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SUPEREROI A VENEZIA


To study in Venice and to find a flat you need a strong will, time and some help:





   | Livia (BERLIN, EforS). Chi volesse intraprendere un viaggio da Berlino a Venezia dovrebbe tenere a mente un consiglio: prendere posto al lato destro dell’aereo, vicino al finestrino. Lo scorso 25 settembre mi sono trovata a sorvolare la città dei Dogi, a passarle vicino vicino. Venezia dall’alto sembra essere una cartolina appiccicata al vetro dall’esterno: cosí irreale, bella, magica. Ho desiderato per un attimo poterla sfiorare, tenerla in mano, per assicurarmi che quella perfezione fosse vera. È un peccato pensare che Venezia — questo piccolo tesoro che si tuffa imprudentemente nel mare Adriatico, frastagliandosi in isole e isolette — possa, un giorno, scomparire.
   Venezia, si sa, oltre a dover fare i conti con luna e marea per tenersi a galla, è anche un città proibitiva per coloro i quali, veneziani o meno, vogliano viverla non come se fosse un parco di divertimenti ma come una città a tutti gli effetti. E se non è il mare, se non sono i turisti a portarci via Venezia, siamo noi, innamorati, a dovercene privare per indigenza... economica!
   Il 2030 è stato decretato come l’anno in cui Venezia potrebbe divenire una città fantasma. I turisti, a Venezia sono cinquantamila al giorno. Gli abitanti erano 121 mila nel ’66, sono sessantaduemila oggi, e tremila di questi sono stranieri. La prima causa dell’esodo della popolazione veneziana è stato l’incremento del prezzo degli affitti. La nuova Finanziaria 2008 di 10,7 miliardi che ha inaugurato l’autunno italiano, propone dei tagli e degli incentivi anche per garantire a tutti i cittadini italiani uno dei diritti fondamentali dell’uomo: quello all’abitazione. Emergenza casa, sfratto e povertà sono stati dei temi caldi su cui si è discusso a Palazzo Chigi. Se la teoria funzioni nella pratica, sarà la storia a decretarlo, ma che ne è di noi studenti veneziani in tutto questo? Noi che a Venezia vorremmo non solo poter vivere ma anche studiare? Che possibilità abbiamo di poter far valere questi nostri diritti?

Le cifre
   Oggi un casa a Venezia, in un mercato dominato da cittadini stranieri con maggiori possibilità economiche, viene venduta dai sei agli ottomila euro al metro quadro, mentre per un appartamento di ottanta metri quadri in affitto nelle zone del centro vengono chiesti in media duemila euro al mese. Inoltre gli sfratti sono molti, e tante case diventano locande e bed & breakfast. Negli ultimi anni, secondo l’Osservatorio Casa del Comune, ce n’è stata un’autentica invasione: ben 706 appartamenti del centro storico sono stati trasformati in alloggi per turisti. Al comune, che è proprietario di 4.839 alloggi pubblici, sono giunte quest’anno 2.835 nuove domande di cittadini veneziani che chiedono di diventare inquilini di una casa pubblica. Venezia, insomma, il 25 settembre, ad inizio anno accademico, l’ho ritrovata esattamente come l’ho lasciata: bella e impossibile.

La ricerca
   Gli annunci appesi alle bacheche di Palazzo Badoer, sede dell’E.S.U. B.A.SE recitano all’unisono: “Studente cerca casa — No Mestre, no Isole”; di offerte poche o nessuna. Nella speranza che la massima di Giuseppe Tomasi di Lampedusa — “Bisogna che tutto cambi perché nulla cambi” — venga smentita da una qualche (seppur dubbia) eccezione veneziana, mi munisco del depliant informativo “Vivere la tua università — Guida ai servizi di Ca’ Foscari, a.a. 2007-2008”. Apro a pagina 26: “Trovare alloggio a Venezia” e leggo cosa mi viene consigliato.

