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IPERPRESIDENZIALISMO The Seventies are over: The oldest new authoritarian regime takes over in French universities ![]() Fotos: Sara Angioni, Aix-en-Provence | Giovanni Stinco (AIX-EN-PROVENCE). Da fine ottobre le università francesi sono in stato di agitazione, e per la verità non solo loro. Anche ferrovieri e statali sono sul piede di guerra a causa della riforma pensionistica dei regimi speciali e del costante calo del potere dacquisto. Da poco si sono aggiunti agenti di polizia, avvocati e giudici toccati dalla recente riforma del sistema giudiziario. Tutte queste categorie sono state colpite dallazione del governo francese, letteralmente marionetta senza autonomia nelle mani dellonnipresente presidente Nicolas Sarkozy. La situazione delle università pare grave ma non è possibile comprenderla senza farsi un quadro dinsieme sufficientemente ampio. La soppressione di numerosi tribunali, il taglio annunciato di 11.000 posti nei concorsi per professori, il tentativo di portare per tutti letà pensionistica a 40 anni di contributi (quando ancora molti in Francia beneficiano dei regimi speciali ovvero la possibilità di ritirarsi dalla vita lavorativa a 38 anni) non sarebbero elementi, presi singolarmente, troppo allarmanti ma semmai solo indici della miopìa di un governo attento al bilancio piú che al sociale. Ma nel loro insieme non possono che rappresentare un segnale chiaro di ciò che avverrà nel 2008 o negli anni successivi: un vero e proprio saccheggio di stampo liberista, peraltro già iniziato, nei confronti dello Stato sociale francese, per molti ancora il fiore allocchiello della vecchia Europa. È in questo quadro che bisogna leggere la già votata riforma universitaria, la legge per la responsabilità e lautonomia delle università, detta anche LRU. Ora se ci si fermasse al nome chi non vorrebbe ununiversità autonoma e responsabile? non se ne potrebbe che pensarne bene. Ma questa legge non metterà in atto nientaltro che una gentile termovalorizzazione della sistema universitario pubblico francese. Di seguito spieghiamo il perché. ![]() LAUTONOMIA Contrariamente a quanto raccontato dalla stragrande maggioranza dei media, luniversità francese è già autonoma. La prima legge in questa direzione venne varata nel 1968, e una successiva legge del 1984 rafforzò il sistema che prevedeva la possibilità per luniversità di governarsi in autonomia per mezzo di una serie di organi eletti e rappresentativi di tutte le componenti dellistituzione: ricercatori e professori, studenti, lavoratori delluniversità. Lautonomia non era però assoluta in quanto perdurava una cornice regolamentatoria statale che ha permesso di garantire, tra laltro, diplomi di valore nazionale, una certa uguaglianza di mezzi finanziari tra i vari stabilimenti, la preservazione di discipline minori come, ad esempio, arti plastiche, e un quadro comune di riferimenti per quanto riguardava contratti e norme di reclutamento dei futuri ricercatori. La legge LRU tende dunque a continuare su questa strada e concede alle università una piú grande autonomia per quando riguarda la gestione del budget e del patrimonio. Logico sarebbe il rafforzamento degli organi rappresentativi di ogni componente delluniversità e la creazione di una sistema di poteri e contropoteri Montesquieu era forse francese? che possano governare nellinteresse di tutti ed evitare eccessi e derive autoritarie. Invece è proprio qui che la legge non solo non prevede nessuna misura migliorativa, ma si adopera addirittura per smantellare il vecchio sistema di governo che, bene o male, aveva dato buona prova di se nel corso degli anni. Il consiglio della vita universitaria che si pronuncia sulla formazione e il consiglio scientifico che si pronuncia sulla ricerca non avranno piú nessuno potere se non quello di, se consultati, emettere pareri non vincolanti. Le UFR, unità di formazione e ricerca, cioè le facoltà, sono private di chiare prerogative. Tutto il potere è trasferito nelle mani di un presidente con un mandato di quattro anni rinnovabile una volta. Egli potrà prendere da solo tutte le decisioni in quanto capo di un consiglio di cui potrà nominare piú di un quarto dei membri. Questo nuovo consiglio sarà fortemente ridotto, dalla massima dimensione attuale di 60 membri, prevista per rappresentare le diverse discipline e componenti universitarie, ad un massimo di 30 con un ridottissima rappresentanza studentesca che passa da 15 a 3/5 membri. 