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da capo
HAPPY HOUR FORZATO



Theatre without space and without funding perishes — best example: Bologna


   | Laura Pizzirani (BOLOGNA). I giovani studenti e lavoratori bolognesi, questa misteriosa entità, tacciati di disinteresse e inconcludenza da quelli che ai loro tempi facevano Politica, agli occhi di molti paion rapiti dal turbine di alcol, droga e fancazzismo, senza scienza e senza coscienza. Ma, domando io, la colpa è tutta da una sola parte?
   A Bologna, in pieno centro, è stato occupato un cinema chiuso da anni. Molti progetti, idee e neanche una settimana di tempo: lo spazio è stato sgomberato senza troppe premure. Si tratta di un semplice esempio di come funziona la politica culturale in questi ultimi anni a Bologna (e non solo). Riassumendone i punti cardine: “La politica non è cosa per voi — non pensateci — piuttosto divertitevi, ma in modo sano, ovvero come diciamo noi: pagate molto e disturbate il meno possibile.”
   Questa prassi nel giro di un decennio ha condannato molti luoghi d’incontro, scambio e creatività a una morte lenta e dolorosa, in alcuni casi fisica, in altri solo metafisica. Gli spazi per conoscere, lavorare, provare sono sempre piú difficili da trovare per varie ragioni, non ultima quella degli affitti: per esempio, una sala prove in affitto a prezzi ragionevoli e in buone condizioni è un vero miraggio. Cosí, condannati all’happy hour forzato, con le sue regole e sanzioni dettate, ovviamente, dai politici (verso le quali ci si accanisce e discute come lo stupido guarda il dito anziché la luna...), le alternative a questo edonismo vuoto e fine a sé stesso sono giorno dopo giorno sempre meno sostanziose.
   Parlare di spazi, in una rubrica di teatro non è un capriccio, poiché lo spazio ne è un bisogno primario. Se non c’è un luogo per il lavoro e l’incontro col pubblico non c’è teatro. Se non c’è il luogo non c’è visibilità. Senza visibilità le compagnie non possono presentare le proprie opere, farsi conoscere da spettatori, critici e operatori e, non ultimo, ottenere finanziamenti pubblici e privati. E perciò le giovani compagnie oggi faticano a crescere e operare in questa città, che, già dagli anni novanta è stata testimone d’un imponente esodo di teatranti verso la provincia, dove gli spazi sono meno cari, la politica culturale per certi versi piú malleabile e meno asservita ad alcune istituzioni. Gli esempi positivi in tal senso sono numerosi (Teatrino Clandestino, Teatri di Vita, Teatro delle Ariette, Teatro dell’Argine), ma: possibile che Bologna non offra ai suoi giovani abitanti maggiori alternative per crescere e realizzare progetti? Possibile che non ci siano gli spazi, non ci sia visibilità, non ci siano risorse e un impegno reale della politica in tal senso? Possibile che gli unici orizzonti che ci vengono offerti siano lo sballo organizzato e la migrazione in provincia?
   Se la Politica non ci riguarda è perché la Polis non ci guarda, al massimo ci sdegna.

| Teatrino Clandestino, Teatri di Vita, Teatro delle Ariette, Teatro dell’Argine