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SOSTENIBILITÀ — L’UNIVERSITÀ RISPONDE?

Does the University answer to environmental issues?

   | Laura Garagnani (BOLOGNA). Tante conferenze intra e inter governative, un anno dall’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto, un pianeta che non supporta piú l’impatto delle attività antropiche; diventa inevitabilmente anche per l’Università una questione cruciale quella dell’educazione e della formazione nell’ambito delle politiche ambientali.
   La premessa che non dobbiamo dimenticare è che il benessere, la ricchezza di materie e anche l’aria che respiriamo ci è data in prestito dalle generazioni future, alle quali dobbiamo lasciare un’eredità non minore di quella che abbiamo avuto noi: Sustainable development is development that meets the needs of the present without compromising the ability of future generations to meet their own needs. Non possiamo insomma vivere come se tendessimo ad uno sviluppo infinito, come se le risorse non dovessero esaurirsi mai, seppure nel quotidiano il benessere ci inghiottisca nella sua morsa di consumismo e comodità senza limiti, facendo crescere il bisogno di soluzioni alternative, che però necessitano un’adeguata formazione per poterle realizzare. Nel prendere coscienza di temi cruciali come questi, l’Università, la massima espressione della formazione e fruizione di cultura, come interviene quindi? Come si sensibilizzano le nuove generazioni che troveranno, col passare del tempo, un’eredità sempre meno sostenibile per l’ambiente? Passi avanti se ne sono fatti, dagli anni Settanta ad oggi. Sono infatti proprio i primi anni Settanta che portano alla ribalta della sensibilità pubblica le questioni ambientali, con l’apice nella conferenza di Stoccolma nel 1972: inizia la stagione della coscienza, che passa per il Rapporto Brundtland Our Common Future, Rio de Janeiro e l’Agenda 21, solo fra gli appuntamenti di spicco. Ma i veri programmi accademici mirati alla formazione ambientale, almeno in Italia, che è sempre stata fra i fanalini di coda in Europa in termini di investimenti per la ricerca, la tutela e la sensibilizzazione ambientale, arrivano con la riforma universitaria, che vede nascere diversi corsi di laurea e specializzazioni mirate alla formazione di professionalità che possiedano gli strumenti per affrontare il problema ambientale. Bisogna far capire a tutti, dagli economisti, ai legislatori, ai geografi, agli architetti, agli ingegneri, ma anche ai filosofi, che sviluppo e crescita non sono la stessa cosa, o meglio, non lo sono piú: aumentare quantitativamente gli indici economici non è necessariamente sinonimo di aumento anche qualitativo e quindi di sostenibilità.
   L’Università del futuro deve cogliere questa sfida: deve insegnare, trasversalmente a tutte le discipline, ad approcciarsi con rispetto e sensibilità ai temi ambientali. Bisogna cercare il confronto e ascoltare l’attualità, non solo fermarsi sui testi che spesso sono troppo datati per far fronte alla contingenza del problema; dobbiamo attivarci nella conoscenza delle possibilità alternative di sviluppo, capire come combattere i soprusi, cercare di diffondere sensibilità nella popolazione. E l’Università deve rendersi protagonista di questa sfida.