Primo livello: ESU B.A.SE
   “L’E.S.U. mette a disposizione 580 posti letto, parte dei quali attrezzati per ospitare studenti disabili: oltre 400 posti sono distribuiti tra le sei residenze di Venezia, i rimanenti in appartamenti a Treviso e Mestre. Gli alloggi vengono assegnati tramite concorso.” Non male considerati i 17.703 studenti iscritti a Ca’ Foscari. E se non si è tra i fortunati 580 studenti, che si fa?

Secondo livello: SPORTELLO CERCO CASA
   “È un servizio (...) rivolto a tutti gli studenti universitari con lo scopo di agevolare l’incontro tra la domanda e l’offerta di alloggi”. Al suddetto sportello il signor V. M. racconta cordialmente: “Il nostro servizio è gratuito e cerca di indirizzare gli studenti verso le residenze e le strutture da noi gestite. Venezia è una piazza alquanto limitata per quanto concerne le possibilità abitative. Gli studenti per poter trovare alloggio dovrebbero muoversi già attorno ai mesi di luglio e agosto. Una doppia in media costa tra i 250 e i 300 euro piú spese. Degli alloggi privati non so nulla, né sui costi, né sulle commissioni da pagare ad agenzie. Il segreto finale del privato, si sa, è il guadagno: chi affitta piú a studenti se può affittare a turisti per brevi periodi e a prezzi esorbitanti? E a Venezia i turisti non mancano. Forse tra un po’ le mancheranno gli abitanti, costretti a trasferirsi verso la terraferma.”

Terzo livello: RESIDENZE RELIGIOSE
   Altra possibilità abitativa che la guida ai servizi di Ca’ Foscari suggerisce agli studenti sono le residenze religiose. Navigando nel sito di un istituto religioso femminile, mi accorgo che le informazioni, peraltro dettagliatissime, vertono su tutto tranne che sui prezzi. Telefono e una madre dalla voce calda e affabile mi informa “466 euro per la stanza singola, 377 per la doppia, cena inclusa, spese in parte escluse”. “Oneste”, penso.

Quarto livello: ALLOGGI PRIVATI
   E gli alloggi privati, ultima spiaggia per gli studenti veneziani, seppur la piú ambita? Mi affido ad internet: “Appartamento di 45 mq a Venezia-Arsenale. Prezzo: 2580€ per mese, 600€ per settimana. Disponibilità: 3 giorni.” o “In Giudecca: Prezzo 1200€ per mese, 600€ per settimana, 100€ per giorno. Disponibilità: 3 giorni. Superficie: 40 mq”. Viene in mente il film “Caro Diario” di Nanni Moretti, quando cerca casa e gli propongono un appartamento in una via in cui “Non si può fare un discorso di prezzo... di qui è passato Garibaldi”. Non resta che sperare che tutti quegli zeri siano il frutto di in un errore di battitura.

