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IL RESTO È FASCISMO


Testimonial of the strikes and protests of French students against privatised universities



Fotos: Sara Angioni, Aix-en-Provence


   | Sara Angioni (AIX-EN-PROVENCE). “Democrazia” è diventato un nobile intercalare nei discorsi dei figli della rivoluzione borghese. 1789... qualcuno si era mosso per diritti malfidati da menti aristocratiche ristrette come il fondo del caffè. Poi è sfociato tutto nel terreur. Teste ghigliottinate che piovevano sulla carta dei diritti umani, su ciò che è valso come principio di governi democratici.
   Ecco perché in Francia le urla sono sempre piú forti e piú sguaiate le voci che gridano No. È confortante per uno studente che vive in Italia sapere che il governo ascolta ancora i suoi sudditi, come fu con la legge CPE (contratto di primo impegno) nella primavera del 2006.
   Oggi, nel 2007, la legge Sarkozy che dovrebbe essere varata nel febbraio del 2008 prevede un programma di finanziamenti alle università; contrariato perché getterebbe le basi per una privatizzazione dello studio. Le imprese potranno scegliere chi finanziare, quali facoltà privilegiare. Si teme un monopolio di università, senza uguaglianza tra gli studenti, un maggiore afflusso alle università piú ricche (e piú care) che svantaggia quelle piú piccole di conseguenza inghiottite dal sistema. Inoltre si prospetta che le facoltà umanistiche non vengano considerate negli estratti conti di imprese informatiche o industriali e il patrimonio culturale umanistico venga gettato nell’oblio.




   Gli studenti si mobilitano. Scioperi, ateliers informativi, manifesti. Qualcuno che si ribella e si difende. Il movimento lenisce anche i dolori dello studente italiano che di fronte a tale impegno si dichiara solidale. I collettivi si scagliano con veemenza contro la legge, ma a quanto pare anche contro opinioni divergenti. L’altra faccia della medaglia, quando la ruota della rivoluzione come nel 1793 corre bruciando verso l’estremismo con una parola: Occupazione. Ricordi del ’68, quando i nostri padri con l’orgoglio in mano dormivano sotto i banchi delle aule. C’era una maggioranza che si trovava d’accordo in democrazia.
   Ora che succede? Siamo solo spettatori passivi alla disperata ricerca del tasto rosso sul telecomando. Nelle assemblee generali tutti si dichiarano contrari alla legge, al sistema che ostruisce le vie allo studio libero, ma il termine occupazione divide la massa a metà. Occupazione significa settimane intere senza corsi, cosa che per studenti disastrati da lauree triennali significa perdere un intero semestre insieme a tutti gli esami che senza programma si protrarranno fino a giugno nell’ipotesi peggiore. Ma occupazione rappresenta per l’ideale di mobilitazione anche l’unico mezzo a disposizione per comunicare il proprio disagio e soprattutto l’unico mezzo veramente efficace.
   I pro denunciano i contro. Fascisti, conformisti, disinteressata vergogna della nostra già sufficentemente additata generazione. Perché chi è contro l’occupazione è contro lo statuto da studente scioperante e quindi pro-Sarkozy. — I contro denunciano i pro. Nullafacenti figli di papà, fattoni che restano in facoltà giusto per la vana gloria e il fuoco ribelle adolescenziale. Perché chi è per l’occupazione è solo una palla al piede che rallenta il ritmo delle triennali, gente che vuole fare vacanza sulle spalle di chi vuole lavorare e che vincola le informazioni per convincere i piú deboli. Solo bianco. Solo nero. Le vie di mezzo sono paludi inesplorate temute dagli opinionisti piú acccanti. Sia da una parte che dall’altra.
   La penultima assemblea generale si svolge nella grand hall della facoltà di lettere che accoglie si e no 1.200 persone accovacciate l’uno sopra l’altro. Gli studenti della facoltà sono piú di 15.000 e non tutti potranno entrare a votare, ma di questo non si tiene conto. La massa indistinta viene suddivisa in sezioni capitanate da due contatori, uno contrario e uno favorevole all’occupazione, che conteranno le mani alzate durante il voto. Si assiste a scambi di opinione urlati nel microfono, condite da appelli che fanno spettacolo. Il momento di votare si avvicina. Si votano cinque proposte tra cui l’occupazione, respinta con una maggioranza di 49 voti. Il collettivo organizza un’ennesima assemblea, con la speranza che il pubblico cambi faccia. E se non cambia, gliela facciamo cambiare. Parafrasando il termine di occupazione in picchetti di sciopero di modo da non far comprendere allo studente demente cosa veramente si intenda. Come nei migliori referendum contro la fecondazione assistita. Ebbene, vince una maggioranza minima, che non include i voti degli studenti fuori dalle porte o anche solo quelli di gente in piedi, mentre considera invece le voci di studenti non iscritti, che assistono per fare numero. Vinto cosa? La massa si reca verso l’uscita e il collettivo dichiara la facoltà occupata, chiusa per ferie.
   Questa è democrazia: una freccia avvelenata tirata contro i contro. Perché l’occupazione vince, e tutto il resto è fascismo.


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