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VERSO ARMIN LINKE Armin Linke organises a photography workshop linking the universities of Venice, Italy, and Karlsruhe, Germany. ![]() Foto: Caucaso Farctory 2007 | Enrico Masi (PRATO). Partiamo per Venezia di mattina alla fine di febbraio. Il viaggio attraversa i territori della provincia di Ferrara che si trasforma lentamente nel Veneto postindustriale, oltrepassando il Po senzacqua e la città di Padova, silenziosamente. La laguna si staglia con la sua imponenza grigia dinnanzi a quel ponte stradale e ferroviario che rappresenta lunico collegamento via terra per questo lembo di civiltà estrema. Ci incamminiamo per il dedalo di vie della città sullacqua, trovando indicazioni per santa Marta, verso la facoltà di architettura. Sono i docks che guardano la Giudecca, nella parte sud ovest dellisola, che ospitano il dipartimento. Entriamo cercando avidamente laula computer dove si tiene il Laboratorio condotto da Armin Linke. Una trentina di studenti indaffarati nella creazione di un blog di condivisione delle fotografie realizzate nei giorni precedenti. Il progetto, come ci viene presentato, parte dal presupposto di realizzare una possibile rappresentazione della laguna, nel senso temporale e spaziale piú ampio possibile rispetto a un classico approccio alla città come meta turistica universalmente rappresentata e riconosciuta. Linterscambio tra studenti Veneziani e la scuola di fotografia di Karlsruhe è strettamente connesso alla creazione di un possibile dossier visuale sulla rappresentazione dello spazio laguna. Il giorno prima, gli studenti avevano goduto della possibilità di muoversi in barca, esplorando le aree marginali di un territorio, quello della laguna, tuttaltro che piccolo e contaminato. Linteresse degli ideatori del laboratorio, sta proprio in questa ricerca di esplorazione, dal punto di vista documentario, naturale, sociale, visuale. La fotografia diventa un pretesto possibile per scoprire luoghi in realtà ancora scarsamente conosciuti come le numerose isole abbandonate. Siamo evidentemente di fronte a una eccellenza, un episodio di modello laboratoriale concreto, al quale non siamo particolarmente abituati nellambiente universitario italiano. Armin Linke, fotografo tedesco, milanese di adozione, conduce questo seminario e resta lobiettivo principale della nostra visita, ci spostiamo attraversando il dipartimento, passando per un set dove una ragazza di colore posa nuda davanti a una studentessa che la deve ritrarre utilizzando un apparecchio grande formato. Ci fermiamo in un aula appartata dentro alla quale campeggia un enorme banco ottico a cavalletto, immobile. Alla domanda su come individuare un tema principale nella sua operazione di artista, Linke risponde con le grandi trasformazioni, raccontandoci di aver visitato negli ultimi anni diverse megalopoli come Sao Paolo, Città del Messico, Lagos. Temi ricorrenti nella sua operazione, enormi cantieri, movimenti di massa, realizzazioni faraoniche della società del consumo e dellenergia. Al momento partecipa ad una collettiva ad Amburgo, con un collage di foto cinque metri per due. Alla domanda sul suo esordio ci parla di quanto sia stata importante lesperienza di New York, nella seconda metà degli anni 80, seguendo la scena dei teatri, dei musicisti, ricorda un ritratto di John Cage. Poi il ritorno a Milano. Prima di lasciarlo agli studenti che lavorano nelle aule poco distanti, troppo riscaldate per la stagione torrida, lultima domanda che gli poniamo è quella rispetto al suo punto di vista nel dibattito analogico digitale. Non cè differenza la sua risposta sicura ed istantanea. Ci troviamo in un momento in cui gli artisti che continuano ad utilizzare la pellicola, snobbano in un certo senso luso delle apparecchiature digitali. Allo stesso tempo, gli artisti che sono passati alle macchine digitali (parliamo di fotografia) ritengono sciocchi coloro che resistono, utilizzando argomentazioni di livello economico e temporale. Il dibattito è particolarmente acceso. Esistono vari punti di vista e allo stesso tempo differenze oggettive dal punto di vista della resa effettiva. Partiamo ad esempio da due differenze basiche. Lapparecchio analogico può essere meccanico, ovvero funzionare senza lausilio di batterie elettriche, lapparecchio digitale no. Questa prima differenza si trasforma nella seconda. La fotografia produce immagine, o meglio riproduce immagini della realtà. Queste immagini su che cosa si basano? Nellapparecchio analogico sulla riproduzione in pellicola, grazie a duna emulsione, di luce, trasformata in punti dargento, mentre nellapparecchio digitale la riproduzione è affidata al pixel, unità di misura che contraddistingue la nuova era. Sempre importante ricordare di come ormai, la nuova era, risulti breve in confronto ai cambiamenti precedenti, la longevità della nuova era infatti, ci permette di fare i conti già con diverse generazioni digitali, assottigliando cosí quella soglia rivoluzionaria che contraddistinse lavvento primario della fotografia, del cinema, della televisione, di internet. La posizione di Linke, fotografo professionista, risulta priva di polemica tra le due possibilità, ricorda semplicemente di quando fu costretto a portarsi una apparecchiatura analogica, la quale poteva funzionare senza lausilio di batterie elettriche, al momento di doversi recare nei territori interni del Niger, per fotografare una enorme diga in costruzione. | www.arminlinke.com |