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DUE TORRI DI FUOCO

The Italian student’s protest has broken out in Bologna



   | Matteo De Simone (BOLOGNA). “No alla riforma!” è l’urlo che ha attraversato nelle ultime settimane di ottobre piú di quaranta città italiane che hanno visto studenti superiori ed universitari, professori e genitori mobilitati contro la riforma dell’istruzione che, con il decreto sull’università approvato il 25 ottobre alla Camera, ha terminato il suo lungo percorso, durato cinque anni di continui bracci di ferro fra governo e mondo della scuola. Una riforma che né le innumerevoli manifestazioni, né le dimissioni della Conferenza dei Rettori né la Conferenza Stato-Regioni hanno potuto fermare.
   Dalle elementari che rivendicano il tempo pieno ai ricercatori universitari che vedono l’uscita dal precariato ormai impossibile, chi esce piú malridotta da questa riforma è sicuramente l’istruzione media superiore.
   È una scuola classista, quella che aspetta l’Italia: spaccatura della società fra “chi sa” e “chi sa fare”, una disparità che inevitabilmente finirà per riflettersi in una divisione sociale alla radice; una scelta precoce, oltre che obbligata, a causa di un’eccessiva specializzazione dei percorsi liceali.
   A Bologna la protesta delle università, che avevano occupato le facoltà di lettere, scienze politiche e giurisprudenza, si è estesa alle scuole superiori. Giovedì 20 ottobre il liceo Minghetti ha deciso l’occupazione. Lunedì, licei, istituti tecnici e professionali di Bologna e provincia erano mobilitati. Ha aderito anche il liceo Galvani, tradizionale serbatoio di idee piú conservatrici, che dal ’69 non aveva piú occupato.
   Una protesta non solo critica, ma anche propositiva. Gli studenti hanno infatti elaborato lettere e documenti, fra cui una riforma alternativa che chiede piú risorse e flessibilità dei percorsi di studio.
   Martedì, sit-in in Piazza Maggiore: quello che doveva essere un “rimedio improvvisato” per chi non poteva partire per Roma, si è trasformato in una delle piú grandi ed eterogenee manifestazioni studentesche che Bologna abbia visto negli ultimi decenni. C’è tutta Bologna, ci sono i montanari “dai prati di Loiano” e c’è persino un gruppo di Ferrara.
   In mattinata, mentre a Roma la maggioranza di governo accoglieva con gestacci gli studenti, il Sindaco Cofferati ha incontrato una delegazione: “Non condivido la riforma” ha detto “Fate bene a manifestare ma non fatevi strumentalizzare”.
   Uniti, nonostante la spontaneità delle azioni, gli studenti bolognesi hanno creato un coordinamento delle scuole, nella speranza di mantenere la coesione che ha portato, nonostante tutto, a quello che definiscono un successo senza precedenti.

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