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DON’T LOOK NOW



In Roeg’s film, transit through Venice becomes an icon of the transit par excellence: that between life and death

   | Mara Sartore. Una ”Venezia in piena decomposizione dove le fondamenta si sgretolano come tabacco e dove circola per le calli buie e i canali sinistri un’aria da fine del mondo.” Cosí commentava Tullio Kezich Don’t look now di Nicolas Roeg, girato a Venezia nel ’73, con la prima colonna sonora composta da Pino Donaggio. John (Donald Sutherland) e Laura (Julie Christie) si ritirano a Venezia dall’Inghilterra dopo la morte per annegamento nello stagno accanto a casa della figlioletta Christine. La città lagunare non è certo il posto dove dimenticare é facilmente gli aspetti mortiferi dell’acqua, elemento che ricorre continuamente, riproposto sempre come acqua stagnante, specchio che riflette i fantasmi da cui emergono i corpi delle donne uccise da un misterioso killer. Tra premonizioni e ombre il film percorre il debole filo della vita dei due protagonisti con lo sguardo sempre rivolto verso la morte.
   Il passaggio a Venezia diventa qui l’icona del passaggio per antonomasia: quello dalla vita alla morte, o meglio ancora il transito dal mondo dei vivi a quello dei morti. Un mondo che si rivela solo a pochi e che Venezia ha il potere di far emergere. Wendy è una delle sinistre figure che Laura incontra a Venezia, cieca e psicotica vede Christine e mette in guardia John dal pericolo che corre rimanendo in città. La trama del film lentamente s’infittisce nell’insistente riemergere del fantasma della figlia scomparsa a cui si aggiungono nuove immagini premonitrici. Quella che riprende Roeg è una Venezia minore, sempre vista nelle sue parti nascoste: John restaura l’antica chiesa, poco conosciuta e visitata, di San Nicolò dei Mendicoli, elemento simbolico centrale. È del liquido rosso che si spande su una foto delle vetrate della chiesa a dare il primo presagio a John, l’analisi dei mosaici lo porterà invece a un incidente da cui uscirà incolume per miracolo. La sovrapposizione di elementi sacri con la forte superstizione gotica dei fantasmi e dei mostri, capitola a favore delle visioni psicotiche di Wendy.
   La morte in agguato si annuncia infine anche a John: Venezia è il luogo della visione e della rivelazione, un luogo spettrale dove Laura trova la speranza di una vita altrove, non in questo mondo, tra la nebbia e i fantasmi che si nascondono nel reticolo di calli e canali e John trova la morte per mano di uno di quei mostri o di quei fantasmi a cui non aveva voluto credere. Unico grande successo di Roeg, il film è una coproduzione italo-inglese in Italia distribuita con il titolo A Venezia... Un dicembre rosso shocking, un titolo da b-movie per un film che invece ancora oggi da molti è considerato una delle migliori opere del cinema inglese.

| mara@sartore@circuitooff.com