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auf Deutsch

L’ARIA BERLINESE


Berlin is special — hopefully, in times of no-smoking-laws, in civil disobedience as well. An insider’s view:



Foto: TB 12/2007


   | Ernesto Castillo (BERLIN). È un piovoso venerdì pomeriggio. Entro con un mio amico scrittore al Gorki, un bar al centro di Berlino conosciuto per il suo fascino russo, che a quest’ora del giorno è solitamente molto frequentato. Ad accoglierci però c’è il vuoto. Un brusio ci attira verso il retro, dove troviamo una ressa di clienti che, tra tavolini strapieni, lottano per un posto a sedere. L’aria è pesante — è la saletta fumatori! Il mio amico, fumatore incallito, ed io, novello non-fumatore, decidiamo di rimanere. È meglio rilassarsi assieme ai fumatori che annoiarsi a morte tra la clientela non-fumatrice di Starbucks Coffee (il McDonald’s del caffè). E non lo penso soltanto io, ma anche tutti quegli altri non-fumatori che volontariamente, e sorprendentemente, si intravedono in questa foschia azzurrina.
   Come in tutto il resto della Germania, dall’inizio dell’anno vige il Vietato Fumare anche a Berlino, con la locale eccezione che ogni proprietario, ancora per sei mesi, potrà decidere se nel suo pub si possa fumare o meno. Il mio amico, che si è trasferito venti anni fa da Monaco diventando berlinese d’elezione, mi racconta che da quando c’è questo divieto, la città dell’Oktoberfest si sta popolando di club privati per fumatori, come ai tempi del proibizionismo. In questi club ci si può scolare un litro di birra soltanto dopo essersi fatti riconoscere come membri ed aver espletato tutte le formalità del caso. I non-fumatori entrino a loro rischio e pericolo! Mi chiede quindi come è vissuto il divieto a Napoli, dove trascorro la maggior parte dell’anno; questo, del resto, è quasi l’unico tema su cui la stampa tedesca si è espressa in termini positivi sull’Italia: durante la redazione della legge tedesca gli italiani sono stati presi da esempio, per la loro ubbidienza.
   Gli racconto dei miei due, tre bar napoletani preferiti, dove dopo un coraggioso tentativo iniziale, si è tornati a fumare con l’assenso del proprietario; ciò non sembra importare ai non-fumatori, tantomeno li spinge alla denuncia. Al contrario che qui in Germania, dove persino l’ex cancelliere Schmidt, un attempato e riconosciuto fumatore incallito, è stato segnalato da un coraggioso non-fumatore alle autorità di Amburgo e all’opinione pubblica per aver fumato in un luogo dove era vietato. — In fin dei conti tutto dipende da come le persone si relazionano tra loro, e la nostra speranza è che almeno i berlinesi si differenzino un pochino dal resto della mentalità tedesca da portiere ficcanaso. In fondo, l’aria di Berlino è stata sempre diversa, forse un po’ piú libera, che nel resto della Repubblica.
   Prima della caduta del Muro fu una zona franca, un riparo dal potere statale, per quelli che si rifiutarono di prestare servizio militare, per i punks e per altri outsiders; dopo la caduta del Muro, poiché città aperta ed economica, è diventata un ritrovo unico della cultura contemporanea, al contrario di New York o Parigi con le loro scene chic ma antiquate. Berlino è da tempo un’alternativa al resto del mondo.
   E colonie di artisti d’ogni sorta, scrittori, pittori, scultori, galleristi, registi ecc., contribuirono negli anni ’90, al di là di Kreuzberg e di Savignyplatz a questa alternativa, alla reputazione della vita notturna berlinese aprendo i loro bars e clubs nascosti a Mitte, Prenzlauer Berg e Friedrichshain, dove si beve e si fuma a piú non posso. E anche se Berlino diventa, lentamente ma sempre piú, una città luccicante, questa reputazione tradizionale è il richiamo per la maggioranza dei turisti.
   Varietà, teatri, musei o bars di tendenza ci sono dappertutto, ma in Germania soltanto Berlino vanta una mescola cosí colorata ed internazionale di cultura e vita notturna. Locali come il CCCP, il White Trash, il Kaffee Burger, la Waffengalerie (oddio, se esiste ancora…) non avrebbero ragione d’esistere senza fumatori e senza cultura. Proprio qui si pagherà il prezzo del divieto. Gli artisti e scrittori che non fumano sono piú rari di quelli che non bevono e ancora piú insoliti di quelli che non riescono a rinunciare alle loro sigarette. Quindi scompariranno da questi locali, e con loro scompariranno anche i locali.
   Sono d’accordo con il mio amico, che un circolo letterario dove bella gente fuma, beve e si rilassa, è molto diverso di uno con gente stressata dal pensiero della prossima sigaretta, da accendere per legge fuori al freddo. E già, da quest’anno soffia un vento nuovo sulla cultura notturna berlinese, forse piú pulito o salubre, sicuramente piú noioso.
   Berlino — una delle poche città tedesche che può vantare una vita notturna degna di questo nome — non dovrà forse chiudere al pubblico tutti i nuovi palazzi superchic del centro, ma tutti quei piccoli posti, quei piccoli bars e clubs, che hanno solo un ambiente, che fanno sentire a casa i propri clienti anche se si è in una metropoli. E poi, il mio amico ed io, in quei bars senza personalità, potremmo finalmente respirare l’aria berlinese, quella che non abbiamo mai cercato, quella che attirerà molta gente non-fumatrice e senza cultura, quella che renderà difficile non fumare.





