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CONTRADDIZIONI VISIBILI

Permanent education was a dream in ’68 — today it’s a request of the industry...

   | Nadia Gravina (BOLOGNA). POTERE — PAROLE — ARTE — CULTURA — POLITICA. Dalla sovversione all’affermazione. Una trasformazione sociale della centrale del terrore cittadino (i mass media) tramite la rivoluzione della vita quotidiana.
   Recintati nel sistema di governanti, belligeranti, agitatori politici, che si valgono della cultura come atto a incutere terrore, diversi studenti vorrebbero rendere le contraddizioni sociali visibili ad una larga gioventù apolitica, tornare ai tempi in cui istruzione e conoscenza erano le vere armi. HIPPIES americani e KOMMUNE1 tedesca, per fare alcuni esempi, che nel 1967 dai dubbi e dalla consapevolezza di quanto fossero obsoleti i progetti politici tradizionali gridarono la necessità di sviluppare esperienze politiche adeguate alla situazione contemporanea. Furono maestri nella tattica dello smascheramento delle strutture autoritarie e riflesso lucente di una violenza partitica trasformata in erudizione e civiltà.


Viviamo un terrorismo psicologico...

   Attualmente il quadro generale italiano è allo stesso tempo dissonante e analogo rispetto alla situazione di disagio studentesco di quegli anni. Voglia di rivalsa e fatica d’immaginazione, speranza in un futuro che consideriamo deperito e vedovo, ricadono quotidianamente sull’inchiostro delle nostre biro, le quali lasciano sui libri di studio segni in gran parte deboli e confusi. Sto parlando dell’autonomia universitaria, del metodo “3 + 2” che ha riorganizzato la didattica e che, certo, nei primi tre anni fornisce delle competenze specializzate direttamente spendibili sul mondo del lavoro (piú che altro imprese) ma nella formazione teorica, piú approfondita, rimane una prerogativa di chi può perseguire la laurea quinquennale, costosissima. Questa impostazione didattica produce laureati triennali meno preparati, quindi aspettative di retribuzione minori e profondo timore in tutti coloro che oltre alla fame d’informazione auspicano ad un’occupazione finalizzata al proprio percorso di studi. Viviamo una nuova decadenza, un senso della realtà quasi misterioso in cui i giovani sono alla scoperta di una nuova dimensione della realtà effettiva e dello spirito intimo. Viviamo un terrorismo psicologico. O meglio, un terrorismo culturale sparato dall’alto e che ci colloca tutti nell’anticamera del precario.
   Un futuro dunque paradossalmente momentaneo, incerto, instabile. Revocabile. E piú ce ne rendiamo conto, piú restiamo disarmati ed attoniti. Uno scenario di distruzione mentale filtrato da disposizioni e politici, da televisione e annunci che annichiliscono, da un lato, l’intenzione di intervenire tenacemente all’interno dell’organizzazione delle nostre vite e, dall’altro, impongono in noi un otturato senso di emarginazione comune che però rimane troppo spesso chiuso e silenzioso.


Uno scenario di distruzione mentale...

   L’università, concettualmente il massimo esponente tra gli istituti culturali, non sta producendo progresso perdendo piuttosto di legittimazione presso la cittadinanza che, purtroppo, in alcuni casi addirittura se ne disinteressa. In una situazione che in Italia rimane forse ancora troppo sotterranea bisognerebbe passare ad un intervento politico piú incisivo, trovare il coraggio dalle esperienze rivoluzionarie del passato per non rendere il passaggio da laurea a lavoro un terreno di disgregazioni sociali, poiché, fra l’altro, una buona istruzione è uno strumento fondamentale per la produzione del patrimonio materiale. Per concludere riporto una frase tratta dal Documento della Rivolta Studentesca Francese del 1968: “Se la rivoluzione è cominciata nelle università è perché la chiave della società è l’educazione permanente”.