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LAVORO INTERMITTENTE

| Chiara Piraccini. Qui si chiamano intermittenti dello spettacolo, nome bizzarro, una delle innumerevoli forme di precariato, questa volta dedicato agli artisti: attori, musicisti, tecnici che lavorano per il teatro, il teatro di strada, la radio, il cinema e la televisione. A loro viene riconosciuto uno statuto particolare, (507 ore di lavoro annuo e reddito integrativo uguale per tutti) che è cosa neppure lontanamente immaginabile in Italia come in altri paesi europei. Ebbene sì, trattasi di un rapporto tipicamente francese tra occupazione e remunerazione: è un protocollo che prevede la disoccupazione pagata. Non essendo obbligati ad avere un contratto fisso, il lavoro è discontinuo e ci sono dei vuoti finanziari che vengono coperti da un sussidio.
   L’anno scorso, proprio in questo periodo, si è aperta una grave polemica, in seguito alla sottoscrizione di un contratto, fra una parte minoritaria del sindacato e la MEDEF (la Confindustria francese), che riduceva la durata del sussidio e concentrava il numero di ore nell’arco di dieci mesi, danneggiando evidentemente i piú fragili dei professionisti operanti nel settore, quelli con meno visibilità. Nel corso dell’estate la protesta si è diffusa, rubando letteralmente la scena ai vari festival teatrali e musicali, ed è poi continuata con varie manifestazioni volte a sfruttare a proprio vantaggio la visibilità mediatica: le occupazioni dei Tg e dei ministeri, pericolose irruzioni nei programmi televisivi di grande ascolto, la presa simbolica di Villa Medici a Roma, il solletico al festival di Cannes. Rappresentazione della contestazione...
   “Tutta la vita delle società nelle quali regnano le moderne condizioni di produzione si annuncia come un’immensa accumulazione di spettacoli. Tutto ciò che era direttamente vissuto si è allontanato nella rappresentazione.” (già...ricordate? scritto nel ’67. da uno a dieci, quanto è vero?)
   Sul fronte della realtà, l’esito è parziamente raggiunto: le trattative ultimamente sono avanzate e la promessa è di reintegrare i soggetti esclusi dagli ultimi tagli e di occuparsi di congedi di maternità/malattia e formazione. L’aspetto interessante della storia è molto chiaro: il movimento degli intermittenti francesi si inserisce da subito nel dibattito sulle nuove forme di lavoro e sulla centralità del lavoro cognitivo nella Società dello Spettacolo. Se il lavoro sta cambiando e assume nuove caratteristiche relazionali, linguistiche e creative, cosí come una temporalità sempre piú discontinua, è evidente la necessità di uno statuto, e di risorse che lo rendano realmente sostenibile. Certo, la loro sfida è quella di difendere la propria posizione, ma noi? Fondamentale sarebbe estendere questa vertenza come esemplare e generalizzabile, costituendo una base per affrontare finalmente un discorso generale sul tema in seno alla Meravigliosa Europa Futura...

| Guy Debord: La societé du spectacle, Folio Gallimard
www.chainworkers.org www.freewarriors.org/intermittents_en_lutte.htm