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Bianco Winkelmann


   Nel piano sotterraneo della facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza c’è il Museo dell’Arte Classica. Una raccolta di calchi in gesso di sculture greche e copie romane. Io adoro passeggiare in quella che volgarmente viene chiamata Sala Gessi. È un posto quieto e fresco dove mi sento in pace con me stesso insieme con la Nike di Samotracia e il gruppo del Laoconte. Pensavo di essere il solo ad apprezzare questo sperduto museo, poi un giorno incontro uno studente riccio e biondo nel reparto delle opere tardo ellenistiche. Lo sorprendo mentre tasta il sedere di una statua di una giovane donna che alza la veste e si volta indietro come accorgendosi di aver ricevuto una pacca sul culo. Penso: schifoso. E quello ritrae la mano con espressione innocente. Ma il giorno dopo voglio provare anch’io. Ha un culo perfetto. Rotondo come non ce ne sono piú. Marmoreo e bianco Winkelmann. Forse un po’ gelido e austero. Ci sto un buon dieci minuti a tastarlo, tanto di custodi non se ne vede in giro. Poi provo con una Atene, ma non è un gran che. Quello di Hermes mi sorprende: è muscoloso e bello che mi viene di baciarlo. All’Ercole Farnese gli accarezzo pure le cosce rigide e il ventre scolpito. Gli tocco il pisello minuscolo, in confronto al corpo, e lo scroto. Devono aver fatto da poco un restauro perché mi rimane in mano un po’ di polvere di gesso bagnaticcia. In fondo ad un corridoio c’è la Venere di Milo su un alto piedistallo. Quella famosissima senza braccia, per intenderci, ma con delle tette favolose. La veste in basso scopre un piede. Glielo bacio, le lecco l’alluce. Trovo una vecchia scala di legno movibile per il restauro e la raggiungo. Le accarezzo la pancetta e le metto un dito nell’ombelico. Con tutte due le mani agguanto le tette Paolina Bonaparte e le strizzo i capezzoli. Quello di destra mi rimane in mano con un tac. Venere mi guarda impassibile. Non ha sentito nulla.




   L’autore, Alan Sugo, è un collaboratore di “Baobab”, una rivista letteraria sperimentale, edita mensilmente da studenti della “Sapienza” di Roma, il canale di comunicazione di un movimento culturale giovane, arrogante ed europeo.
www.aranciomeccanico.it/baobab