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OSPITALITÀ

The best method to prevent foreign researchers from coming to Italy — a case study



Uno degli atenei dell’Università della Calabria —
un idillio per ricercatori internazionali?



   | Laura Garagnani (BOLOGNA). Ci sono storie sul nostro sistema universitario italiano che spesso passano inosservate, anche inenarrate.
   Ma ci sono altre storie che non possono rimanere nel silenzio e nell’oscurità di chi non vuole sollevare la testa dalla sabbia. Voglio raccontarvi quanto accaduto a David Aliaga, ricercatore cileno-canadese, che ha tentato il dottorato presso un’università italiana, ignorando quali iter burocratici e palesi ingiustizie possono nascondersi dietro ai luoghi pubblici del Bel Paese.
   Il Signor Aliaga trova asilo politico in Canada trovandosi costretto a fuggire a causa del golpe militare di Pinochet. In Canada compie i suoi studi superiori, si innamora di una ragazza calabrese che decide di sposare e, malauguratamente, seguire in Calabria dove avrebbe poi condotto il suo Dottorato di Ricerca presso l’Università della Calabria. Oltre che la buona cucina e il sole mediterraneo trova anche la seconda esperienza scottante della sua vita. Trova un ambiente lavorativo duro, quasi ostile nei suoi confronti, forse perché entrato alla guida del Partito Socialista Cileno in Italia, forse per il semplice fatto di essere cileno. Sta di fatto che la situazione diviene insopportabile per Aliaga, che giunge alla decisione di prendersi una pausa e lasciare l’Italia, posticipando l’esame finale del suo Dottorato di Ricerca, comunicando la sua decisione tempestivamente al Ministero dell’Università e della Ricerca.
   Passato un po’ di tempo, Aliaga torna il 25 luglio 1991 in Italia per sostenere il suo esame, nella data concordata con la commissione esaminatrice. Arriva in Italia e non trova però nessuna commissione ad attenderlo. Grazie comunque alla sua insistenza riesce ad ottenere qualche giorno dopo una commissione esaminatrice straordinaria e riesce cosí a sostenere l’esame, ma viene respinto, senza la possibilità di appellarsi per poterlo sostenere di nuovo. È molto importante rendere noto che pochi giorni prima di presentarsi in Italia i membri originari della sua commissione erano stati sostituiti ed i nuovi non potevano essere stati informati circa il suo lavoro accademico ed inoltre due di loro non ricevettero la sua relazione finale in tempo. Tutto questo nonostante il lavoro svolto fosse di ottima qualità, come garantito da altri docenti che hanno seguito la vicenda e da anni sostengono la sua causa.
   Ora, ancora dopo anni, il signor Aliaga continua nella sua lotta. Abbiamo intervistato lui stesso sull’attuale situazione:

> Signor Aliaga, c’è un collegamento tra il trattamento riservatogli dall’Università italiana e la sua origine cilena e la Sua appartenenza politica?

> ALIAGA: Non penso che il fatto che sia un cileno o un militante del Partito Socialista del Cile abbia avuto molto a che vedere in un primo momento con la mia vicenda. Molto dopo ho svelato in una intervista la mia militanza politica in Cile. Ma sono sicuro che il mio tutore come anche la commissione esaminatrice nazionale già lo sapevano. <

> Al momento una commissione sta lavorando al Suo caso presso il Ministero dell’Università e della Ricerca in Italia?

> ALIAGA: No, nel ministero dell’Università c’è un gruppetto omertoso che conosce la mia vicenda molto bene (loro hanno commesso delle inadempienze!) e sino adesso hanno fatto di tutto perchè non si faccia niente. <

> A diversi anni dall’accaduto, ci sono risvolti sulla vicenda?

> ALIAGA: No, ancora lotto e aspetto giustizia! <<