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DIARIO CINESE


Foto: Gianni Bettucci

24 AGOSTO — SHANGHAI

   Amici miei cari,
eccomi di nuovo a voi con racconti piú o meno esotici. Questa volta da Shanghai. Mio dio che follia! Uno pensa di arrivare in Cina e viene invece catapultato a New York, o giù di lì. Tutti per strada a parlare con telefonini che in Europa ancora non si sono visti, connessioni internet praticamente dappertutto... Poi si gira l’angolo e ci si imbatte in un’altra Cina, in relitti di una città che non esiste piú, desitinati a esser spazzati via dalla prossima ed imminente speculazione edilizia. Baracche che resistono all’ombra di grattaciali sfavillanti, i cui poveri abitanti vivono ignorando il progresso che oggi, o piú tardi domani, cancellerà per sempre le loro misere abitudini. (...)

26 AGOSTO — SHANGHAI

   Ho intenzione di lasciare al piú presto Shanghai, la sua folle modernità (che mi fa paura) e di avventurarmi in un piú, almeno per me (lo spero), rassicurante mondo rurale. II concetto sarebbe quello di cercar di capire prima la Cina di una volta, quella dalla cultura millenaria, e poi forse riapprocciarmi a quest’obbrobrio postmoderno. L’impressione è comunque che, una volta che si è stati a New York, le altre grandi megalopoli siano variazioni sul tema, piú o meno riuscite, piú o meno innovative.
   L’altro aspetto che qui si tende a dimenticare, è che si tratta di un paese che è ancora comunista. Ebbene vorrei ricercare le tracce di questo passato, che qui affiorano solamente in alcuni mausolei in cui ancora si fa propaganda da dittatura. Propaganda che però, e forse è un bene, non si sente piú nella vita quotidiana. Oggi infatti ho incontrato un vecchietto (dall’aria e dal solo dente rimasto si direbbe sulla novantina) che parlava un inglese quasi perfetto. Vi inviterei a riflettere! Qui nessuno parla inglese, a malapena i giovani, e molto male. Un novantenne che parla inglese è un miracolo... qui gatta ci cova. Si è lanciato subito, il simpatico vecchietto, in un’invettiva contro il regime che, secondo lui, è responsabile di aver distrutto tutto quello che la Cina aveva creato nella sua storia millenaria. Una vera e propria sciagura abbattutasi sulle teste di milione di cinesi. A mia domanda, su come i cinesi siano cambiati in questi ultimi 60 anni, risponde: “Sono loro (i comunisti) che sono cambiati, noi cinesi no!” Gran bella risposta... Poi mi mette in guardia sugli agenti comunisti, che sono ovunque, che mi avranno sicuramente già schedato mi seguiranno certamente passo passo... L’idea, sicuramente peregrina, ha qualcosa di molto affascinante!!!

27 AGOSTO — SOZHOU



Foto: Jens Gerlach

   Altra giornatina di quelle intense, diciamo la prima e vera propria giornata in Cina: Sozhou, città a circa 100km da Shanghai, famosa per i suoi lussurreggianti giardini e per essere stata paragonata da Marco Polo a Venezia. Oggi di Venezia nemmeno l’ombra. Dei migliaia di canali di una volta ne rimangono una manciata, essendo stati quasi tutti sostituiti da strade asfaltate... Sozhou sembra essere una tipica mediocre città cinese: sporca, inquinata, povera e caotica. Mille anni fa si contavano piú di mille giardini cinesi, costruiti da ricchi mercanti che avevano reso, con il loro commercio, Sozhou una delle piú ricche città della Cina. Ne rimangono in piedi una cinquantina; altri sono stati convertiti, probabilmente dai comunisti, in fabbriche, abitazioni, negozi, laboratori; il resto distrutti, come reliquie di un passato borghese da cancellare per sempre. (To be continued.)

| Gianni Bettucci