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CRUMIRI D’EUROPA


While the students in France fight against social injustice, the rest of Europe seems to snooze




   | Matteo De Simone (BOLOGNA). Mentre in Francia studenti medi ed universitari, politici e lavoratori si mobilitano contro il famigerato CPE, il contratto di primo impiego che ammette il licenziamento senza giusta causa dei giovani fino ai 24 anni, il resto d’Europa sembra in estasi mistica. Molti gli sguardi verso i fratelli francesi ma nulla si muove nella loro direzione. Complice la giornata mondiale contro la guerra, complice la campagna elettorale italiana, fatto sta che anche per il 18 marzo, quando Parigi ha visto insert di dimostranti in piazza e 160 cortei in tutto il paese, i giovani di tutt’Europa hanno completamente bypassato il tutto. Eppure, nonostante non ci siano proposte di leggi in iter, la situazione non è diversa negli altri Paesi. Proprio il giorno prima della grande manifestazione parigina, la Banca d’Italia ha comunicato che, nel Paese, il 50% dei giovani neoassunti si trovano in condizione di precariato. Una realtà che si pro. la come in espansione aldilà dei con. ni nazionali, non un localismo francese.
   C’è chi ha pensato si trattasse di un nuovo Sessantotto, ma la differenza sta nel fatto che, mentre allora la lotta era in nome d’ideali, si chiedeva “di piú”, oggi si deve lottare per avere quello che i nostri padri hanno avuto, per mantenere ciò che fino a poco fa era considerato un diritto: quello al futuro. E fanno davvero sfigurare, oltre che deludere profondamente, le interviste andate in onda su “Primo piano”, approfondimento politico di Rai3, di studenti degli atenei romani che, stesi al sole ad oziare, sfoggianti bizzarri vestitini e occhialoni alla moda, dichiarano candidamente di non sapere nulla della situazione francese. Eppure si lamentano del loro futuro, molti già sperimentano contratti a progetto, lavoro interinale, “flessibilità”.
   E che dire poi degli universitari spagnoli, che probabilmente non avranno niente di meglio per cui protestare se si sono trovati a sfilare in migliaia, con birre e alcolici alla mano, per ribadire il loro diritto ai botellones serali. Ben altro, rispetto alle contestazioni dei loro compagni francesi.
   L’ennesima dimostrazione di mancata unità degli studenti europei.