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NUOVOMONDO


An interview with Antonio Castrignanò who did the soundtrack to Crialese’s movie “Golden Door” (2006), Italian candidate for the Oscar in 2007





   | Chiara Merico (VENEZIA). Dai palchi delle feste di paese in Salento al sogno della notte degli Oscar, passando per la strada degli emigranti italiani che hanno fatto grande l’America. È un percorso straordinario quello di Antonio Castrignanò, trent’anni, tamburellista di Calimera in provincia di Lecce. Antonio è stato scelto da Emanuele Crialese per comporre la colonna sonora di “Nuovomondo”, il suo delicato film sulla storia degli italiani d’America premiato con il Leone d’argento “Rivelazione” alla 63esima Mostra del Cinema di Venezia. Inizialmente al giovane musicista salentino era stato riservato solo un piccolo cameo; la parte di uno dei tanti emigranti ammassati nella terza classe della grande nave, che dà il via ad una danza ipnotica e liberatoria con il tamburello, simbolo della cultura della sua terra, l’unica certezza che accompagna i viaggiatori verso il Nuovo mondo. Una musica che disegna l’odissea degli emigranti tanto precisamente che Crialese ha deciso di farne l’intera colonna sonora del film. Un grande attestato di stima per il giovane Antonio Castrignanò; la soddisfazione è diventata gioia all’annuncio che “Nuovomondo” rappresenterà l’Italia agli Oscar 2007:

> ANTONIO CASTRIGNANÒ: La soddisfazione è tantissima, soprattutto per Emanuele, perché è la consacrazione di un modo di fare cinema che lui è riuscito a inculcare a tutti noi, un modo di lavorare da artigiano del cinema. Un artigiano che piano piano aggiusta, rivede, fino ad arrivare al prodotto finale, che è proprio quello che voleva. <

> La musica popolare salentina arriva a Hollywood. Un riscatto o una conferma?

> ANTONIO CASTRIGNANÒ: Entrambe le cose! È una conferma perché negli ultimi anni la musica salentina ha avuto sempre piú spazi nel panorama musicale e culturale italiano ed europeo. Sono molto contento di questa affermazione, perché non essendo un compositore — io non mi reputo tale — quello che porto avanti è una cultura. Mi piace poter pensare di cantare e di essere tramite delle sofferenze di una terra, in questa musica c’è contenuto, il repertorio musicale, ma anche il bagaglio, le sensazioni che vengono da un popolo. Questa è la storia della musica rurale, e sono soddisfatto di esserne stato io il tramite. <

> In che modo la musica popolare salentina rappresenta l’odissea degli emigranti?

> ANTONIO CASTRIGNANÒ: Noi salentini siamo assolutamente coinvolti in questo contesto di emigranti, perché il popolo salentino, come tutti i popoli del sud Italia, continua ancora oggi a emigrare, per lavoro. Di certo non si emigra piú per fame, però si emigra per studiare, per avere piú possibilità, per moltissime altre necessità che ci portano sempre a spostarci da questa lingua di terra, che da noi si chiama Salento, ma la realtà è la stessa anche in Sicilia o in Calabria. E per questo è un’affinità che ci coinvolge appieno, quella di questa storia di emigranti verso New York, verso l’America. <

> Com’è stato lavorare con Crialese?

> ANTONIO CASTRIGNANÒ: Bellissimo. Bellissimo perchè mi sono sentito subito a mio agio, non c’erano scadenze, non c’era quella fretta di finire perché c’è Cannes, c’è Venezia... È stato bello perché lui è una ’spugna’. Io ero molto titubante all’inizio di questa avventura, l’avevo anche rifiutata. Tutto è iniziato quando mi è stato chiesto di fare una partecipazione nel film, con due brani che avevo registrato sul set. Io ero molto scettico perché non avevo la percezione di come si potesse calare nel contesto del viaggio questa scena musicale. Siccome non ero sicuro, temevo di non riuscire a rispecchiare in pieno il bagaglio e il senso della cultura orale e della musica salentina. Come, ad esempio, la scena in cui faccio il giullare di corte nella stiva della nave. E lui (Crialese) è stato una spugna in questo, nel senso che lui si appassiona ai racconti, abbiamo parlato di tradizioni orali, si è documentato... Siamo riusciti a far calare nel modo giusto quest’aspetto della musica nella sceneggiatura del film. <

> Infatti le musiche si sposano molto bene con la storia, anche se i protagonisti sono siciliani...

> ANTONIO CASTRIGNANÒ: Sí, e questo è un altro valore aggiunto, secondo me, della musica salentina. Perché la matrice è comune, il senso che portava questa gente a cantare era uguale: cantava per aggrapparsi a quello che conosceva, in questo viaggio che era tutto incognita, in questo viaggio verso l’America di cui avevano solo sentito parlare ma che non avevano mai visto, se non nelle fotografie di cose che poi non erano neanche reali, come l’albero dei “piccioli” (soldi, ndr). E quindi questa gente, per esorcizzare l’incognito, in questo viaggio si attaccava a quello che effettivamente non poteva fare a meno di portare nella valigia, e cioè il bagaglio culturale, musicale, i canti, i racconti, tutto quello che appartiene a un popolo. <<


| Biennale Cinema 63. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica
Premio SIGNIS a “Nuovomondo” (“Golden Door”) di Emanuele Crialese