contents
 
inside

international
europa
cultur
essay
specials
la vie est triomphante...
la grande protesta
omaggio all’obbiettività
education reform?
 


 
italy
la grande protesta
animus occupandi
due torri di fuoco
70’s speed
statale nuovamente occupata
humpty dumpty
pre-occupati di autoformarsi
      
STATALE NUOVAMENTE OCUPATA

Milan: More than a simple fight against windmills


foto: workout milano


   | Francesco Zurlo (MILANO). Dopo quindici anni è accaduto di nuovo. La statale di Milano occupata. Dai giorni concitati della Pantera, nel 1990, mai piú, infatti, le aule dell’ateneo meneghino erano state strappate a forza all’attività didattica da parte degli studenti.
   Tutto comincia venerdì 28 ottobre. Una manifestazione di protesta contro la visita del ministro Moratti all’universita Bocconi si trasforma, in Statale, in un vivace corteo interno. Al termine gli studenti si fermano a discutere. Ci sono i rappresentanti dei due o tre collettivi dell’ateneo. Ma accanto a loro ci sono anche tante “soggettività singole”, studenti indignati per l’approvazione della legge Moratti e delusi per la penuria di occasioni di confronto e spazi aggregativi dell’università. All’unanimità la neonata Assemblea degli studenti della Statale occupata decreta l’occupazione di cinque aule del piano terreno della sede centrale di Via Festa del Perdono.
   Incomincia l’organizzazione della mobilitazione. Nascono i gruppi: quelli che devono occuparsi delle questioni pratiche (servizio d’ordine, vettovagliamento, contatti, rapporti con la stampa) e quelli che invece “faranno il lavoro politico” producendo il documento, che votato dall’assemblea, diventerà poi la piattaforma rivendicativa degli “occupanti”.
   Nei giorni successivi, quindi, malgrado la città sia deserta per il ponte di Ognissanti, la Statale ribolle d’incontri, appuntamenti e dibattiti. Giungono anche ospiti eccellenti come Dario Fo o il drammaturgo Renato Sarti. Ma insieme a loro giunge anche la doccia fredda del Senato Accademico che, oltre a pronunciarsi prevedibilmente contro il blocco della didattica, minimizza oltre misura la portata della mobilitazione.
   Ma l’occupazione va avanti. Va avanti e rivendica nei confronti dell’autorità accademiche dell’ateneo uno spazio fisso per l’assemblea degli occupanti, l’utilizzo dell’Aula Magna per un’assemblea d’istituto (per ora off-limits per gli studenti, perche molto “morattianamente” riservata solo a conferenze piú o meno pubblicitare di enti privati — di solito casa farmaceutiche — o ad altre kermesse piú o meno commerciali), e un impegno del rettore a non mettere in atto, grazie all’autonomia di cui dispone per legge, il famigerato decreto Moratti. Dalla controparte — che pure s’è espressa piú volte in termini non teneri nei confronti della riforma Moratti — giungono però solo risposte vaghe ed evasive. Alla fine, dopo 10 giorni, l’occupazione è tolta, mantenendo tuttavia un presidio in una delle aule già occupate e con il forte impegno a continuare la lotta in altre forme. C’est ne pas q’un debut continuons le combat.
   Al di là di alcuni limiti, in primis quello numerico, peraltro riconosciuto senza problemi dagli occupanti stessi — solo 400 infatti sono stati gli studenti che hanno partecipato con continuità alla mobilitazione a fronte dei 65000 iscritti dell’ateneo — tuttavia l’occupazione della Statale è stata un momento importante. Un’occasione che ha visto nascere un nuovo soggetto politico, capace di raccogliere l’impegno di soggetti singoli e plurali, realtà organizzate e “liberi pensatori”, che senza la volontà di prevaricarsi e/o strumentalizzarsi reciprocamente hanno deciso di intraprendere un percorso di lotta importante contro una riforma che renderà le università italiane sempre piú scadenti e classiste. Un momento quindi di confronto, di riflessione, di verifica che ha dato vita, come detto, anche a un documento prezioso sulla situazione dell’ateneo e sulle condizioni generali dell’università italiana. Un’occasione da non vanificare, dunque e che ci auguriamo possa essere solo l’innesco di una mobilitazione davvero di massa contro un minaccioso modello neoliberista di università.

| write to the author: frankzurlo@aliceposta.it