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BANLIEUS: THE BURN IDENTITY The suburbs of Paris are on fire again. And the identity of their inhabitants? ![]() | Antonella Masi (BOLOGNA). Alla televisione scene di un film già visto. 6 maggio 2007, poco dopo la vittoria di Nicolas Sarkozy, eletto Presidente della Repubblica francese, impazza la furia. È la furia di quegli elettori che lo stesso Sarkozy, due anni fa, quando ancora era ministro degli Interni, aveva definito feccia. Era il novembre 2005. Ora come allora le banlieus esplodono di rabbia, bruciano, urlano, si ribellano a quelle forze dellordine di uno Stato che cosí poco li rappresenta. Ma questa volta la protesta è partita dal cuore di Parigi. La protesta contro lelezione del candidato neogollista è partita infatti da Place de la Bastille, teatro di scontri tra polizia e manifestanti, per poi allargarsi a macchia dolio fino ad irrompere nelle banlieus e nelle province, Nantes, Tolosa e Lione tra le altre. Se nel centro della capitale la parola dordine del neoeletto presidente ha funzionato e ordre è stato fatto, nelle banlieus non si è riuscito ad evitare che decine di macchine, un parco giochi ed una scuola venissero dati alle fiamme. Questa reazione violenta non è causata soltanto dallincapacità di sopportare la sconfitta, per coloro che avevano supportato la candidata socialista Ségolène Royal, ma è la conseguenza di un grave malessere che da tempo turba la società francese. Uninquietudine malcelata, tangibile, che si legge a chiare lettere anche in quella miriade di blog e forum sorti in piena campagna elettorale per supportare luno o laltro candidato. Sarkozy si riempie la bocca di belle parole, considerazioni ovvie, belle parole facili da capire...ma concretamente cosha fatto? In cinque anni di potere non ha fatto altro che considerare le conseguenze dei problemi piuttosto che le cause. Non riesce a vedere oltre il suo naso! Sicurezza nelle banlieus: repressione al posto delleducazione. Prostituzione: condanna invece che aiuto morale e sociale. Immigrazione: espulsione e chiusura delle frontiere piuttosto che sostegno per lo sviluppo e la cooperazione con i paesi poveri, è quanto si legge in uno dei blog. Ne risulta un ritratto chiaro ed incisivo di tutti quei francesi che sentono lo stato contro, che non si sentono rappresentati da Sarkozy, molti dei quali, abitanti delle banlieus. Le periferie parigine, della ville lumière, di scintillii, haute couture e bijoux, non hanno nulla da invidiare a quelle di tante altre città del mondo, anche del terzo mondo, perchè la periferia è periferia ovunque. È lí che si preferisce ammassare gli indesiderati in ghetti spontanei ed anche un po forzati (gli operai non possono mica permettersi un appartamento in un bel palazzo settecentesco nel centro della città). E gli indesiderati sono loro, gli immigrati. Proprio in occasione di questa elezione, riesplode il problema immigrazione e, come nel 2005, quella che si presenta ai nostri occhi è una parte di Francia rabbiosa, fatta di figli di immigrati, abitanti delle periferie, disoccupati ed emarginati di ogni tipo. Coloro che non lottano seguendo un leader ma lottano per se stessi. Sono soprattutto quei francesi, immigrati di seconda generazione, il cui colore della pelle rivela origini non europee, ma comunque francesi. Cittadini della Francia che però si sentono e vogliono sentirsi ancora arabi e africani, musulmani e non. E si trovano invece ad inseguire un ideale imposto dalla doppia morale dello Stato. Quella che, da un lato, segue lillusione integrazionista e vorrebbe imporre a tutti lesaltazione della Marsigliese e del tricolore e che dallaltro però pretende la negazione delle singole identità nazionali vietando, per esempio, il velo nelle scuole, anche a chi ha scelto di portarlo. Questo, non solo per abbracciare una causa a favore delle donne islamiche, ma sopratutto perchè dopo l11 settembre dietro ogni velo potrebbe nascondersi una terrorista. Nelle parole del neo-presidente si riconosce una volontà di difendere una Francia esasperata dalla negazione dellidentità nazionale e dallimmigrazione incontrollata. Ma allintegrazione ad ogni costo fa eco quella paura del diverso, post 9/11, che crea una barriera tra il francese acquisito ed il francese d.o.c., cosí da contribuire a far impennare il tasso di disoccupazione dei giovani francesi di origine magrebina. Lunica possibilità di trovare un posto di lavoro sicuro da giovane immigrato è far prodigi con il pallone, in questo caso potrebbe avere la fortuna di diventare lidolo della nazione come Zidane. Una campagna elettorale iniziata con laccusa a Ségolène Royal di volere regolarizzare automaticamente tutti i sans papiers i cui figli erano iscritti alle scuole francesi, alla quale questultima replicò: Non è nemmeno normale che il mio rivale eviti di fare comizi nelle banlieus, non poteva finire diversamente. La banlieu, anche questa volta, è dovuta ricorrere alla violenza per far sentire la sua voce e la sua forza a quella Francia che fa finta di non vederla e sentirla. Le grida letteralmente incendiarie della periferia non sembrano però essere giunte alle orecchie di chi aveva già da tempo provveduto a tapparsele. Ai francesi immigrati... bref la lie de la société non resta che chiedersi Tes sourd ou quoi?. | Read also our special in W|O 30, December 2005: La vie est triomphante, lideal est mort |