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HIC SUNT LEONES

Report about the protests of Italian students in Rome against Bush

   | Doriana Standoli. “Qui ci sono i leoni“ scrivevano romani e cartografi dell’antichità per indicare le zone di tenebra della geografia, laddove si estendevano terre inesplorate, non addomesticate, come in Africa, fuori dal loro controllo.
   Ma questa è pure la scritta che capeggiava, già dalle prime ore dell’alba, su un lungo striscione adagiato a terra, su Piazzale Aldo Moro, lo scorso 4 giugno. Intorno, studenti e precari provenienti da tutta la penisola, che hanno raggiunto la Capitale viaggiando, durante la notte, su treni occupati, per dare il loro “benvenuto” al presidente americano Gorge W. Bush, giunto a Roma per partecipare alle celebrazioni del sessantesimo anniversario della liberazione di Roma dai nazifascisti, ma soprattutto per risollevare le sorti elettorali del suo “vassallo” piú fedele.
   Ad attenderlo, i romani di Sapienza Pirata e del Coordinamento dei collettivi studenteschi, la Rete Antiprecarietà, e poi universitari da Milano, Padova, Bologna, Perugia, Mestre, Napoli, giunti a Roma non senza problemi.
   Gironzolando per la piazza si sentono le stesse, vecchie, lamentele di sempre. Racconta uno studente di Bologna: “Il nostro treno è stato deliberatamente rallentato”. Ma loro non sono stati i soli ad avere problemi. Il viaggio peggiore è stato quello riservato al treno partito da Trieste, con i manifestanti caricati appena arrivati in stazione.
   Alla fine a Roma però sono arrivati tutti, seppur con qualche ritardo rispetto alla tabella di marcia prestabilita.
   “Hic sunt leones” è stato il loro modo di dire no alla guerra e all’ospite americano.
   Il tentativo di disegnare una nuova cartografia della città, indicando dove la guerra non sarebbe passata, lo hanno messo in atto attraverso una serie di azioni che hanno bloccato tutto il quartiere di San Lorenzo.
   Intorno alle 10 il corteo di studenti e precari, comincia a muoversi. Pochi metri per raggiungere quella che sarebbe stata solo la prima tappa della giornata. A via Tiburtina infatti il blocco si ferma. Una ventina di giovani con maschere leonine rovesciano tre cassonetti e li legano, con catene e lucchetti, agli alberi posti lungo l’arteria, bloccandola. Poi uova di vernice rossa lanciate contro un bancomat e fumogeni colorati.
   Ed eccola la prima zona di tenebra di una Roma trasformata in zona rossa. I leoni sono presto usciti allo scoperto e ruggiscono da dietro le maschere sempre le stesse parole “qui la guerra non passa!”.
   “Rifiutiamo la visita di Bush e l’appoggio militare che il governo Berlusconi continua a dare“.
   Dalle loro facce si capisce che ce l’hanno a morte con una guerra che li saccheggia, comprime il diritto allo studio, l’accesso alla cultura e ai servizi. “Siamo qui con i precari perché condividiamo un percorso insieme. In ballo non c’è soltanto il diritto allo studio. Lottiamo per avere tariffe sociali e un futuro certo" ci dice Cristina del collettivo di psicologia della Sapienza.
   Il legame tra precarietà e guerra è stretto almeno quanto il precedente. Basti ricordare che dietro le facce dei torturatori americani, che hanno sconvolto il mondo, c’erano storie di ex disoccupati, ex lavoratori di Mc Donald, precari e anche di studenti universitari.
   Intanto il corteo ricomincia a muoversi, attraversa una San Lorenzo divertita, che porta ancora addosso i segni dei bombardamenti.
   Si continua anche nella creazione dell’immaginario di guerra che Bush ha portato in Italia. Fumo, fuochi d’artificio e blocchi intermittenti fino a Porta Maggiore, dove il corteo degli studenti si unisce ai Disobbedienti e al blocco Pink.
   Pochi minuti di sosta e poi la performance comunicativa riprende per attraversare via Napoleone III, lungo la quale si articoleranno altre due azioni. All’altezza di viale Manzoni altri cassonetti vengono rovesciati, poi il corteo si dirige verso Casa Pound, centro sociale di destra. Volano insulti e slogan contro i residenti che dalle finestre sventolano croci celtiche, trincerati dietro un cordone di poliziotti in tenuta antisommossa.
   Alle 13:30 Piazza Vittorio viene invasa e bloccata, i due sound di universitari e disobbedienti riempiono la strada, i giocolieri sberleffano la polizia, ci si riposa e si mangia perché alle quattro le altre mille anime del movimento pacifista attendono universitari, precari e Disobbedienti a Piazza Esedra, per l’atto finale, la manifestazione unitaria, la zona di tenebra, negazione dei codici di comando militari americani. Hic sunt leones.