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auf Deutsch LA FORZA DELLA CONTRADDIZIONE 30 years after P. P. Pasolinis assassination we are still inside the same contradictions Quando il poeta, il regista, il critico Pier Paolo Pasolini fu assassinato il 2 novembre 1975 fu una doccia fredda per tutti gli italiani. Hanno trascurato qualcosa? Rimosso? Dimenticato? Questa voce scomoda non era diventata parte della coscienza pubblica? Chi ora avrebbe posto in questione la moralità dellaborto, il destino contradittorio dei poliziotti e soldati, lipocrisia degli intellettuali, il conformismo involontario dei giovani, chi senza di lui? La sua morte era, come la sua vita omossessuale per luomo medio, critico per i fascisti, cristiano e comunista per la sinistra di partito uno scandalo. Uno scandalo che ancora oggi, e non solo in Italia, non vede una fine. Un saggio di Marina Beelke, Genova 2005 grafica di Oliver Gretscher Chi è, chi è stato, chi fu, Pier Paolo Pasolini? Pier Paolo Pasolini, poeta, scrittore di romanzi e di teatro, di saggi, di descrizioni [1] letterarie, cineasta, viaggiatore nel mondo dei reietti occidentali e orientali, osservatore e scrutatore del mondo umano moderno nelle sue mutazioni, critico caustico di tutte le ipocrisie del governo democratico, nazionale e internazionale, e infine tra laltro cosa nota a pochi pittore di sporadica esperienza: espressione a cui voleva dedicarsi negli ultimi anni della sua vita (era solo sui cinquantanni) nella sua ultima dimora, acquistata con tanta faticosa tenacia, quella della Torre di Chia (Viterbo). Allattività pittorica non poté dedicarsi per molto, in quanto a qualcuno dava un grande fastidio la sua multiforme presenza e attività, e il suo vasto interesse per la realtà, per la vita sociale e civile degli uomini, la sua curiosità e la sua intelligenza, lintrufolarsi dappertutto e laccentuare in tutti i modi e senza remora la contraddizione del sistema capitalistico, il quale vuole da una parte inneggiare al progresso sociale e civile della produzione e dallaltra mettere sullaltare divino la forma privato-capitalista dellappropriazione dei prodotti di lavoro (consumo). Ma non solo: Pier Paolo Pasolini, quale poeta, osa entrare in una caverna altrui, per lui non dovutamente accessibile: quella del potere dei potenti, e dei politici e dichiara, usando il giornalismo borghese, il vuoto di potere. Uno scandalo italiano Forse per un lettore tedesco che non abbia molta familiarità con le cose italiane è molto difficile capire gli scandali italiani, i quali assumono un aspetto molto esotico (quasi incomprensibile) per la tradizione culturale di popoli nordici. Qui siamo in terra mediterranea, senza dubbio, latina e non greca, ma forse anche sí, se si pensa alla condanna a morte di Socrate per corruzione dei giovani, con la differenza molto evidente, che Socrate poteva gustare la sua ultima ora, un fato estremo, il morire ossequiente alle leggi della patria, in contraddizione però col suo libero pensiero. Questa morte non è triste, perché discussa, non turbata, anzi: bersi la sua inevitabile cicuta in tutta consenziente libertà, circondato dallarmonia dei suoi pensieri senza rinnegarli, e contornato dai suoi discepoli, confutando questo e quello, sembra il trionfo della vita nella morte nel tramonto ellenico. Un assassinio, per ragion di stato, che deve compiere volontariamente la vittima di sua propria mano e imporlo al mondo cosí come un suicidio, una morte cercata e voluta, avendo vissuto in piena forma la forza della propria contraddizione, del mettersi in dizione contro le regole apertamente dominanti, contro la pubblica opinione, un parlare aperto nudo esposto, esprimere il proprio malessere ufficialmente e invitare le giovani generazioni a pensare e dire liberamente contro, per propria voluta ricerca di coscienza e non per inculcata obbedienza allignoranza, per cosí salvare il bello e il buono