi da dopo Hiroshima— susseguiti. Dentro il movimento dei movimenti altermondista c’è una frangia che invoca sopra ogni cosa la pace. Questo spezzone pacifista è ispirato dal verbo cattolico, e dalle altre varie prediche cristiane o buddiste, e dal moderatismo laico e riformista dei partiti che in Italia si chiamano del centro-sinistra (Prodi-Fassino). È gente che non vuole un mondo altro qui ed ora per i viventi, ma la pace —una utopia irrealistica— e soprattutto un altro mondo che sta nel regno al di là di questo, dopo la morte di ognuno di noi, dove ognuno di noi avrà giustizia e ricompensa in cambio delle sofferenze terrene. Gli ex comunisti sono agnostici, rispetto a questa veduta ultraterrena, loro operano come la faccia-welfare del capitalismo. Il discorso billimenario del dio-uomo monoteista-figlio disceso tra noi a rivoltare la vecchia dottrina del padre troppo lontano, nonostante tutto, ispira, ispira ancora dove vuole. Un oltremondo che non è nemmeno un’utopia, ma una mera favola.

Movimento e monoteismo pacifista
   l movimento altermondista non è pacifista e non può essere riconosciuto e identificato come tale. È altermondista. Perché non è tutto pacifista, e anche un po’ altermondista? Perché vuole la guerra? Idiozia della comunicazione di massa e della paideia della menzogna dei politici che di essa si serve (e chi dovrebbe servire, se no, la comunicazione di massa?). Chi non si riconosce nel pacifismo non è un boia violento, un infame terrorista, un esecrabile assassino ecc. Chi è altermondista nonpacifista dice —come dico io— che il pacifismo è una buona scemenza. “Scemenza” significa discorso-azione debole, mancante, deficiente e senza futuro. La specie umana si fa guerra da sempre, o meglio da quando c’è la storia. Non mi interessano i discorsi essenzialisti o “scientifici” sulle origini più o meno genetiche dell’aggressività. Parlo nella storia e nella condizione della mia propria natalemortale esistenza. La pace non è una dimensione o un livello della realtà, ma una figura del desiderio dei forti vestiti da deboli. Nella civiltà posseduta dalla tradizione cristiana essa significa “porgere l’altra guancia” e “ricevere giustizia da dio, nel regno di dio”, non ora non qui. Il capitalismo neoliberista è l’estrema unzione di questo destino. Chi non crede a questa favola, comune ai tre monoteismi di origine ebraica, chi non crede ai tre impostori: Mosè, Cristo e Maometto, che hanno fatto del monoteismo tre discorsi in tre libri santi, non sa che farsene del pacifismo. Del resto i tre monoteismi sono sempre stati pacifisti e guerrafondai allo stesso tempo. Soprattutto ormai l’ebraismo e l’islam: basta vedere quello che dicono e fanno Israele e il fondamentalismo armato dei mullah. Ma anche quello che dicono e che fanno Bush e Berlusconi: un portatore di dio e un unto di dio, entrambi giocatori professionisti di lusso e menzogne.

Movimento
   Che cosa dice, allora, chi va nel movimento come nonpacifista? Che conosco solo un popolo che non ha un esercito né guerriglieri e non ha mai fatto guerra ad altri popoli: quello dei Rom. Alla persecuzione generale e transecolare subita in tutti i mondi e perdurante, esso ha reagito con le armi di una resistenza inassimilabile e perenne, impenetrabile e scostante. Cosí noialtri, direi, dobbiamo trovare le strade degne del nostro tempo e delle nostre differenze, come fanno i contadini brasiliani e quelli indiani, o i maya del Chiapas o i mapuche del Cono Sud americano, i maori o i koori australiani (che noialtri europei continuiamo a chiamare, altro caso estremo del discorso, “aborigeni”). Solo che noi europei, dopo la morte di dio e del comunismo crediamo di essere il popolo eletto della giustizia-libertà-democrazia. Mentre non abbiamo ancora toccato la sponda della terra del nostro “rimosso-rimorso”.
   Chi sta dalla parte degli oppressi e contro la violenza e l’ingiustizia verso la specie e verso il pianeta non può che resistere e ribellarsi. E produrre una grande e nuova controcultura plurale e globale. Le fandonie del discorso della pace lasciamole ai preti assurdi e ai politici osceni che ci governano. Con il potere delle loro ricchezze e delle loro armi.