Ma siamo studenti o supereroi?
   Dai racconti che emergono da alcune testimonianza raccolte tra studenti di Ca’ Foscari, IUAV e Accademia sembrerebbe che i proprietari d’immobili veneziani sopravvalutino un po’ troppo le nostre possibilità.
   Ines è stata in Erasmus a Venezia: “Abbiamo pagato 750 di provvisione, 1000 euro di cauzione e 1000 d’affitto per un appartamento in cui si è vissuto in quattro nonostante fosse per due persone”.
   Lisa, architetto, studia da sei anni a Venezia: “Sono appena tornata dalla casa di quattro ragazzi del primo anno. A mio avviso si sono presi una bella fregatura: appartamento al piano terra con due stanze, un bagno e la cucina in corridoio (largo 95cm!!!!) a 1000 euro. Il padrone di casa ha fatto credere loro di esser con il contratto, facendogli pagare 2000 euro di caparra. Ho visto il contratto: un foglio scritto al computer... nulla di piú fasullo (...). A Venezia non esistono strutture serie che possano aiutare a trovar casa. I siti internet o non ci sono o nessuno li utilizza. A Venezia si trova casa solo per passaparola. Al massimo si ricorre agli annunci. Da architetto restauratore posso dire che ho visto appartamenti in cui neanch’io avrei saputo dove mettere le mani. I proprietari sono il piú delle volte dei veri e propri ladri, nonché evasori.”
   Incalza Alessia: “So di gente che ha dovuto lasciar casa perché i topi avevano nidificato dentro i muri e di notte li sentivano correre tra le pareti. Altri conoscenti che vivevano in zona San Giacomo dell’Orio al piano terra erano in condizioni disastrose a causa della muffa. Uno di loro dormiva su di un materasso umidissimo in una camera minuscola. In sei anni che ho vissuto a Venezia solo in due casi avevo il contratto. Spesso il padrone fa firmare un contratto che non viene poi registrato, facendo passare gli studenti per idioti. Al terzo anno cercando casa sono andata a vedere un monolocale a 350 euro: uno sgabuzzino di dieci mq ricavato in un sottoscala. Volendo far chiarezza sui miei diritti di studentessa sfruttata, mi sono rivolta ad un ufficio di consulenza. Alla vista dell’impiegato ho rabbrividito: era il proprietario del monolocale!”
   Insomma, come dice Nicola: “Se conosci qualcuno che conosce qualcuno che è cugino di qualcun’ altro che sa di qualcosa che ha sentito da qualcuno, è possibile trovare degli alloggi a prezzi accessibili”.
   Laura studia all’Accademia e vive da quattro anni a Venezia: “Il nostro contratto d’affitto risale a sette anni fa e viene rinnovato ogni sei mesi. Il locatore vuole che a sottoscriverlo sia mio padre. L’agenzia riceve a cadenza semestrale una cifra pari al 10% dell’affitto mensile. Non avviene nessuna registrazione. Da anni aspettiamo che ci venga cambiata la caldaia”.
   Strutture fatiscenti, contratti in nero, nessuna tutela né, tanto meno, possibilità d’informarsi in modo esauriente sui propri diritti di studenti.
   Ristrutturazione urbana, controllo del territorio, espropriazione degli spazi abitativi e sociali, spopolamento: la città di Venezia sta vivendo, forse piú di altre città, un progressivo snaturamento della sua funzione primaria, cioè essere abitata, a vantaggio di un’altra funzione, quella del flusso di capitali, creata ad uso e consumo dei suoi padroni. Gli affitti incrementano, i turisti vengono in vacanza nella città lagunare e gli studenti?

Game over? L’arma segreta è la creatività
   Venezia è morta? Non si direbbe; bastano le voci dei suoi studenti che chiacchierano la sera, davanti ad uno spritz, in Campo Santa Margherita a testimoniare che Venezia vive ed ha voglia di continuare a farlo.
   Che esista accanto ad una Venezia per turisti una Venezia degli studenti è una realtà di fatto. Resta da vedere per quanto tempo e soprattutto per quanti studenti ancora.
   Mi viene in mente cosa il sociologo francese Pierre Bourdieu scrisse nel testo “I delfini”, dimostrando che il sistema universitario nella società borghese riproduce la dominazione sociale e che il titolo di studio è nel nostro tempo l’equivalente di quel che nel feudalesimo era il titolo nobiliare: ad avere accesso alla cultura, oggi come sempre, sono coloro che possiedono un adeguato capitale economico.
   Per rendere l’abitare e quindi lo studio e la cultura, accessibile a tutti, è indispensabile che tanto i “dominanti” (parlando sempre alla Bourdieu) quanto i “dominati” cooperino per cambiare il campo in cui si trovano ad agire. Quanto questo sia possibile è difficile dirlo anticipatamente. Ma a Venezia sono di sicuro attive delle proposte interessanti.

