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MILANO IN CARRIERA

Who are the new city poor?

   | Luca Acquarelli. “A Milano trovo lavoro, potrò comprare una casa e finalmente metterò su famiglia.” Un pensiero che attraversa molte delle persone che approdano nella grande mela italiana per fare fortuna. Ma Milano cambia molto piú in fretta delle idee che si hanno su di essa. E cosí, sfogliando un rapporto sulla povertà, stilato sui dati dei centri d’ascolto della Caritas di Milano relativi al 2003, scopriamo che le percentuali ci restituiscono una situazione inaspettata. Chi vive la città con maggior disagio sono senza dubbio gli stranieri (un 73% chiede aiuto alla Caritas), a causa di difficoltà per ottenere i permessi di soggiorno e conseguente disoccupazione. Ma il dato sorprendente è che una fascia consistente di poveri, è rappresentata dai giovani italiani (milanesi e non) tra i 30 e i 40 anni che cercano la carriera lavorativa in città. La flessibilità del lavoro, non supportata da un’offerta altrettanto dinamica quanto la domanda, porta molto spesso ad un precariato che, a Milano, anche a causa di esigue politiche sociali, significa povertà. Sempre secondo il rapporto, un 34,5% degli italiani che abitano nella città meneghina denunciano di avere un grave problema di reddito e un 22,7% un’incombente difficoltà abitativa. I dati vengono confermati da Giorgio Roilo, segretario della Camera del Lavoro di Milano: “In Lombardia un’assunzione su due è a tempo determinato. Una realtà che coinvolge i giovani e il 70 per cento delle donne. Sono loro che, durante l’ultima settimana del mese, rinunciano ad acquistare anche beni di prima necessità” (intervista su La Repubblica Milano 30/6/2004). Insomma, non sono solo i segmenti emarginati della società a soffrire la mancanza di risorse, ma anche la cosiddetta “gente normale”. A fronte di statistiche che parlano di bassi tassi di disoccupazione a Milano, bisogna guardare ai nuovi dati sul precariato come seconda causa della povertà e dell’inevitabile disagio sociale.
   E a livello governativo? A cosa servono soluzioni peregrine come quelle dell’assegno per ogni figlio nato, se poi in una delle maggiori città d’Italia le coppie di lavoratori soffrono di una giustificata ansia su ogni tipo di progetto futuro?
   Errata corrige: “A Milano trovo un lavoro precario, potrò affittare una casa a prezzi esorbitanti e finalmente, quando uno SMS sul cellulare mi indicherà che l’agenzia interinale non mi prolunga il contratto, penserò su alla famiglia che mi farò nella prossima vita.”