|
Senza vento | Io e Claudia veniamo su dal viale dietro lateneo. È appena arrivata lestate e le palme nel parco si muovono. Benché io sia tre metri avanti a lei sono certo che se qualcuno ci guardasse da una delle finestre la giù potrebbe dire che stiamo ancora insieme. Claudia stiamo ancora insieme? Gli faccio senza voltarmi. No, non piú. È questa la fine. Il vento ora è cambiato, ma tira con la stessa intensità. È un vento del sud. Inizio a sentire caldo e mi accendo una sigaretta. Poi mi volto e le chiedo: Cosa farai questa estate? Torno giù a casa. Ho uno zio che ha un bar sulla spiaggia. Mi ha chiesto se gli voglio dare una mano. Poi il pomeriggio studierò per settembre. La guardo negli occhi, lei li tiene bassi. Guarda lasfalto che è pieno di tappi colorati cementati col caldo nel catrame. Li guardo anchio. Ne vedo tanti nel piazzale della Sapienza, tanti che non so fermare locchio, come le palme che fanno su e giù al nuovo vento. E tu che farai? mi fa Claudia. Io guardo la Minerva. La fontana mi acceca e penso che lì sotto un bar ci starebbe bene. Avrei messo il bancone in mogano lungo il perimetro della Minerva. Ci avrei messo sopra tanti liquori e salatini. Avrei messo la sabbia. Lavrei fatta venire dalla Calabria e poi stesa per giorni. Volevo metterci perfino gli ombrelloni e qualche sdraio. Anche un campo da pallavolo. Sí, un bel campo da pallavolo. E magari lei non sarebbe venuta lì quellestate, ma io ce lavrei messa. Con tutte le altre cose, lavrei messa lì. Avremmo fatto tanti bagni insieme nella vasca della piscina e studiato sul bancone in mogano fino a sera. Avremmo anche preso il sole e allora quellestate sarebbe stata senza vento. Lautore, Ivan Svetlana, è un collaboratore di Baobab, una rivista letteraria sperimentale, edita mensilmente da studenti della Sapienza di Roma, il canale di comunicazione di un movimento culturale giovane, arrogante ed europeo. www.aranciomeccanico.it/baobab |