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BERLUSCONI IN ME Ten years of an Italian statesman | Christian Minelli. Il 23 novembre hanno fatto dieci anni. Dieci anni di Berlusconi. Fa impressione. Certo, qualcuno avrà festeggiato. Dal giorno della sua discesa in campo (e, come ci ricorda Ugo Volli, può scendere solo chi prima stava in alto ... e dunque questa discesa ... ha qualcosa della degnazione e della superiorità di chi ha già vinto prima di combattere) molte cose sono accadute. È stato una volta nella polvere (96) due volte sullaltare (94 e 01). Le ingenuità impolitiche manifestate in occasione della sua prima volta al governo sono un ricordo, il teatrino della politica ora lo maneggia con consumata perizia. Anzi, il teatrino si è trasformato in teatro stabile e le chiavi affidate a Sua Emittenza. Marco Revelli dice che ne ha fatto il proprio esclusivo set sul quale rappresentare una privatissima commedia allitaliana .... Dieci anni vissuti pericolosamente, non vè dubbio. Le grandi opere che il governo di Berlusconi II ha progettato per arricchire lazienda Italia stanno tutte lì, negli atti parlamentari e nella percezione della gente, a testimoniare dellavvenuto nuovo miracolo italiano. Infatti. Leconomia ristagna ma, si dice, è colpa della congiuntura internazionale. Le leggi ad personam (rogatorie, falso in bilancio, Legge Cirami e Lodo Schifani), invece, sono una garanzia per tutti. La magistratura si ribella? Niente di nuovo, del resto la politicizzazione delle toghe è un cancro da estirpare tanto piú che i magistrati sono individui affetti da turbe psichiche. Ne ha fatte e dette tante in questi anni, il grande comunicatore. Con la vittoria alle elezioni del maggio del 2001 con una coalizione comprendente Forza Italia, Lega, An e i centristi del Ccd-Cdu si è assicurato una salda maggioranza parlamentare. Questa volta non faremo prigionieri aveva promesso il semplice corruttore di giudici, Cesare Previti, alla vigilia del voto. E cosí è stato. Smentendo chi sperava in un governo tutto sommato innocuo anche se poco affidabile, il Berlusca ha sfoderato le sue armi e il sorriso di plastica si è trasformato in un ghigno. Sfortunatamente, il battesimo del fuoco lesecutivo targato Forza Italia lo ha avuto con il G8 di Genova. Risultato, un ragazzo, Carlo Giuliani, riverso a terra senza vita in piazza Alimonda, ucciso da un colpo di pistola esploso da un altro ragazzo, un carabiniere. E poi le torture alla Caserma di Bolzaneto, il raid cileno come lo definì il pur di solito moderato Massimo DAlema alla scuola Diaz. Una pagina poco edificante di democrazia. In quella occasione lineffabile Premier descrisse come inconvenienti le differenze di accesso ai beni primari dei popoli, ma noi siamo qui giusto per risolverli, aggiunse. Di questo approccio semplicistico ai problemi non dobbiamo stupirci. La democrazia moderna vive un passaggio traumatico dalla rappresentanza alla rappresentazione (Goffman parlerebbe di uno spazio di retroscena che si riversa su quello di scena) e in Italia questo fenomeno diventa tanto piú evidente in un regime che della visibilità ha fatto la sua bandiera. Nel medium televisivo, tra salotti accomodanti e tg amici il Berlusconi pensiero trova libero sfogo. Grazie anche ai suoi Berluscloni. Le gaffe cui ci ha abituato il presidente del consiglio rientrano in questo gioco macchiettistico di conversione delle questioni piú serie in materiale da avanspettacolo. Le corna sfoderate al vertice europeo di Caceres fanno il paio con le piú recenti dichiarazioni su Mussolini benefattore (non ha mai ammazzato nessuno): il confine che separa un inoffensivo comportamento antipolitico da una pericolosità sostanziale, è labile. Fare lelenco delle occasioni in cui loperato del governo Berlusconi è stato criticato al punto da sfiorare lipotesi di un rischio di tenuta della democrazia non è facile. Non solo lopposizione istituzionale ma uninedita partecipazione della società civile (i girotondi) hanno a piú riprese diffidato dai rischi di eversione delle istituzioni repubblicane cui le leggi approvate dallesecutivo e lassalto allarma bianca del suo capo allautonomia della magistratura starebbero conducendo. Sembra che lo stato di salute di una democrazia si veda soprattutto dalla libertà di espressione concessa. Laria che si respira in Italia, sotto questo profilo, non è delle migliori. Il monumentale conflitto di interessi di Berlusconi che di fatto gli consente di controllare 6 reti televisive nazionali (Mediaset e RAI) basterebbe a giustificarlo. Se poi aggiungiamo il diktat bulgaro (costato lallontanamento di Biagi, Santoro e Luttazzi) e le volontà censorie striscianti (da Blob a Sabina Guzzanti), restano pochi dubbi sul tasso di libertà esistente. Una associazione di reporter indipendenti mette lItalia dellera Berlusconi al cinquantreesimo posto quanto a libertà di espressione. Dopo il Magadascar. La piú autorevole rivista economica europea, lEconomist, li ha messi in fila i motivi per cui Berlusconi sarebbe inadatto a guidare lItalia. Il premier, in questi anni, ci ha abituato però a una singolare pratica comunicativa, grazie alla quale riesce ad uscire indenne da ogni accusa. Se lEconomist (giornale che piú liberale non si può) lo critica è perché eterodiretto da qualche comunista di casa nostra. Le dichiarazioni sulla superiorità occidentale sullislam? Male interpretate. Anche in Europa le combina grosse. Lesordio da presidente di turno dellUe è folgorante: il primo giorno, stuzzicato dalleurodeputato socialista Schulz, non riesce a tenersi e lo raccomanda per una parte di kapò in un film sui campi di concentramento. Detto a un tedesco fa un certo effetto. Lultima trovata in occasione dellincontro ufficiale con il presidente della federazione russa Vladimir Putin. Durante la conferenza stampa, ad una domanda sulla questione Cecena, sotto osservazione per la difficile situazione umanitaria, ruba la parola ad un serafico Putin e bolla le accuse di violazione dei diritti umani come leggende. La posizione dellUe al riguardo è unaltra e, per la prima volta nella storia comunitaria, il presidente di turno dellUnione europea viene deplorato in un documento ufficiale per le improvvide dichiarazioni di sostegno allamico Vladimir. Ovviamente, risponde lui, sono stato frainteso. Insomma, se la credibilità di Berlusconi, sul piano interno come su quello internazionale, vacilla sempre piú, questo non accade per i suoi numerosi sostenitori. Già, perché tutto si può dire sul venditore di sogni tranne che non stia al potere perché la maggioranza degli italiani lo ha voluto, votandolo. Diceva Gaber Io non temo Berlusconi in sé, temo il Berlusconi in me. Dopo dieci anni sta ancora lì, nelle stanze del Palazzo. Qualcosa vorrà dire. Sì, che la malattia dellItalia non è Berlusconi ma il berlusconismo. |