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SUPER ONIRICO

Milan — the branded city

   | Umberto Cioffi (MILANO). Mi ritrovo di passaggio nella città dei balocchi, nella città surreale, che agevola, che fa tutt’uno con le brands. Il modo di pensare, di vestire in particolar modo, e le scelte dei suoi abitanti, vengono regolate dalle brands: avere occhiali Gucci, profumo Dior, Jeans Diesel strappato e scolorito dal processo dello stone washed permette di avere un pass per il favoloso mondo dei super uomini. Milano è la super città per i suoi super abitanti.



Una scena quotidiana sulle strade di Milano

   Non importa se la bianca maglietta Fiorucci diventa piú scura dallo smog, non importa se la Mini Cooper rossa e nera è parcheggiata incastrandola tra l’albero, il tabellone pubblicitario e la piccolo pista ciclabile. Non importa se il jeans Armani è piú stretto di una misura e fa male. L’importante è averlo: avere quel jeans è potere. Avere quel jeans, quell’auto, quel profumo, supporta quotidianamente il super uomo. Lo spinge da dietro, come dei cuscinetti d’aria leggeri, freschi, agevolando gli ostacoli, dando una spinta in piú, nascondendo la personalità, arruolandosi ad un corpo militare distindi su diversi gradi e, lasciando a casa le insicurezze.
   Milano, la città del lavoro, lavoro, lavoro; della scalata sociale, dello status sociale, fa da fiera dei capi di abbigliamento, delle case automobilistiche, del design: cosí da conquistarsi la funzione di capitale economica. Dimostra la strada per l’entrata al super mondo. Ti spiega cosa fare quando ne farai parte. Non ti dice quando starai per soffocare.
   È Milano, la città che produce grandi onde in Italia ed in Europa. Sono quelle onde suggeritrici di modus vivendi, di scelte, di gusto. Ma se queste onde partono già sporche, cosa arriverà a chilometri di distanza? Certo, sembra che nel viaggio verso l’Europa queste onde vengono filtrate, permettendo agli altri paesi di raccogliere il buono. Ma quelle all’interno dell’Italia? Beh, forse il problema è che sono troppo forti e vicine, smuovendo in questo modo troppo terreno dal fondo.
   Ma un punto di salvezza, cercando, c’é sempre. Un punto che per ora è un grande controsenso, evolvendosi nella sua naturalezza, potrebbe diventare indicatore di luce. Questo punto è il design. Milano, nel suo repertorio, possiede anche questo.
   Potenzialmente, il design d’interno potrebbe essere un buon strumento: la ricerca dei materiali che si sposano bene con l’animo umano, rispettando l’ambiente; la trovata di nuove soluzioni per sfruttare al meglio gli spazi, unito il tutto alla soddisfazione dell’occhio, potrebbe civilizzare il vecchio super uomo, militare nella giungla metropolitana, trasformandolo nel nuovo funzionale uomo, ricercatore di nuove soluzioni nel rispetto degli altri e dell’ambiente.