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S.O.S. SI SALVA CHI PUÒ The brain drain of Italian academics amounts to incredible numbers ![]() | Matteo Politanò (GENOVA). Il fiore allocchiello di una nazione dalle mille contraddizioni come quella italiana, è sempre stato listruzione, in passato presa a modello da mezzeuropa e oggi riformata e distrutta. In questo periodo lItalia si interroga sul valore delle lauree, sulla morte delle facoltà umanistiche, sui dati sconcertanti riguardo le percentuali di occupazione dei neo laureati. Secondo un indagine condotta da Almalaurea, il primo consorzio universitario italiano, a un anno dalla laurea solo tre laureati su dieci trovano lavoro. Molti finiscono a fare i call center o i cassieri, mettendo nel cassetto le qualifiche ricavate da lauree specialistiche e master e ripensando ogni giorno allenormità di tasse che comporta un percorso universitario di livello medio-alto. Nel 2006 i dati hanno dimostrato unulteriore crollo e linstabilità che caratterizzava già molti degli impieghi degli anni scorsi si è fatta ancora piú pesante, sia per i laureati triennali che per gli ultimi del vecchio ordinamento. Solo un giovane su tre che ha conseguito una laurea breve e ha trovato un impiego è riuscito a siglare un contratto a tempo indeterminato. Lanno scorso limpresa era riuscita al 40% di loro. Stessa storia per i ragazzi che hanno ultimato il percorso di laurea del vecchio ordinamento, la quota di chi è riuscito ad avere un contratto stabile è scesa al 38,4 per cento. Altro argomento che non si può tralasciare è lo stipendio. Dopo la riforma dellIstruzione operata dal ministro Letizia Moratti, ora sindaco di Milano, giovani laureati del post-riforma si ritrovano in tasca a fine mese solo 969 euro. Meno di quanto non fosse lanno scorso. Prendono qualcosa in piú i laureati pre-riforma che a fine mese arrivano fino a 1.042 euro. Poco piú del 2005 ma, al netto del costo della vita, molto meno di quanto un neolaureato guadagnava nel 2002, ossia cinque anni fa. LItalia vanta il minor numero di laureati che lavora a cinque anni dalla laurea, la media della penisola è infatti dell86,4% contro una media europea dell89%. Dai dati si ricava quindi la triste realtà delle università italiane, dalle tasse molto alte e dai servizi molto bassi. Non cè da stupirsi quindi se molti giovani italiani scelgono di andare allestero per valorizzare il proprio lavoro. Anche qui le cifre risultano chiare alla lettura: i laureati italiani che decidono di andare via per cercare lavoro fuori dai confini arrivano a guadagnare quasi 2 mila euro al mese, ovvero il 50% in piú della media complessiva dei laureati italiani. Una cristi profonda, che oltre a rendere precaria la vita delle nuove generazioni lascia ombre preoccupanti sul futuro di tutta la crescita economica italiana. | www.almalaurea.it/universita/occupazione |