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BOLOGNA: ANIMUS OCCUPANDI

The last days of Bologna: the complicated situation of Italian students between study and survival

   | Ornella Bernardi (BOLOGNA). “Siamo dei retrogradi, siamo gente che non respira. Manca il confronto; la nostra scuola è vecchia, bisogna cambiare”. È cosí che Dario Fo, premio nobel della letteratura, ha definito lo stato attuale dell’istruzione italiana. E continua: “Lo Stato ha il dovere di interessarsi della scuola per intero, purché prima si pensi al pubblico e poi al privato: questo è il vero modo di costruire una scuola rivoluzionaria in un periodo in cui c’è bisogno di cambiamento”.
   Autunno caldo questo 2005 per l’Italia, che si vede costretta ad affrontare una riforma che di sensato non ha nulla, se non la palese conclusione che di una beffa (e anche bene impaginata) alla libertà del sapere si tratta. E anche Bologna, finalmente, la grassa e dotta Bologna scende in campo, per manifestare l’enorme dissenso che l’intero mondo universitario nutre nei confronti dell’ex disegno di legge Moratti.
   Sotto le due torri comincia tutto il 12 ottobre, quando i ragazzi di Lettere e Filosofia occupano la facoltà impedendo la didattica. Il 18 arrivano anche Scienze Politiche e Giurisprudenza; nel week end i licei Copernico, Minghetti, Fermi e Galvani. Lingue e Letterature Straniere si mette in cattedra il 24 spiegando la riforma e occupa simbolicamente Via Santo Stefano. In ultimo 34 docenti di Agraria ritirano le domande di incarico diretto per i relativi corsi di insegnamento. Bologna è in pieno fermento. Le facoltà occupate, oltre a portare avanti gruppi di discussione sulla riforma, propongono ogni giorno diversi dibattiti e assemblee. Le altre organizzano riunioni informative e di protesta.
   La critica comune mossa a questa riforma si basa sul fatto che metterebbe in grave rischio l’autonomia didattica e di gestione dell’Università. Dal momento che “dall’attuazione delle disposizioni della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica” — mentre invece l’obiettivo dell’Unione Europea è almeno il 3% del pil — i vari atenei per ricevere finanziamenti che lo stato non da, comincerebbero innanzi tutto ad aumentare le tasse, per poi finire ad essere finanziati da enti pubblici o privati che chiaramente devierebbero la ricerca ai loro specifici fini. Annullando inoltre la figura del ricercatore e inserendo i cosiddetti “professori straordinari”, persone piú o meno laureate con già una carriera avviata e piú redditizia alle spalle — avvocati, medici, economisti, imprenditori ecc. che salterebbero il lunghissimo iter per l’idoneità all’insegnamento — la qualità della didattica si abbasserebbe ancora piú vertiginosamente di quanto non lo stia facendo ora. È abbastanza logico, dal momento che si inserirebbero all’interno degli atenei persone sempre meno qualificate e soprattutto interessate, e verrebbe a mancare il motore della ricerca del sapere. Da sottolineare il fatto che l’università italiana era già stata gravemente colpita: la riforma del “3+2” ha portato a una enorme frammentazione dei percorsi didattici e ad una conseguente effettiva dequalificazione dell’offerta formativa. Ma tanto fa lo stesso, perché l’università non è piú cultura, ma un’azienda. E nell’azienda tutto fa brodo.



Funny news besides: some students went to play soccer at the occasion
of the demonstrations and occupations


   Nonostante il 25 ottobre il disegno di legge sia passato in parte alle camere, Bologna non si è fermata. Si spera in una repentina illuminazione dei membri del governo, in un miracolo di Ciampi. A fine ottobre sono finite le occupazioni di Lettere, Giurisprudenza e Scienze Politiche (anche per evitare il semestre bianco, che sarebbe stato un ulteriore duro colpo per tutti gli studenti), ma è stata occupata un’aula di Economia. Varie facoltà si stanno impegnando per coordinare movimenti che portino avanti la protesta convocando settimanalmente un’assemblea con sede a Scienze Politiche, nelle quali si discuta sulle varie possibilità di modifica del decreto Moratti e ci si confronti sull’attuale stato dell’università italiana.
   Tuttavia però gli studenti protestano anche a livello locale: la famosa città universitaria sta diventando di anno in anno sempre piú insostenibile a livello di caro vita. Gli affitti sempre piú alti (si sfiorano i 300 euro per una doppia che quasi sempre si rivela minuscola) e le case sovraffollate, i trasporti sempre piú cari (un euro a corsa), la mensa, che oggi costa il doppio rispetto ad un pranzo di un negozio pakistano nella zona universitaria, gli aumenti delle tasse (di cento euro da un anno all’altro). E si chiede al sindaco Cofferati, che giustamente in questi giorni sta parlando di legalità, che si legalizzi anche tutto quel mercato nero che ogni anno spenna tutti gli studenti fuorisede e non, ricordiamo risorsa di Bologna, che vivono studiano e si divertono qui. “Certi scontrini, certe speculazioni”, dice Michele Serra, “assomigliano ad agguati”.
   Bologna si agita. Speriamo non invano.

| write to the author: cocci.nella@infinito.it