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FACCIATE RIPULITE

Every year another city is “Europe’s Capital of Culture” — unfortunately it seems as if these cities do everything to clean up their image and their central squares but nothing for a common European culture

   | Daniele Di Pompeo. Giugno 2004, ovvero il giro di boa delle manifestazioni che caratterizzano Genova quale capitale europea della cultura. Un anno dedicato, a quanto si diceva fino al 31 dicembre 2003, al tema viaggio. Nessuno a questo punto della faccenda ha ancora capito bene perché, comunque è bello crederlo. Sì, si può considerare viaggio, anche per i fortunati residenti della Superba, il giro fra le meraviglie cittadine ridipinte e ripulite, ma insomma, dopo che studio lavoro o cazzeggio ti portano ogni giorno fra Palazzo Ducale, Expò, Acquario, il tutto rischia di prendere piú le tinte del girotondo.
   E comunque si tratta di un tragitto limitato. Cosa vuol dire. È semplice: vuol dire che, usciti dal centro della città, ciò che rimane di Genova 2004 sono le bandiere alla finestra di alcuni volenterosi, che chissà perché hanno appeso i vessilli della Capitale Europea della Cultura in casa loro, e poco piú. Bello sarebbe ad esempio passare dalle parti della Fiumara, area dove un tempo c’era la sezione nucleare dell’ Ansaldo, e che, completamente dismessa dopo il referendum, per tanti anni è stata un buco nero, un niente in mezzo ai palazzi. Qua, il nostro viaggio ci porterebbe in un interessantissimo esempio di riqualificazione urbana, che la stessa amministrazione di Genova 2004 ha offerto alla città nel nome della cultura, con: un centro commerciale che non teme il confronto con quei mostri enormi che costellano le desolazioni brianzole; un palasport che l’amore per il sapere ha subito messo in mano ad un noto gestore di eventi culturali, denominandolo Mazdapalace (stiamo attendendo con ansia l’arrivo degli eroi del wrestling); un cineplex per palati fini (indimenticabile il corteo del jet set per la prima di “Scemo e piú Scemo: Cominciò cosí”) e due, alte, meravigliose torri gemelle, a cui, non si sa se per scaramanzia o per rispetto, se ne sta affiancando una terza. Insomma la Capitale Europea della Cultura ha trasformato in un gioiello, in uno squarcio di orgoglio genovese (parlo sinceramente) la parte della città che già di per sé era bella, e si è un po’ dimenticata di tutto il resto. Forse, quelle bandiere che inneggiano alle manifestazioni in corso appese anche nelle periferie piú grigie, sono un grido d’aiuto, un non dimenticatevi di noi.