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in filigrana VISIONI INCURABILI Nel 1989 Iosif Brodskij, Nobel per la letteratura nel 1987, scrisse, su invito del Consorzio Venezia Nuova, un libricino, Fondamenta degli Incurabili, oggi edito dallAdelphi. | Kridu. Ovviamente una storia damore e di tradimento. Tutto si consuma in poche righe. Tra queste, un mondo dacqua e di marmi, di superfici e labirinti, di odori e colori. Questopera è un omaggio al tempo, un monumento al mondo acquatico. Un acquarello di parole che il poeta ha dedicato a Venezia, amante perduta e ritrovata, tradita e desiderata, contemplata e mai posseduta. Perché Venezia è come il pizzo che londa deposita sulla sabbia bagnata e che londa successiva cancella e ricama ancora, incessantemente: si può solo amare, amare con gli occhi, un istante, senza mai possederla, fermarla. Si inseguono tracce marine in questo libro. Tracce di amori,di ricordi, di sogni, di riflessi. La traccia è già in sé ambigua, misteriosa. È la presenza di unassenza e lassenza di una presenza. Perché vi sia traccia vi deve essere materia che accoglie in sé il solco; solidità che si lascia incidere, che si lascia diventare altro senza perdere se stessa. Cosí Venezia è un disegno cancellato, è una sfumatura, una città fatta di acqua e marmo, di stasi e movimento, di superfici e profondità, di riflessi e oscurità. La città è il suo riflesso nellacqua, e nel riflesso è identica e diversa alla stesso tempo. Una città di specchi, una città malata di narcisismo e che ammalia chi è di passaggio con la sua inquietante bellezza. Non troverete un racconto in questo libro, avverte il poeta, bensì il fluire di un acqua limacciosa ...che contiene tanti riflessi tra i quali il mio. E di un gioco di riflessi liquidi si compone il testo, ricamato da incantevoli acquarelli veneziani. Impressioni, immagini, ricordi, e una piccola estetica del tempo e dellocchio che li deduce dal loro elemento primordiale, lacqua. Questo è un libro di passaggi perché Venezia è la città del passaggio e della trasformazione per eccellenza, la città di confine tra la terra e il mare, la soglia del futuro e del passato; ma anche la città dei passaggi dellautore che visita Venezia una volta lanno nella stagione sbagliata. Venezia trasforma lo spazio e il tempo in bellezza e trasforma anche quegli incurabili che la amano, che vivono di drammi nascosti e di incongruenze, in pesci e gatti, in tori mitici e alghe marine sotto zero. Brodksij cuce, come le vecchie donne dei pescatori nelle isole della laguna, cuce il testo, il tessuto con punti e contrappunti, seguendo minuziose variazioni di fili colorati che tessono una storia senza raccontarla, lasciando emergere qualche traccia proprio come la marea, a volte, nei canali, qualche enigmatico accenno ad intrecci nascosti. Chi sa perdersi nel labirinto del libro che ha le trame dellacqua, può accennare a ricostruirlo, ma senza arrivare a nulla di preciso, determinato, finito. Così come non si può sperare di catturare il gioco dei riflessi di questa città dellacqua opaca o degli specchi consumati, oppure dellocchio inumidito da una lacrima, riflessi che rifrangono e deformano e rilanciano nuove e piú sofisticate combinazioni di forme e colori, di superfici intarsiate e ricamate. Come le stesse parole che disegnano il bianco del foglio. Lo stesso tessuto del libro è fatto di capitoletti brevi, in parte misteriosi, la cui successione, cosí come in un romanzo che lautore ricorda, imita larticolarsi della calli strette, buie, umide di quel labirinto mitico che è Venezia. E come a Venezia gironzoliamo perdendoci tra i canali e le calli cosí leggiamo di suoni, odori, contatti, in un intrico di immagini che si richiamano luna con laltra a costruire ricordi ironici, confessioni nascoste, riflessioni enigmatiche. Se Venezia è riflesso, specchio, lacrima, occhio, in una parola, acqua, allora tutto il resto è il suo contrario: stabilità, fermezza, stasi. È terraferma. La terraferma è quello che ci vuole per fermarsi. Lacqua è sempre destabilizzante, fonte di metamorfosi e di partenze. Questa è la città dellocchio perché vivere sullacqua acuisce i sensi primordiali. Locchio cerca sempre la sicurezza e trova nella bellezza la sua pace, il senso estetico è gemello dellistinto di conservazione. Ma questa è soprattutto la città dellocchio che vede il tempo. Le campane che fanno vibrare la città con il loro suono spesso; la nebbia che cancella le forme e trasforma i vuoti in uno spazio liquido e palpabile; lo sforzo geometrico dellarchitettura veneziana che soccombe allacqua senza forma; il lento disfacimento dei mattoni delle facciate dei palazzi veneziani; le venature erotiche del marmo; la polvere che si accumula sui tessuti sulle statue sui dipinti e diventa parte indistinguibile degli oggetti. Le campane, la nebbia, la polvere, le sfumature dei colori del marmo e dei mattoni, sono tutte immagine che Brodskij ci offre, immagini del tempo che si fa spazio, materia. Del tempo che si rende visibile. Il pizzo delle facciate veneziane è il piú bel disegno che il tempo alias acqua abbia lasciato sulla terraferma, in qualsiasi parte del globo (...). È come se lo spazio consapevole qui piú che in ogni altro luogo della propria inferiorità rispetto al tempo, gli rispondesse con lunica proprietà che il tempo non possiede: con la bellezza. Non lacqua ma la sua traccia antica sempre cancellata dallonda piú recente, ecco il tempo di cui si veste Venezia, e non cè danza piú bella per degli occhi incurabili. |