20 o 30 persone insomma incaricate di gestire, sole al comando, la complessità dei grandi centri universitari francesi. Luniversità, luogo per eccellenza di colleggialità e partecipazione, ente composito che conta spesso decine e decine di migliaia di persone tra studenti e professori, si avvicina, per quanto riguarda la propria gestione, alle imprese. Non solo, la legge obbliga luniversità ad aprire il consiglio di amministrazione (CA) ad almeno un capo dimpresa o un quadro dirigente dimpresa, un altro attore del mondo economico e sociale oltre che ad due o tre rappresentanti delle collettività territoriali di cui uno dovrà essere un eletto al consiglio regionale di riferimento. Con loro interessi economici e politici entrano nellorgano decisionale piú alto delluniversità. Quando si dice autonomia... ![]() LA RESPONSABILITÀ Cosa succederà in concreto è difficile dirlo, gli scenari possono essere molti e nessuno vuole essere profeta di sventura. Ma è facile immaginare che, in determinate e non peraltro rare condizioni, un presidente di università possa utilizzare appieno il potere a sua disposizione e diventare cosí un monarca che, tra laltro, avrà potere autonomo di nomina di agenti contrattuali per occupare posizioni permantenti e non di amministrazione, insegnamento e ricerca. Chi nominerà? In base a quale logica? Forse cederà alle sirene del marketing selvaggio e del libero mercato? Sarà sempre lui a stabilire premi di risultato e criteri di assegnazione. Ci si dovrebbe chiedere come potrà coniugare la potenziale efficacia dittatoriale della sua azione con il perseguimento razionale di fini collettivamente elaborati e approvati: lunica soluzione, questultima, in grado di garantire a tutti gli elementi del necessariemente complesso e sfaccettato sistema universitario una corretta rappresentanza e possibilità di autogoverno. Farà forse il presidente occupare le posizioni di potere a uomini a lui vicini, trascurerà alcune discipline oscure e poco renumerative per investire invece massicciamente il budget a sua disposione su altre molto in voga, magari spinto dagli stessi interessi economici che avranno libertà di parola e di voto nel consiglio di amministrazione? In francia è già stata coniato un termine per questo scenario: iperpresidenzialismo. Bisognerà essere vicini al presidente per ottenere promozioni e fondi per il proprio gruppo di ricerca? Bisognerà forse sostenerlo quando si presenterà per il suo secondo mandato per non correre il rischio di ritrovarselo contro nei quattro anni successivi? O forse, in questo condizioni, demotivazione, passività e deresponsabilizzazione attecchiranno in tutti gli ambiti di ricerca e insegnamento, ormai privi di reali possibilità espressive e politiche? Il potere si accumulerà nelle mani di pochi individui e questo genererà con probabilità fenomeni di clientelismo e soffocherà la libertà di ricerca e di critica. La colleggialità nel governo delluniversità non è linutile palla al piede da cui liberarsi, ma il fondamento stesso di unistituzione universitaria libera e plurale e che, nel corso dei secoli, è riuscita sempre a conservare una propria indipendenza da e anche contro le ingerenze del campo economico. ![]() DIMENSIONE INTERNAZIONALE Molte facoltà sono state occupate da settimane ma la mobilitazione di professori e ricercatori stenta ancora ad arrivare. La lobby dei rettori agisce allunisono per difendere la legge di riforma universitaria reprimendo sistematicamente ogni tentativo di mobilitazione