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CIAO DODI


In memoria di Domenico "DODI" Maracino, 56anni, scomparso la mattina del 7 maggio 2007 a causa di un cancro ai polmoni.


LA FRAGILITÀ DEL CORAGGIO

In un antico palazzo nel cuore della tua città
si lotta col tempo, si muore, nessuno lo sa
se passi vicino a ’ste mura
ti prego, staccane un pezzo.
Se pensi di avere paura
ricorda che adesso, proprio in questo momento,
un fratello è privato della libertà

Mi chiamo Roberto, presunto BR,
mi hanno scoperto mentre rischiavo le palle.
Non erano i soldi che mi facevano gola,
non era per rabbia che impugnavo una pistola.
Quindici anni in collegio, poi il quartiere a Milano,
la banda di autonomi ed un ultimo piano
Ma poi ho tagliato i capelli,
non servivano a niente, erano troppo belli,
non servivano a niente, erano troppo belli

Il mio nome è Domenico, ma chiamatemi Dodi
quand’ero piú giovane picchiavo per soldi.
Solo dopo ho imparato che compagno vuol dire
aver meno soldi e piú cose da dire.
Non bevo, non fumo, il mio mito è Bruce Lee,
non voglio sprecare i miei muscoli qui,
Mi guardano stretto ma sto sempre all’erta,
nel caso ci sia qualche porta aperta
nel caso ci sia qualche porta aperta

In un antico palazzo nel cuore della tua città
si lotta col tempo, si muore, nessuno lo sa
se passi vicino a ’ste mura
ti prego, staccane un pezzo.
Se pensi di avere paura
ricorda che adesso, proprio in questo momento,
un fratello è privato della libertà

Ed io sono Lino, il piú buono di tutti,
dicono che ho fatto solo trentacinque rapine.
Ma che andate dicendo? Questo è solo l’acconto
dei tredici anni che mi avete rubato.
Ne avevo diciotto quando entrai in prigione,
e ho presto imparato la legge del bastone,
103 carceri mi han fatto girare,
ma son qua pronto di nuovo a lottare,
ma son qua pronto di nuovo a lottare

In un antico palazzo nel cuore della tua città
si lotta col tempo, si muore, nessuno lo sa
se passi vicino a ’ste mura
ti prego, staccane un pezzo.
Se pensi di avere paura
ricorda che adesso, proprio in questo momento,
un fratello è privato della libertà

E poi tutti gli altri, sono ormai centinaia,
seppelliti a Favignana o nei bunker dell’Asinara
botte, isolamento e celle dove non puoi muovere un dito,
hanno paura di loro perché nessuno è pentito.
Miei cari compagni, non so come voi la pensiate,
sarà forse banale, ma non sento ragione:
saremo tutti meno liberi finché resta in piedi una prigione
saremo tutti meno liberi finché resta in piedi una prigione.
In un antico palazzo nel cuore della tua città
si lotta col tempo, si muore, nessuno lo sa
se passi vicino a ’ste mura
ti prego, staccane un pezzo.
Se pensi di avere paura
ricorda che adesso, proprio in questo momento,
un fratello è privato della libertà.




Foto: Radio Fujiko


   | Dodi non era una persona. Dodi era mille persone. Era il mare, le parole, l’affetto, la solidarietà. Era l’esempio vivente della difesa delle masse popolari, il principio piú puro del comunismo influenzato da un po’ d’anarchismo. Era un flusso d’energia, era vitalità, era costante difensore dei movimenti sociali, ai quali non è mai mancato con il furgoncino del suo circolo e col suo megafono ad urlare le ingiustizie del mondo. Ma non come fanno tutti. Lui era uno che dalle proprie tasche tirava fuori le chiavi e ti accompagnava a cercare lavoro, a fare un trasloco, ad una visita medica. Ti regalava un libro, una birra ogni tanto. Ti ascoltava. Era un fratello, un compagno, all’occorrenza anche un padre. Quando mi sgridava perché non andavo a scuola mi faceva sedere e m’insegnava qualcosa lui. Amava il suo posto d’appartenenza, un quartiere alla periferia di Bologna ricco di difficoltà, dal quale ha cominciato a battersi, il quale l’ha visto protagonista piú volte come consigliere comunale con la Lista Reno, una delle sue creature. Alle spalle di ogni suo atteggiamento c’era una forte denuncia e al tempo stesso tanto amore. C’era sempre e comunque. E rimarrà sempre e comunque. Mercoledí si è tenuto il funerale, caratterizzato da un fiume di persone che inevitabilmente gli vogliono bene; è stato tutto fuorché un corteo funebre, è stata una festa d’addio colorata di rosso, come la passione che metteva in tutte le cose che faceva. Dodi, non dimenticheremo mai la forza delle tue parole, né la tenacia con la quale ti battevi in difesa di tutti i bambini del mondo. D’altra parte solo un animo sensibile come il tuo poteva chiamare il proprio locale Iqbal Masih, come quel bambino palestinese che anni fa fu ucciso perché protestò contro lo sfruttamento minorile. Tu che non negavi un sorriso a nessuno, che ti sedevi accanto a tutti, dalla parte del torto, visto che, citando Brecht, tutti gli altri posti erano occupati.

| Nadja Gravina (BOLOGNA)