Autogestiamoci!
   “A Venezia è ci sono molti appartamenti sfitti. Se non si pensa alle politiche giovanili, Venezia morirà. Ci mancano gli spazi pubblici.” Nei giorni in cui sono stata a Venezia, Laura stava allestendo con altri studenti “Lost in Production — Tre giorni di performance artistiche ben oltre i circuiti convenzionali” ai Magazzini del Sale di Venezia. “Se non ci avessero concesso lo spazio pubblico non ci sarebbe rimasto che prendercelo”. Il 6 ottobre artisti e attivisti del Laboratorio Occupato Morion, dopo i tre giorni della ‘Lost in Production’, hanno deciso di occupare definitivamente quello spazio che dal comune era stato concesso solo temporaneamente. Da allora è in corso un dialogo proficuo tra comune e occupanti. “Noi stiamo qui. È ai nostri interlocutori che tocca l’onere di provare se sapranno essere all’altezza della sfida e dell’opportunità che gli offriamo: quella di dimostrare se in questa città c’è spazio per una produzione culturale di qualità, indipendente e radicale nella sua capacità di rinnovare forme e contenuti. Le migliaia di persone che hanno attraversato ‘Lost in Production’ si aspettano una risposta”. Fino ad ora la risposta degli assessori è stata alquanto controversa, anche se molti hanno dimostrato un grande interesse al progetto proposto dai ragazzi di sale-docks.

Autorecuperiamo!
   L’autorecupero e la ristrutturazione sono un’esperienza ed una proposta che caratterizza gli ultimi quindici anni di lotte per il diritto alla casa e all’abitare. L’ASC (Agenzia Sociale per la Casa) di Venezia ha proposto a settembre che l’amministrazione comunale diventi soggetto ed interlocutore attivo nella sperimantezione di politiche innovative per l’accesso alla casa. La situazione è abbastanza scottante perché si entra in conflitto con l’azienda leader dell’edilizia popolare, l’Alter, e il suo piano di riqualificazione del territorio.
   Occupare e poi stendere, formulare e presentare un progetto di autorecupero, per rendere il luogo sano ed abitabile, attraverso interventi a basso impatto e a basso costo, favorendo l’utilizzo di materiali biologici e il riciclo, è una forma di ristrutturazione ed edilizia partecipata. Un modo per servirsi di spazi comuni, non solo a scopo abitativo, di allargare i propri orizzonti da bisogni personali (la casa) e soggettivi a quelli collettivi (il quartiere,) e di riappropriarsi della propria città, gestendone la progettualità.

Informiamoci!
   Anche se l’Università non ci offre grandi canali informativi, ci si può sempre appoggiare ad iniziative che non sono mirate direttamente a rendere piú consapevoli solo gli studenti ma gli affittuari in generale. L’ultimo numero del periodico bimestrale “l’Agenzia informa”, distribuito gratuitamente in questi giorni ai contribuenti tramite gli uffici delle Entrate e disponibile in formato pdf nella biblioteca di FISCOoggi, è una pratica guida dedicata alle modalità di registrazione dei contratti di locazione. L’interesse per l’argomento è quanto mai diffuso, considerato che il mercato degli affitti è un fenomeno in crescita. Lo stesso disegno di legge finanziaria per il 2008 tiene conto di questa realtà, introducendo ulteriori benefici fiscali per chi ha redditi bassi e per i giovani inquilini. Insomma, agli studenti che vorrebbero studiare fuorisede “non resta che piangere”? Non direi.
   Molti hanno coraggiosamente dichiarato di voler tentare il possibile per poter accedere ad università scelte in base ad interessi e capacità scolastiche, non economiche.
   Attaccati alle gonne di mamma e al portafogli di papà fino ai 30 anni, piú per esigenza che per negligenza, non resta che fare di tale necessità una virtú. Aspettiamo fiduciosi il 2008 per vedere cosa la nuova Finanziaria e le riforme scolastiche del nostro governo hanno in serbo per noi. Sperando che nel frattempo Venezia non affondi o non venga comprata da un qualche turista d’oltreoceano.


| More information:
— april2008.squat.net
— www.easystanza.it
— www.fiscooggi.it
— www.sale-docks.org

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