in italiano

BERLINER LUFT



Foto: TB 12/2007


   | Es ist ein verregneter Berliner Freitagnachmittag. Ich betrete mit einem Freund und Schriftstellerkollegen das Gorki — ein angesagtes Kaffee mit russischem Flair am Weinbergsweg in Berlin Mitte, das um diese Tageszeit normalerweise gut gefüllt ist. Gähnende Leere begrüßt uns. Nur in einem kleinen Hinterraum drängeln sich selbst zwischen überfüllten Tischen noch Wartende, die irgendwann auf einen Sitzplatz hoffen. Die Luft ist zum schneiden dick — der Raucherraum! Mein Freund als Kettenraucher und ich als frischgebackener Nichtmehrraucher drängeln uns dazu. Sich lieber mit den Rauchern gemeinsam zu entspannen, als sich unter der nichtrauchenden Starbucksclientel zu Tode langweilen, scheint nicht nur mein Motto, sondern auch das überraschend vieler anderer Nichtraucher zu sein, die sich mit mir hier dem blauen Dunst freiwillig aussetzen.
   Auch in Berlin gilt wie im Rest Deutschlands seit Jahresbeginn das neue Rauchverbot, hier allerdings noch mit einer sechsmonatigen Übergangszeit, in der jeder Kneipenwirt noch selber entscheiden darf, ob und wo bei ihm noch geraucht werden darf. Mein Freund, ein seit zwanzig Jahren zugereister Wahlberliner aus München, wo seit Jahresanfang ein absolutes Rauchverbot in Lokalen gilt, erzählt mir von frisch eingerichteten Münchener Raucherclubs, in denen es wie zu Zeiten der Prohibition erst nach Gesichtskontrolle und Proformabeitritt zum Raucherclub zur gepflegten Maas Bier geht. Betreten für Nichtraucher auf eigene Gefahr! Er fragt nach meinen Erfahrungen mit dem italienischen Rauchverbot in Neapel, wo ich den Großteil des Jahres verbringe, im übrigen fast das einzige Thema, bei dem die deutsche Presse positiv über Italien berichtete, und die Italiener in Vorbereitung des deutschen Rauchverbotes für ihren Gehorsam dem Gesetz gegenüber als Beispiel für jeden braven Deutschen lobten.
   Ich erzähle ihm von meinen zwei bis drei Lieblingsbars in Neapel, wo nun nach einer kleinen Weile des braven Versuchs bereits alle wieder mit Billigung der Wirte qualmen, was aber im Gegensatz zu Deutschland keinen Nichtraucher aufzuregen scheint und wo schon gar niemand ans denunzieren denkt wie in Deutschland, wo sogar der Exbundeskanzler Schmidt, ein mittlerweile betagter Mann und bekennender Kettenraucher, in Hamburg von einem braven Deutschen Nichtraucher wegen Rauchens an verbotenem Orte und noch dazu in der Öffentlichkeit angezeigt wurde. Wir kommen zu dem Schluß, das alles eben eine Frage des Umganges miteinander ist, und hoffen darauf, daß sich wenigstens die Berliner vom Rest der deutschen Blockwartmentalität ein wenig unterscheiden mögen. Schließlich war die Berliner Luft war schon immer etwas anders, vielleicht weil etwas freier, als im Rest der Republik.
