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MAMMIFERI DI LUSSO


Too richt to suffer? Don’t worry: the coverousness of the audience might help the illusion



Foto: Alfaromeo

   | Veronica Raimo (ROMA). Il tema della redenzione è sempre stato un classico nell’ideologia dell’occidente, la sintesi catartica tra caduta nel peccato ed espiazione. Da un punto di vista narrativo funziona sempre. Quando piú di un anno fa Lapo Elkann, giovane rampollo di casa Fiat e animale mediatico per eccellenza, è stato ritrovato in overdose da cocaina (droga da ricchi) mista ad eroina (droga da dannati) a casa di un famoso trans, sembrava ci fossero tutti gli ingredienti giusti per l’inizio di un succulento melodramma. La caduta di una stella, diventata stella solo perché impossibilitata a diventare altro (quale altro destino può capitare a un nipote di Agnelli, belloccio, scaltro e con quella tipica e ineffabile “marcia in piú”?) è il momento che tutti aspettano per dar sfogo alle piú recondite pulsioni sadiche, le stesse su cui fanno leva i reality-show nel mostrare i vip patire la fame e annaspare nel fango per far trasparire tutta la loro umanità, celata per anni sotto fitti strati di fondotinta della ribalta.
   La lotta tra la vita e la morte nel lettino d’ospedale, le dichiarazioni della ex-fidanzata Martina Stella, “addolorata e preoccupata”, che declinava la sua sofferenza nella lucidità sintetica di un comunicato stampa, continuavano a servire il mito del piccolo Napoleone, a capo dell’impero Fiat, ritrovatosi nel giro di una notte solo e alla gogna.
   Quale occasione migliore per rinascere dopo tutta questa macerazione nel peccato (simbolicamente racchiuso nel perfetto binomio droga+trans) come un uomo nuovo e delineare cosí l’immagine di un glorioso personaggio tragico? E invece Lapo sembra incapace di reggere la tragicità del suo destino, è come se in qualche modo gli sfuggisse di mano alla mercé di un altro destino irrispettoso dei canoni di un buon dramma. Forse esiste un sadismo piú sottile di quello elementare per cui si gode nel vedere umiliato il potere, forse il vero sadismo è dimostrare che il potere si rigenera esattamente nella stessa maniera. Quando qualche giorno fa Lapo Elkann è ritornato sotto i riflettori per raccontare il suo risveglio, il travaglio interiore, la paura e l’angoscia, l’infinita solitudine sofferta in un “loft di New York pieno di luce”, i momenti piú neri che soltanto un bel cocktail nell’esclusivo club dell’amico d’infanzia Henry Kissinger potevano allietare, era tutto cosí grottesco che si poteva solo pensare a una clamorosa presa per il culo. L’uomo Elkann, graziato da Dio, l’uomo a cui il fato accorda una seconda possibilità, decide di “rinascere” presentando la sua collezione di occhiali da sole in carbonio, un materiale in cui sembra che Lapo abbia ritrovato il senso primigenio della vita e dell’universo. Per mille euro al paio possono essere vostri.