di una patria. Ah! Limpida doppia contraddizione dellantico mondo ellenico! Nella contraddizione del piú alto livello del concetto di democrazia moderna, negli Stati Uniti dAmerica, si ricorre, ancora oggi e forse sempre piú, alla violenza della sedia elettrica, per punire il piccolo cittadino. Ma da dove nasce la violenza individuale alla criminalità? Cè forse un addestramento, una risposta individuale, alla violenza dello Stato? Questi collegamenti vengono ad ogni modo evitati, è un dato di fatto. Ma noi... siamo forse migliori? Se non sappiamo fare altro che aspettare nuove autorità? P.P.P.: TEATRO. Pilade, Prologo, ed. Garzanti 1988, p. 280 Gli atti di contraddizione, poi, delluomo storico Cristo nazareno, sono diventati simbolo delluniversale sofferenza delluomo. Per lo meno ce lhanno inculcato che luomo deve sempre e solo soffrire, per cui chi contraddice deve subire il suo calvario e pur lamentandosi dellabbandono di Dio-Padre accettare il martirio imposto, il massacro del suo corpo per indicare, agli uomini che vedono questo spettacolo, la via di una propria organizzata redenzione civile. Non è certo il messaggio del Cristo storico, deturpato nudo e umiliato sulla croce. Certo il Cristo storico non è il Cristo della sua religione, diventata da cristianesimo primitivo unautorità infallibile, senza contraddizione benefica, un cattolicesimo dispotico, un po oggi, per salvarsi nel suo impero, piú liberale, di una falsa tolleranza (termine pasoliniano): insomma una contraddizione malefica e funesta che si equilibra tra forza e debolezza. Ma nel mentre di questa civiltà cristiana-cattolica, sul roccioso terreno extramedievale, postrinascimentale, controriformistico mediterraneo al massimo, Giordano Bruno, mascherato col saio grottesco degli eretici, in ceppi, a piedi nudi, preceduto da frati salmodianti, vigilato da gente in armi, si avvia al rogo, isolato nella sua coscienza di infinità delluniverso, dopo sette anni di reclusione tra le viscide mura delle carceri vaticane, viene condotto verso il Campo de Fiori (dove, oggi a Roma esiste ancora una statua in sua effige) tra lo scherno di una moltitudine, di una massa umana ignara e condannata alla stupidità e allobbedienza dellordine vigente e terrorizzata dallo scandalo: La morte come castigo civile. cè stato finalmente un uomo che ha fatto buon uso della morte P.P.P.: TEATRO, Orgia, ed. Garzanti 1988, p. 593 Quanto si differenzia la moltitudine di allora dalla moltitudine delloggi? Vengono i brividi, pensando alla moltitudine delloggi: Tutta racchiusa inclusa nel suo centro, pronta al massacro del diverso, ma eppure composta e vigilata da gente in pace, pacifisti. Scandalo è una parola prettamente cattolica. I dizionari etimologici ci dicono che è una voce dotta, nata nel latino ecclesiastico, scandalum, (Prudenzio, poeta latino cristiano del IV secolo d.C.), parola riformata sul termine greco skandalon nel senso di ostacolo e insidia, imparentato col latino scandere, sanscrito skándatr, saltare. E sí, lo scandalo è proprio un salto, un salto mortale. Dante lo usò nella sua lingua poetica seminator di scandalo, nel senso di discordia. Scandalo oggi si usa nel senso di turbamento della coscienza e della sensibilità e atto contrario alla morale vigente e al decoro e quindi, con la conseguente scia di indignazione per chi non rispetta le convenzioni sancite, per chi vuole aprire un breccia nelle norme, per chi fa uso di libertà di pensiero, per chi salta oltre la cortina di ferro. Rimane aperta la domanda chi siano i fautori dello scandalo, la vittima o il carnefice. Scandalo e morte hanno qualcosa in comune. Comunque sia, la vita tutta di Pasolini fu uno scandalo e la sua morte pure. La crocifissione Ma noi predichiamo Cristo crocifisso: scandalo pe Giudei, stoltezza pe Gentili Paolo, Lettera ai Corinti Tutte le piaghe sono al sole ed Egli muore sotto gli occhi di tutti: perfino la madre sotto il