contents
 
inside

international
europa
spezial
cultur
 


 
europa
qualcosa senza frontiere (it)
bitte nicht klagen (dt)
cool geographers (en)
esame in prevenzione di aids (it)
kampf der kulturen (dt)
¿y usted, cómo aprende idiomas? (sp)
datenschutz (dt)
no longer welcome? (en)
studiengebühren synopse (dt)
neuer master fhtw (dt)
ein haus für obdachlose (dt)
grants & competitions
short news
 
editorial berlin (dt)
editorial bologna (it)
      
QUALCOSA SENZA FRONTIERE




20 years Erasmus — nearly for everyone

   | Vito De Benedetto (ROMA). Solo i fatti: Nel ’87 i primi, in maniera quasi pionieristica, accettarono la sfida e partirono. In tutto 3244, di cui 220 italiani. Da allora i numeri non hanno fatto che crescere, nel complesso erano 150mila ogni anno e ad oggi si è arrivati a un totale di un milione e mezzo. Obiettivo della Commissione europea: tre milioni entro il 2012.
   ’Sti tedeschi! Tra le singole nazioni sono loro a muoversi piú di tutti, seguiti dai francesi e dagli spagnoli. Ma anche noi studenti italiani attraversiamo il confine volentieri: siamo circa 16mila all’anno.
   Siamo ancora pochi, un po’ per colpa della riforma universitaria, perché la frammentazione degli esami nella formula del “3+2” ha reso meno semplice inserire nel piano di studi cinque o sei mesi fuori dai confini nazionali, un po’ anche per colpa della precarietà del mondo del lavoro che spaventa soprattutto i neolaureati. Inoltre, molti non possono permetterselo, come Andrea Cammelli, direttore di Almalaurea, conferma: “Poco piú di 8 su 100 hanno svolto un programma dell’Unione europea, e sono soprattutto studenti degli atenei del nord-est con un background familiare culturalmente elevato”.
   Per quanto concerne il mondo del lavoro, il vantaggio sta nella retribuzione. Infatti i laureati con esperienza Erasmus guadagnano circa il 4% in piú di quanto non succeda ai loro colleghi “domestici”. Dopo cinque anni il differenziale aumenta, e chi ha fatto l’Erasmus arriva a guadagnare fino a 1458 euro al mese, contro i 1310 euro di chi non ha fatto esperienza all’estero.
   E allora cosa aspettiamo? Vale lo sforzo, non solo per poi guadagnare di piú, ma perché l’esperienza ci aiuta a guardare il mondo con occhi diversi e, magari, a farci sentire piú europei di quello che pensiamo.