   Ob vor dem Mauerfall als quasi exterritoriales Gebiet, wo Kriegsdienstverweigerer, Punks und andere Aussteiger hier einen Zufluchtsort vor der Staatsmacht fanden, oder nach dem Mauerfall, wo Berlin als offene, weil im Zentrum leere und so erschwingliche Stadt zu einem einzigartigem Ort der Gegenwartskultur wurde, gegen den New York oder Paris mit ihrem Schickimickischick nur noch altbacken wirkten, Berlin ist längst eine Alternative zum Rest der Welt.
   Und gerade jene Künstlerkolonien, die Schriftsteller, Maler, Bildhauer, Galeristen, Regisseure etc., die seit den neunziger Jahren an dieser Alternative bauen, begründeten jenseits von Kreuzberg, Savignyplatz und Harry’s New York Bar mit ihren kleinen versteckten Bars und Clubs, legal oder illegal (das war damals scheißegal), im Prenzlauer Berg, in Mitte und Friedrichshain wohl auch den Ruf des Berliner Nachtlebens, nicht zuletzt, weil hier auch getrunken und geraucht wurde, was das Zeug hielt. Und wenn sich Berlin auch langsam aber sicher immer mehr als neue Hochglanzmetropole etabliert, lockt dieser Ruf immer noch die Mehrheit der Touristen hierher.
   Und schließlich, Varietes, Theater, Museen oder schicke Bars gibt es auch woanders, aber nur in Berlin gibt es diese für Deutschland einmalig bunte und internationale Mischung aus Kultur und Nachtleben. Orte wie das CCCR, White Trash, das Kaffee Burger, die Waffengalerie (oh Gott — gibt’s die uebehaupt noch?) sind wohl kaum als Rauch- und kulturfreie Zone vorstellbar. Und genau hier wird wird wohl der Preis des Rauchverbotes zu zahlen sein. Künstler und Schriftsteller, die nicht rauchen, sind in der Mehrheit sicher noch seltener als solche, die nicht trinken, und wohl kaum bereit, mal eben auf ihre Zigarette zu verzichten. Also werden sie aus diesen Orten verschwinden und mit ihnen wohl die Orte.
   Ich bin mir mit meinem Freund einig, daß es eben nicht das gleiche ist, auf einer guten Lesung mit guten Leuten rauchend und saufend und sich entspannend zuzuhören, oder völlig gestreßt, weil man nur an die nächste Zigarette und das schlechte Wetter vor der Tür denkt. Ja, aber seit diesem Jahr weht eben ein anderer Wind durch die Berliner Nightlifekultur, vielleicht sauberer und gesünder, aber sicherlich auch langweiliger.
   Berlin — eine der wenigen deutschen Städte, wenn nicht die einzige Metropole, die ein Nachtleben, das diesen Namen auch verdient, vorweisen kann, wird vielleicht nicht seine neuen Schickimickipaläste in Mitte dichtmachen müssen, aber alle jene kleinen Orte, die nur aus einem Raum bestehen, die kleinen Bars und Clubs, die so gemütlich sind, das sich jeder selbst auf Durchreise wie zuhause fühlen kann. Und dann können mein Freund und ich in Bars, die komischerweise alle irgendwie gleich (Starbucksschick!) aussehen, endlich die Berliner Luft atmen, die wir nie gesucht haben und weshalb bald alle gerne hierher kommen werden, völlig rauchfrei und garantiert ohne jede Kultur, die uns das Nichtrauchen schwermacht.