petto, il ventre, i ginocchi, guarda il Suo corpo patire. Lalba e il vespro Gli fanno luce sulle braccia aperte e lAprile intenerisce il Suo esibire la morte a sguardi che Lo bruciano. Perché Cristo fu ESPOSTO in Croce? Oh scossa del cuore al nudo corpo del giovinetto... atroce offesa al suo pudore crudo... Il sole e gli sguardi! La voce estrema chiese a Dio perdono con un singhiozzo di vergogna rossa nel cielo senza suono, tra pupille fresche e annoiate di Lui: morte, sesso e gogna. Bisogna esporsi (questo insegna il povero Cristo inchiodato?), la chiarezza del cuore è degna di ogni scherno, di ogni peccato di ogni piú nuda passione... (questo vuol dire il Crocefisso? sacrificare ogni giorno il dono rinunciare ogni giorno al perdono sporgersi ingenui sullabisso). Noi staremo offerti sulla croce, alla gogna, tra le pupille limpide di gioia feroce, scoprendo allironia le stille del sangue dal petto ai ginocchi, miti, ridicoli, tremando dintelletto e passione nel gioco del cuore arso dal suo fuoco, per testimoniare lo scandalo. P. P. P.: BESTEMMIA, Lusignolo della chiesa cattolica, pp. 376- 377 Limmensità del cielo sul corpo Nel 1975, allalba del 2 novembre, per puro caso, venne trovato su una spiaggia del mare di Ostia (a pochi chilometri da Roma), un corpo deturpato, massacrato da una violenza inaudita: era il corpo di un poeta, un poeta italiano, conosciuto non solo a Roma, ma oltre gli Appennini e le Alpi, oltre i Vosgi e gli Urali, oltre i mari e gli oceani. Era il corpo di Pier Paolo Pasolini. Un grande funerale, accompagnato da unimmensa folla, si organizza, un po per volontà, un po per istinto spontaneo sulla piazza romana del Campo de Fiori, centrata alla statua di Giordano Bruno. Mi ricorda la reazione del 68, quando alla radio si udì che Dutschke, bandiera del movimento studentesco tedesco, era stato gravemente ferito da un attentato e noi tutti anonimi cittadini, dovemmo, spinti da una forza interna, uscire dalle case sulle strade, interrompere le nostre attività private dellora, per manifestare in qualche modo la nostra partecipazione del silenzio, scoppiando in atti di violenza contro quel giornalismo del potere che aveva per anni preparato questo attentato. Per tutto il periodo in cui tu non eri nato, io ho ragionato. Non so nel ventre di quale madre tu stavi. Non lho fecondata io, quella donna, questo è certo. Eppure, se considero il lungo periodo di tempo, che per me passò dopo la nascita e per te prima, non cè dubbio: io ti sono padre. Perché allora ti guardo con locchio del figlio? La nostra esperienza ha le stesse parole, la nostra ragione ha lo stesso lessico. Ma tu, oltre a ciò chè tuo, hai anche ciò che è mio: è questo che ti rende adulto. [...] La borghesia dalle cui viscere misteriosamente sei nato, lho vista coi miei occhi, ha visi bianchi come lapidi: non lasciarti ingannare dalla loro buona volontà, dalla loro tormentata sensibilità, dalla loro comica timidezza! Sono tutti terrorizzati, padre mio, capo. E i tuoi giovani coetanei vanno per la strada maestra, non per i sentieri. P. P. P.: BESTEMMIA, Trasumanar e organizzar, Dutschke, pp. 856-857 Enzo Siciliano, amico di Pasolini, scrive nel suo libro che ha il titolo Campo de Fiori, edito nel 1993 presso Rizzoli, Milano: Nel ricordo mi sembra stesse facendosi notte. Non so se proprio fosse buio, o ci fosse ancora un residuo di luce. Ricordo, in quel pomeriggio del 5 novembre 75, Laura, Graziella, Ninetto [2], vicini, schierati come un muro davanti al furgone che portava la bara di Pasolini, un piccolo spazio libero tra la folla assiepata, e in quel punto una gran luce meridiana. Per il resto, i brandelli del ricordo sono stretti dal buio, attraversati dai bagliori delle lampade di Campo de Fiori, dal freddo di novembre. Sto in un vicolo, tra piazza Farnese e Campo de Fiori, e vedo Moravia, alto fra le teste della gente, che dice, con la voce scheggiata dalla raucedine: Di poeti ne