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DELITTO SOTTO IL SOLE Elections in Italy: The left party program promises Lisbon the well done continuation of a neoliberal higher education policy | Fabio Santelli (ROMA). Come saranno finite le elezioni? I sondaggi darebbero vittoriosa lUnione di centrosinistra ma sarà foriera di un reale cambiamento? Almeno per quanto riguarda lIstruzione e lUniversità non sembrerebbe. Perché leggendo attentamente il verboso programma di governo dellUnione ecco spuntare numerosi richiami, anche espliciti, alla famigerata dichiarazione di Lisbona, la quale viene adottata come pietra angolare nella delineazione delle politiche sullistruzione da sviluppare in futuro. A qualcuno dice niente il nome Lisbona? È proprio nella capitale portoghese che nel 2001 lUnione Europea decise che era giunta finalmente lora di mettere listruzione pubblica al completo servizio delleconomia europea e delle sue imprese, fissando come obiettivo strategico da conseguire entro il decennio quello di diventare leconomia basata sulla conoscenza piú competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale. La volontà era quella di adattare i percorsi formativi ad un sistema economico con un alto tasso di imprevedibilità e un mercato del lavoro in cui i livelli di qualificazione tendono piuttosto ad appiattirsi verso il basso e a polarizzarsi che non invece ad elevarsi. La cosiddetta società della conoscenza crea, paradossalmente, sempre piú impieghi con scarso livello di qualificazione, bassa manovalanza per call-center. Questultimi hanno infatti bisogno di un lavoratore con una preparazione non troppo elevata, altrimenti troverebbe alla fine qualcosa di meglio da fare che rispondere ad un telefono, ma neanche troppo bassa. Il documento Educazione e formazione in Europa definisce le competenze necessarie nella presunta società della conoscenza: non solo il saper contare, saper leggere e scrivere, ma anche lavere competenze di base in scienze, lingue straniere, nellutilizzo delle TLC e delle tecnologie, la capacità di imparare ad imparare, le competenze che facilitano la vita in società, lo spirito dimpresa e che potrebbero essere qualificate oggetto di cultura generale. Da una visione progressista della democratizzazione dellinsegnamento, pensato come innalzamento generale dellaccesso ai saperi per tutti, si passa ad un modello duale e classista che prevede per alcuni lincremento e la specializzazione della formazione, per altri la maggior parte la somministrazione di competenze minimali, vaghe e trasversali. Da questo punto di vista non si può non notare una linea di continuità tra la riforma Zecchino, varata dal precedente governo di centrosinistra, che ha introdotto in Italia larticolazione in due cicli delle lauree, e la riforma Moratti che anticipa la divisione tra coloro che potranno accedere ai massimi livelli distruzione e chi dovrà accontentarsi di imparare un mestiere già alletà di tredici anni. Quanto allaggiornamento delle conoscenze e delle competenze dei lavoratori questo sarà compito, non piú del sistema educativo ufficiale, ma della formazione permanente. Nel programma dellUnione cè scritto che ogni persona ha diritto allistruzione e allapprendimento per tutta la vita. Quello che sembra nientaltro che uno sfruttamento diventa incredibilmente un diritto. La promozione di una complessiva riduzione della durata degli studi tradizionali a favore di una formazione flessibile, articolata lungo larco della vita, è un disegno organico agli interessi delle imprese. Esso permette lorientamento degli insegnamenti in base alle esigenze del mercato e costringe il lavoratore ad aggiornare nare continuamente le proprie competenze a proprie spese: lindividuo vede cosí trasformarsi in consumatore del grande mercato mondiale dei servizi educativi, costretto a comprare i crediti necessari al mantenimento della propria produttività economica. È proprio il problema delladattabilità dellinsegnamento di fronte alle domande di un ambiente economico sempre piú mutevole che giustifica per lUnione un modello incentrato sullautonomia, recepito già allepoca dalla riforma Zecchino. Per rilanciare la scuola sfrutteremo la sua forza principale, quella dellautonomia. [...] Lautonomia non è solo un insieme di norme, ma esprime un sistema di valori ed una cultura. Queste parole scritte nel programma del centrosinistra rimandano alla dichiarazione di Lisbona laddove si affermava che istituzioni piú aperte e recettive saranno [...] piú in grado di stimolare lo spirito dimpresa e diniziativa di cui gli studenti, le persone in formazione e i diplomati hanno bisogno. In realtà con questo sistema gli atenei resi autonomi, al fine di accaparrarsi i finanziamenti privati, si preoccupano principalmente di attivare i corsi di studi che le imprese giudicano utili per i loro interessi a scapito di una formazione completa a trecentosessanta gradi. Conseguentemente il prestigio (commerciale) degli atenei determina il valore della laurea. La logica della competizione determina cosí unUniversità dove la didattica e la cultura diventano secondari e marginali rispetto al mercato e al marketing. LUnione vuole assecondare e governare questi processi legati alla priorità della conoscenza, affermandone innanzitutto la natura di bene comune non mercificabile, di fondamento stesso della cittadinanza democratica. Al di là delle belle parole disseminate su tutte le pagine del programma sembra proprio che niente di nuovo ci sia sotto il sole. info: Lisbon 2010 La riforma Zecchino |