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LA TV — DEGRADO E IMBARBARIMENTO


What’s going on in the Italian television after Berlusconi? Still censorship, political control and nepotism? — An interview with the satisrist Sabina Guzzanti, Rome, January 7, 2007, by Tino Brömme



Foto: Alessandro Ansuini. Fotomontaggio: Workout


> La “Repubblica” riassume i dati statistici del 2006 dicendo che voi italiani siete “un popolo tendenzialmente insoddisfatto”. È cosí perché non La possono vedere in tv?

> GUZZANTI: Può darsi. Io e le altre persone con cui lavoro eravamo abbastanza amati. Mi hanno sbattuto fuori. L’ultima volta che ho fatto un programma è durato una puntata sola e poi è finito. Poi ci ho fatto sopra un film documentario girato in tutto il mondo “Viva Zapatero”. <

> E perché non è in televisione?!

> GUZZANTI: In tv non c’è piú libertà perché è controllata dai politici. Invece deve essere un mezzo di controllo nei confronti della politica. In una democrazia l’informazione, soprattutto la tv che è cosí potente, deve servire a bilanciare gli altri poteri, non deve essere l’emanazione di un potere centrale. <

> Credendo a una statistica (che, come direbbe Churchill, non abbiamo manipolato personalmente), risulta che piú del 95% della popolazione adulta italiana si diverte nel suo tempo libero con un telecomando in mano. Questo grande apprezzamento per la tv è un segno della sua grande qualità, non è vero?

> GUZZANTI: C’è stata una buona televisione in Italia — quando i politici erano in carcere dal ’90 al ’93. Già nel ’94 quando hanno iniziato a uscire, le cose sono peggiorate. Però c’era una certa educazione, si doveva far finta che chi lavorava in tv non lo faceva perché era raccomandato da un politico, ma perché era bravo, era capace, e in effetti c’erano anche persone capaci.



“È normale che le donne per lavorare in tv devono andare a letto con questo e quello...


Solo con la televisione commerciale di Berlusconi (e dei suoi alleati postfascisti e leghisti, persone veramente ignoranti) la situazione è degenerata completamente. Adesso è normale che un giornalista dica “sto qui perché mi ci hanno messo, protetto da tizio”; è normale anche che poi ci siano gli scandali sessuali; è normale che le donne per lavorare in tv devono andare a letto con questo e quello. Sono cose pesanti. <

> L’anno scorso ha promosso, insieme a Marco Travaglio, Franca Rame e tanti altri, l’iniziativa popolare “Per un’altra TV”. Alla fine però non sono bastate le firme...

> GUZZANTI: Anche se le firme poi non sono bastate, non sarebbe stata votata comunque, perché se ne strafottono in Parlamento di votare le leggi di iniziativa popolare. <

> Com’è possibile?

> GUZZANTI: Perché fa scomodo a tutti i partiti, perché ad ogni partito conviene tenersi la sua quota di televisione pubblica, una quota di visibilità. Però questa proposta di legge ha avuto un grandissimo valore simbolico dato che l’hanno firmato una caterba di intellettuali, artisti, giornalisti e si è creato un movimento importante intorno, si è creato un dibattito su questo tema di cui nessuno vuole parlare. <

> Adesso il ministro delle comunicazioni, Gentiloni, ha proposto una legge per la riforma della RAI. In riferimento al vostro bozzo di legge, questa proposta La fa ridere o piangere?

> GUZZANTI: (ride) La proposta Gentiloni è una “sòla”, una fregatura come si potrebbe supporre. Nel senso che è ovvio che da parte dei politici non c’è mai stata nessuna intenzione di fare qualcosa di serio a questo proposito, quindi non è che ci aspettavano...
Per ora questa proposta non cambia assolutamente nulla, sono queste riforme che si chiamano “leggi fotografia”, prendendo le cose come stanno gli fanno una foto e la descrivono in una legge. Per esempio stabiliscono che il tetto pubblicitario è il 45%, che è esattamente come stanno le cose adesso, quindi significa che comunque Mediaset e RAI continuano ad avere il totale monopolio e che non è possibile per nessun’altro fare una televisione. Non c’è spazio per la concorrenza che sarebbe anche quello un elemento di democrazia. <

> Se la RAI, secondo Gentiloni, viene divisa in tre parti di cui la terza si occupa solo del marketing, allora sarà esclusa ogni influenza delle redazioni sulle pubblicità?

> GUZZANTI: Non c’è mai stata la possibilità di intervenire sulla pubblicità, ma la cosa piú grave della riforma G. è che non tocca l’influenza dei politici. Noi chiedevamo appunto che ci fosse una specie di parlamentino, come credo che sia in Germania, composto in parte da parlamentari e in parte da altri elementi della socierà civile, che a loro volta avrebbero eletto il consiglio di amministrazione sulla base di un curriculum. Per noi è una cosa estremamente rivoluzionaria perché quelli del consiglio di amministrazione d’oggi non vengono eletti perché sono capaci ma stanno là soltanto per proteggere gli interessi dal gruppo di potere che ce l’ha messo.



...una situazione medievale dal punto di vista dell’esperimento umano”


Quando c’era una televisione pubblica forte gli italiani erano piú miti, c’era un senso di dignità maggiore. Adesso c’è come una sensazione di squallore senza speranza e un po’ fa parte diciamo della globalizzazione; però l’Europa in molti Paesi resiste ancora a queste forme di degenerazione. L’Italia invece sta andando piú velocemente verso questo imbarbarimento che crea conseguenze depressive nella popolazione al di là della corruzione. Però dà proprio la sensazione che sulle tue capacità non puoi contare, ma conta piuttosto risultare simpatico a qualcuno. Diventa una situazione medievale dal punto di vista dell’esperimento umano e quindi noi stiamo facendo un po’ di casino per cercare di invertire la tendenza, che è una cosa sicuramente faticosa. <

> State preparando un nuovo spettacolo qui all’Ambra Jovinelli? Che cosa ci aspetta?

> GUZZANTI: No, è un film che riguarda questo tema. Non ha ancora un titolo ma c’è in mezzo una storia di un gruppo di comici satirici, un tempo famosi, che oggi si sono persi e che preparano uno spettacolo. È una riflessione su come sono cambiate le cose, su che senso ha fare delle battaglie... Uscirà prima della fine del 2007, spero. <<


| La PROPOSTA PER UN’ALTRA TV — la PROPOSTA GENTILONI in confronto
| la homepage di Sabina Guzzanti | RaiOT