nascono pochi in un secolo... [...] Ne nascono pochi... La voce di Alberto era viva: ma era una voce ferita. [...] Nel dolore, ebbe lintuizione di esprimere il significato di quel funerale la laica sacralità che appartiene comunque a una morte. Furono parole semplici, screpolate in superficie da unemozione non trattenuta. Dunque pochi i poeti. La mano che aveva ucciso quel poeta era qualcosa di piú che la mano di un ragazzo di vita. Per questo, eravamo lì, tantissimi, su quella piazza. Non si era compiuto soltanto un destino individuale. Quel destino rifletteva qualcosa che riguardava tutti noi: non soltanto amici o uomini di lettere. Anzi, come uomini di lettere, eravamo niente, vanificati in un vortice il cui colore dominante andava sporcandosi di sangue. (pp. 7-9) Si apprese la notizia dellassassinio del poeta Pier Paolo Pasolini, per radio e attraverso la stampa. Gente della sua generazione, ma anche di nuove generazioni, si ricordano di una strana cena avvelenata dallagitazione dei padri, degli zii, dei nipoti e nipotini. P. P. Pasolini era stato assassinato. La coscienza addormentata degli italiani si risvegliava, nella cruda sensazione di non aver ascoltato e di non essere stati vigili di se stessi. Parlavo recentemente con un amico, un operaio genovese, un ex-operaio dellAnsaldo, oggi piú che ottuagenario (allora: generazione di Pasolini!), egli dicevo su sua richiesta che avevo infine concluso il mio libro su Pier Paolo Pasolini, e volevo con mite superiorità docente, spiegargli chi è P. P. Pasolini. Ma egli disse: Io lo conosco Pasolini, so chi è. E me lo disse, con la sua voce chiara, in un modo aperto, sincero e genuinamente sicuro, che quasi quasi io mi vergognavo del mio scarso sapere. La sua espressione era una convinzione, ed era un richiamo a una lotta antica. Ero molto felice, in quanto, ancora oggi, nessuno sa mi pare chi è, chi è stato, chi fu Pier Paolo Pasolini. Siamo nel 2005 trentanni dalla sua morte, quindi e ancora oggi si leggono sui giornali, le stesse ripetute domande e le stesse risposte, molte ciarle sulla sua persona, poco sulla sua opera. Lo scandalo italiano continua. Dal 1975, in un continuo inesorabile, si parla, si scrive, su Pasolini, ma niente o poco di nuovo. A ogni anniversario di morte, un anno, due anni, cinque anni, dieci anni, per non parlare dei ventanni dopo! Ed adesso, nel 2005, siamo arrivati ai trentanni dalla morte. Le argomentazioni sono piú o meno sempre le stesse, con una tendenza molto chiara, in ghirigori, pseudo intellettuali per eliminare un poeta che non si adatta alla coscienza dellodierna umanità col i loro lascia perdere... Sarebbe stato meglio se lItalia non lavesse mai avuto, mormorano gli italiani! Tutto questo succede in Italia, in quella Italia che non si decide a cambiare, una terra che si crogiola al sole di una sempre piú reazionaria malefica consenziente contraddizione, una terra che non ha il coraggio dello scandalo crudo, lo scandalo, diciamo, di un Cristo spogliato, nudo, nel suo pudore sulla croce della verità predicatore di un nuovo mondo, che mai venne e che fu stipulato e sanzionato nelle leggi assolute di una religione di stato: una conformistica convenzione. Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare la pace ma la spada. Sono le parole di Cristo secondo San Matteo, riportate testualmente da Pasolini nel suo film Il Vangelo secondo Matteo. Il funambolo fantastico Comunque nei paesi fuori dItalia, la reputazione di Pier Paolo Pasolini è senza dubbio migliore, e chi scrive su di lui lo fa per una passione esistenziale. Negli scritti tedeschi, per esempio, non ho mai trovato parole di diffamazione, ma solo lintento di capire le sue opere. In Italia si fa di tutto come già detto per danneggiare e denigrare il piú grande poeta dItalia del XX e XXI secolo... Nella Storia i secoli scorrono veloci, ma nella vita individuale un secolo non è neppure una generazione... Imbrogli