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VITA IN MOVIMENTO


On May 10, Arturo Cannistrà presented “NAVIS” on stage at the city theatre of Bologna. Roberta Taveri got him on the mic:





> Cosa vuol dire per te lavorare all’interno di “Aterballetto”, la prima compagnia di danza stabile al di fuori degli Enti lirici italiani? È azzardato considerarla una presa di posizione contro le classiche istituzioni della danza?

> CANNISTRÀ: Oggi Aterballetto per me è la seconda famiglia, ho visto crescere la compagnia in 25 anni e la considero nel panorama italiano e mondiale esempio unico per la formazione artistica a 360° del danzatore. Nel passato ho lavorato in un Ente lirico, il Maggio Musicale Fiorentino. La differenza sostanziale consiste nelle tempistiche per le creazioni nuove. Aterballetto è nello standard europeo e mondiale, invece le compagnie degli enti lirici subiscono il lento movimento della struttura operativa tipica dei teatri lirici italiani. <

> È opinione comune considerare la danza come una disciplina elitaria. Si può dire invece che la tua attività di diffusione di questa arte tra le scuole, dall’asilo alle superiori, esprima esattamente il contrario. Cosa ti spinge da ex-ballerino a promuovere in maniera cosí pregnante questa disciplina tra i giovani?

> CANNISTRÀ: Spesso si legge: No Danza No vita. Quando sono stato a Cuba la gente ballava in ogni angolo e cosí, in Argentina ed altri paesi, ritengo che la danza sia la vita in movimento che per un attimo viene incorniciata e mostrata ad altri. La danza, come diceva Curt Sachs, è una delle arti piú antiche e negli anni si è evoluta contemporaneamente alle epoche. Il mio ruolo, attraverso progetti, seminari, regie e altro, vuole creare un ponte che diventi un collegamento continuo con chi la danza la fa di professione e con chi la danza la vive come momento di hobby e di studio. <


     la vita...
     per un attimo
     incorniciata
     e mostrata
     ad altri



> Il 10 maggio hai portato sul palco a Bologna lo spettacolo “Navis”: cosa ti ha spinto ad ideare uno spettacolo interno sull’immigrazione italiana in Argentina?

> CANNISTRÀ: “Navis” è principalmente la storia della imbarcazione insieme alla storia della danza, attraverso questo viaggio nel tempo, che parte dall’Arsenale di Venezia che di colpo diventa una Foresta, che muta da tronco, diventa canoa, fino ad arrivare ai giorni nostri quando le navi portavano gli emigranti in Argentina. È un omaggio ai tanti Siciliani che sono emigrati e che hanno esportato la nostra cultura italiana all’estero. <

> I tuoi spettacoli sono piacevolmente eclettici: alterni tipi di danze diverse, dalla classica all’afro, con intermezzi recitati. Perché di questa scelta?

> CANNISTRÀ: Gli spettacoli che ideo con il metodo “leggere per ballare”, sono indirizzati agli studenti delle scuole, cosí cerco attraverso il recitato di far comprendere il filo drammaturgico. Uso piú stili di danza perché la mia fantasia artistica è quella di creare miscelando piú arti e piu stili di danza, questo è un grande insegnamento che ho ricevuto negli anni ’80 dal grande coreografo Maurice Béjart. <

> Durante le lezioni che tieni in numerose scuola di danza di Bologna e provincia, insisti frequentemente sull’immedesimazione nei personaggi che porti sul palco. Per te la danza non è soltanto estetica?

> CANNISTRÀ: L’estetica fa parte della danza perché ogni coreografo ricerca nel suo stile una sua perfezione. Io ritengo che l’uomo che danza deve essere cosciente che è una persona, che assorbe e immagazzina nozioni che poi vanno trasmesse a chi li guarda. Il mio lavoro si concentra quindi sugli aspetti emozionali. <<


| Arturo Cannistrà (*Messina, 1961). Trained at the National Academy of Dancing he immediately collaborated with important institutions like the Teatro Comunale in Florence and the Balletto di Toscana. Since 2003 he has been in charge of the Artistic Direction in Special Projects at the Fondazione Nazionale della Danza / Compagnia Aterballetto.