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RAPPRESENTANTI? DI CHI?


In un’università che dovrebbe essere luogo di incontro di culture, nella maggior parte degli atenei italiani gli studenti stranieri non possono fare i rappresentanti poichè “i candidati devono godere dei diritti politici”. Fa sorridere pensare che spesso i nostri colleghi italiani non vogliono neanche saperne di interessarsi alla vita accademica. Se uno straniero desidera farlo, non può.





   | Marco Fiorello (GENOVA). A Genova, come in molte altre università italiane, si sono da poco concluse le elezioni dei rappresentanti. Chi viene eletto può entrare a far parte del Consiglio degli Studenti, che ha ruolo consultivo e propositivo in materia di attività e servizi didattici, diritto allo studio, attività formative autogestite nel campo della cultura, dello sport e del tempo libero. Tre studenti fra loro poi possono entrare a far parte del Senato Accademico, dove si delibera sulle modifiche allo Statuto, il Regolamento generale di Ateneo. A prima vista, il ruolo decisionale dei nostri rappresentanti può sembrare di tutto rispetto. E lo è, almeno sulla carta. Il grande ostacolo all’esercizio di questo incarico è dovuto alle “liste” attraverso le quali si presentano. Se in cinque anni di università non avete mai visto fare niente di tangibile da chi avete eletto, è perchè queste liste sono di stampo partitico. È facile trovare nomi come “Destra Universitaria”, “Sinistra Giovanile” e un’inspiegabilmente radicata (sull’intero territorio nazionale) “Comunione e Liberazione”; quest’ultimo, sí, non è ufficialmente un partito, ma in Italia ha un valore pari a quello di Democrazia Cristiana. Cosa c’entrano i partiti con l’università? Probabilmente per abituarci fin da principio alla nostra politica arretrata.

| L’autore è il caporedattore di Ergo Sum