studentesca grazie alle chiusura amministrativa delle facoltà per motivi di sicurezza di persone e cose. In questa maniera, e grazie al sostegno della maggioranza dei media, gli studenti sono additati come estremisti di sinistra o, nel migliore dei casi, come fantocci strumentalizzati da un pugno di passatisti marxisti rivoluzionari. Si sono susseguite le dichiarazioni miranti a screditare le assemblea generali (AG) in cui gli studenti si riuniscono e votano ad alzata di mano le forme di mobilitazione. Illegittime, minoritarie, illegali, gestite da persone esterne alluniversità... I rettori hanno utilizzato i CRS, la gendarmeria francese, per sgomberare anche violentemente le università occupate e le hanno in seguito chiuse impedendo a chiunque di accedervi, anche per settimane, addirittura agli stessi professori e ricercatori. Quando questo non è bastato sono state organizzate votazioni a scrutinio segreto o via internet puntanto sulla massa silenziosa e disinformata di studenti. Ovviamente il quesito non riguarda mai la legge di riforma universitaria ma solo ed esclusivamente le occupazioni in atto. A ciò è necessario aggiungere loggettiva contrarietà di gran parte del corpo studentesco delle facoltà di economia e diritto, non solo contrario a qualsiasi forma di lotta ma anche solo alla semplice discussione e analisi della legge LRU. Nelle altre facoltà, lettere e scienze sociali sopratutto, spesso gli studenti si ritrovano divisi praticamente in due fazioni equivalenti (pro e contro bloccaggio) e faticano a organizzare una mobilitazione efficace e continua che, in qualche maniera, riesca a svincolarsi da dibattiti in fondo sterili sulle modalità di protesta ma proceda invece verso una vera e propria presa di coscienza generale sulla pericolosità della legge e che permetta di agire di conseguenza, non necessariamente bloccando le facoltà. Nonostante spesso si riscontri apatia e rifiuto di prendere posizione, le AG continuano a susseguirsi partecipate. La petizioni messa online dal sito salviamo la ricerca (www.sauvonslarecherche.fr) ha raccoltà piú di 13 mila firme e il cordiamento nazionale degli studenti francesi ha proposto, a Lille il 24 novembre, la convergenza delle lotte studentesche a livello europeo auspicando la nascita di iniziative comuni. La lenta ma decisa infiltrazione degli interessi privati e dellideologia liberista nelle università pubbliche non è solo un problema francese. Gli studenti tedeschi sono attualmente impegnati in un difficile boicottaggio contro laumento delle tasse di iscrizione universitarie che, dopo lapprovazione di una legge analoga a quella proposta dal governo Sarkozy, sono salite a volte fino anche a toccare i 3 mila euro. Forse con lanno nuovo anche gli studenti greci dovranno affrontare i medesimi problemi. Gli effetti dellavanzata di interessi economici in un campo spesso fino ad ora a loro precluso si possono daltronde già ben osservare in Québec. Il nuovo motto delluniversità di Ottawa è dalla valorizzazione delle conoscenza alla creazione di valore ovviamente economico. In università si parla di sviluppo di vantaggi concorrenziali e di investire in se stessi. Governance, eccellenza, innovazione sono ormai parole che non solo si ripetono continuamente ma che si declinano, concretamente, nellentrata allinterno dei campus di Ottawa della catene Starbucks e Second Cup. Le proteste sembrano essere inutili. Agli studenti contestatori è stata interdetta lentrata in università perchè turberebbero le attivitià economiche private di queste catene commerciali. Come si è arrivati a questo punto? Le facoltè si sono aperte al privato, hanno ottenuto fondi e di conseguenza lo Stato si è sottratto allimpegno di sostenere il costo totale del sistema universitario. Ora come ora le università del Québec sono, a causa del sotto finanziamento statale, in mano ai fondi privati. | more W|O articles about the present protests in France: Under Attack Schöne Neue Hochschulwelt Il resto è fascismo UNEF |