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OSCURA STRISCIA NERA


Bologna, I love you... a student’s love arrow straight to the city’s chaotic and contradictory heart



Foto: TB


   | Nadia Gravina (BOLOGNA). Convinti della resistenza delle mura di casa, della comodità dell’acqua calda, dell’originalità di ciò che indossiamo e che che ci rende unici.
   Ci riempiamo le mani di parole e ideologie di cui non conosciamo il significato, viviamo in un’inconsapevole condizione di libertà repressa secondo la quale la libertà umana può fiorire anche in una vita in cui prevalgono fatica, miseria e stupidità. Siamo ciò che abbiamo. Ma tutto ciò che è solido, come direbbe Marx, tende a dissolversi nell’aria. Concentriamo i nostri sguardi su qualcosa di apparentemente essenziale come l’aperitivo in via Zamboni, la spesa nel supermercato sotto casa, il sabato per lo shopping, le feste negli appartamenti degli erasmus, tutto ciò con un piacevole contorno di sorrisi e vino e migliaia di studenti. Buongiorno, vi presento Bologna. Autobus nei quali non c’è il posto per sedersi, lezione in via Mascarella in un’aula in cui non c’è posto per sedersi, brunch in piazza Verdi un po’ di fretta, tirocinio al 38, fare la spesa e stare in coda una mezz’ora, comprare cose buone da mangiare e da condividere con i coinquilini in queste case in cui talvolta ci abita troppa gente, con le stanze ricavate dai sotterranei, senza finestra, o, se c’è, è in bagno e dà sulle scale del palazzo, o sulla strada principale, dove il rumore dei bus non ti fa dormire. L’affitto rigorosamente in nero e, nonostante ciò, molto alto. L’armadio è pieno di vestiti; magari, però, il frigo è vuoto. Come quel vuoto di memoria all’esame di semiotica. Come le proprie tasche quando arriva l’africano di turno e ti chiede un euro per il caffè. Come quando ti chiedono un parere sulla situazione geopolitica in medio oriente. Come la voglia quando all’università ti chiedono di propagandare una pratica di lotta verso qualcuno o qualcosa. Come lo sguardo davanti alla TV. Come l’attuale gusto culturale, una degenerazione della pop art in cui splende il culto della moda passeggera. Tutto ciò è frutto del consumismo capitalistico, dell’effettiva dimensione perduta, dell’eliminazione della forza sovversiva, del contenuto distruttivo della verità di oggi. I movimenti sono cambiati, alcuni sono stati assimilati dal potere della società moderna, dove il totalitarismo si manifesta in veste di armonioso pluralismo e le verità piú contraddittorie coesistono pacificamente in un mare di indifferenza. Dunque siamo vittime di questa madre ricchezza e Dio ci salvi da questo conflittuale presente.
   Bologna, ti voglio bene, ma credo la verità sia un’altra. So che ci vorrà tempo per accertarla ma forse se talvolta ci sentiamo alienati in un’esistenza di cui crediamo di essere padroni è perché ci identifichiamo in un’esistenza che in realtà ci viene imposta, nella quale forse troviamo anche compimento e soddisfazione temporaneo, ma quando andiamo piú in là del dibattito sul concerto della sera precedente, se la voce si spegne, se la mente è disorientata, è perché tra le mani nonostante bracciali ed anelli non troviamo niente. E pensare, questo, non ce lo nega nessuno.