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| 35mm PALPABLE MOVIES | Roberto Silvestri (Roma). David Cronenberg, puritano in stato d’allarme, in Devo rendere la parola carne, film-installazione sul suo metodo di regia, intervistato da André S. Labarthe nel 1999, spiega che per opporsi alla pervasività alienante e appiattente delle immagini bisogna puntare sulla loro rinascita. Immagini born again. Insomma alzare il tiro fino alla transustanziazione assoluta. E produrre, metaforicamente, immagini di carne, tattili, prensili, mutanti, ibride, malate, virali. Che ne dite di un concorso di bellezza, dice a un tratto il regista di La mosca, per Miss Reni, o per Mister Budelle? Abbiamo ancora paura del nostro corpo, ma è il corpo che chiude il nostro ciclo, tra vita e morte. Eppure abbiamo ancora terrore atavico di ciò che nasconde... Nuovi erotismi, magari sintetici come in Existenz, nuovi orefizi vibranti tra esseri viventi eterogei, che oggi paiono mostruosi. Ma anche l’essere umano contemporaneo parrebbe un mostro insostenibile alla vista del pitecantropus erectus...Certo sempre rappresentazioni sono quell del cinema. Ma non se si riesce a indicare col dito anzi toccare con le immagini analogiche o digitali solo i punti deboli, scoperti, tabù, dell’immaginario collettivo che si vorrebbe sempre piú spregiudicato, spavaldo, aperto, per esempio nel campo della sessualità maschile e femminile (si pensi a certi reality show televisivi), che senso ha produrre immagini se siamo indocili allo stato di cose presenti? Crash è un film che scandalizza proprio perché punta a ridare alle immagini la loro forza sconvolgente. Quella che produce nelle civiltà religiosi monoteiste storiche una crescente repulsione iconoclasta. Dunque il metodo per smascherare immagini sterili o immagini sconvolgenti è controllarne il quoziente tattile e prensile. Non piú contrapporre, come fecero le nouvelle vague, a un cinema letterario, di parola, radiofonico, di propaganda, un cinema visuale, di forme ottiche, teorico, con un senso in piú. Ma un cinema che deve iniziare esplorazioni sempre piú scabrose, proprio con quel senso in piú. Il tatto. Come se il cinema fosse oggi un’arte per ciechi che debbano riacquistare la concretezza e visibilità delle cose. Blind love, di Masamura, potrebbe essere un altro film di partenza. | Roberto Silvestri è redattore della rivista di cultura ALIAS. |