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SENZA PAROLE (MAGARI!)

With an awkward statement about the role of the Scandinavian countries in WWII, Josep Borrell, president of the European parliament, shows how far we are still from a common culture in Europe.




Josep Borrell says something he ought not to. Foto: presidencia.cl


   | Alessandro Giordano (NAPOLI). Se qualcuno era rimasto ai famosi soldati mandati in vacanza durante il secondo conflitto mondiale da Mussolini — detto questo di berlusconiana memoria — e scandalizzato dal fatto che nessun politico avrebbe esternato simili concetti nel resto d’Europa, sarà contento di sapere che anche lí qualcuno si è cimentato in scivoloni sulle bucce di banana della storia. La caduta l’ha fatta lo spagnolo Josep Borrell, presidente del Parlamento Europeo, la massima istituzione politica in seno all’Unione Europea.
   Il faux pas è successo agli inizi d’ottobre durante l’inaugurazione di alcuni nuovi edifici della Ue a Strasburgo. Durante un discorso Borrell ha affermato che ci sono alcuni paesi all’interno dell’Unione che non hanno vissuto l’esperienza, la drammaticità e gli orrori della guerra e prendeva come esempio quelli appartenenti al blocco nordico, le nazioni come Olanda, Danimarca, Norvegia, Finlandia, Svezia e gli stati baltici.
   Le repliche a livello diplomatico, come ogni polemica che si rispetti, non sono tardate a venire e piuttosto infuocate. Gli ambienti politici dei paesi colpiti dalle dichiarazioni di Borrell hanno chiesto scuse e chiarimenti ufficiali mentre il primo ministro finlandese Vanhanen è andato oltre inviando allo stesso Borrell una copia del romanzo di guerra “Croci in Carelia”, l’opera piú importante della letteratura finnica e considerata come la guida adottata dalla popolazione per ritrovare la propria identità nazionale dopo gli eventi della seconda guerra mondiale.
   Nonostante i tentativi di chiarire le sue parole, le scuse ai paesi ritenutisi offesi e l’usuale storia dell’ interpretazione errata da parte dei media, la gaffe ha comunque messo in risalto un dato di fatto già da tempo accertato da piú parti: la distanza tra la politica europea ed i suoi cittadini e la pochezza di cultura storica di alcuni personaggi della Ue incompatibile con le cariche istituzionali da essi ricoperte. I sei anni che hanno sconvolto l’Europa hanno coinvolto anche i paesi del Nord e della Scandinavia ma per un motivo ancora incomprensibile si è giunti a tenere in considerazione ed a citare solo gli eventi avvenuti nel centro: la storia ha agito pienamente sui fronti scandinavi e basterebbe informarsi meglio a riguardo per rendersene conto. Fare dunque distinzioni su chi ha subito di piú e chi ha subito di meno quando si è stati tutti coinvolti in un conflitto dalle cosi grandi proporzioni è un qualcosa che non ha senso e che sminuisce la persona che partorisce tali definizioni: un atto simile, quindi, non può appartenere a chi rappresenta l’istituzione che racchiude in sè le rappresentanze politiche di 25 paesi, le loro storie, vicende e culture.
   I morti francesi, italiani ed inglesi non sono piú importanti o meno di quelli finlandesi, olandesi e norvegesi: si è o meno tutti vittime allo stesso modo? L’Ue ha intrapreso una strada piena di grandi progetti, ma commettendo il grave errore di lasciare fuori il vero motore della vita europea — ossia i suoi cittadini. Tale distacco è dannoso per entrambi e controproducente per la causa finale: si finirà col costruire un palazzo pericolante e senza mattoni in piú punti, destinato a crollare con il passare del tempo. La bocciatura della Costituzione Europea è stato già un primo campanello d’allarme ma non raccolto pienamente ed episodi come quello di Borrel non fanno altro che contribuire a rendere ancora piú profondo il solco fra cittadini ed istituzioni europee. E se perdere la credibilità dell’opinione pubblica è facile, ancora piú difficile è recuperarla.