e disbrogli, contorsioni funambolesche del pacifismo dellUomo senza qualità! O meglio, mancanza di intelligenza, volgare ignoranza. Sembra che niente sia cambiato in questi trentanni (che non sono neppure una mezza vita), per lo meno in Italia, se si tralascia l Euro ecc.. È con soddisfazione che questo viene continuamente accentuato negli articoli su Pasolini. Una strategia dellinnocente coscienza dellindividuo. Molto però è cambiato! Se non altro in Italia. Viviamo ancor oggi nellItalia che per Pasolini era il suo tempo presente? Viviamo in un tempo che Pasolini aveva profetizzato come il nostro futuro: il genocidio. Leggo sul Corriere della Sera del 16 settembre 2005, rubrica Cronaca di Roma, un articolo di Franco Cordelli, col titolo Un fantasma sfuggente ridotto a merce, scritto, appunto in occasione di Trentanni dopo con un referto sulla pubblicazione di Antonio Tricomi Lopera mancata di Pasolini, ed. Carocci 2005. Tutto ci fa ricordare la religiosa Guerra dei Trentanni in Europa! Il problema del fantasma non è nuovo. Già nel 1995 (ventanni dopo) apparve sull Espresso del 22 ottobre un dossier su Pasolini a cura di Enzo Golino, con un suo trafiletto, intitolato: Quel fantasma è ancora tra noi. Ciò che oggi ci interessa è perché Pasolini, in modo tambureggiante, ossessivo perché continuiamo a discutere, o rievocare un autore la cui opera sappiamo mancata e forse, in parte o tutta, destinata alloblio. allincomprensibilità. O, detto in altri termini, che cosa davvero resta di Pasolini? Non già dunque, che cosa resterà, questo non lo possiamo dire, se già supponiamo che non ne resterà lessenziale; ma proprio che cosa resta in questo momento, se nei nostri anni non si fa altro che evocare il fantasma suo, e dico fantasma non a caso poiché penso al suo nome, alla sua presenza-assenza, alla vita che fu, alle testimonianze che ne restano, dico fantasma in quanto entità contrapposta a ciò che di reale, di materiale, di non leggendario dovrebbe sussistere di un autore: la sua opera. (Franco Cordelli, Corriere della Sera, 10 settembre 2005) E la città di Roma sarà questanno un anfiteatro, ed è già tutta piena di rassegne, di mostre, di passeggiate romane in nome di Pasolini, e cosí avverrà in grandi e piccoli luoghi dItalia. Comunque, sopportando bene o male tutto questo fiume di articoli di stampa italiana, sono tutti fiumi che non arriveranno mai al mare. Il piú grande scandalo italiano appare infine nel febbraio del 2003, allorché la cosiddetta Opera Completa di Pier Paolo Pasolini, nella collana dei Meridiani Mondadori, curata e guidata particolarmente dallo studioso italiano Walter Siti viene conclusa. Unopera racchiusa in dieci volumi, ben impaginati, stampati su carta leggera giallina, ben rilegati in pseudo-pelle blu scuro e con scritta dorata per i titoli delle raccolte. Volumi molto costosi, il cui prezzo non è accessibile a tutti. Volumi adeguati per fare bella figura, per metterli in uno scaffale sottovetro, ma non per leggerli, per studiarci sopra: bisogna avere dita filiformi e sempre ben curate ma non con unghie lunghe e non guastate da un lavoro manuale e pesante. Alla fine dellultima raccolta (di due volumi) delle POESIE, cè una lunga postfazione del curatore Walter Siti, persona rispettabile certo, e gentile, il quale, come curatore dellopera, si trova davanti alle poesie di Pasolini, e a tutte le cartacce sparse (non si capisce perché proprio la poesia venga posta come ultima raccolta, tanto piú che Pasolini teneva in grande conto la poesia). Walter Siti si trova in una grande contraddizione con se stesso e la sua visione del mondo, pur non essendo un filologo, come egli stesso conferma. Il titolo che egli dà a questa conclusione di queste sue fatiche di Ercole è Lopera rimasta sola. Questa postfazione non è un articolo giornalistico, a cui si potrebbero perdonare molte cose, no, no, questa è la difesa di se stesso, del curatore, il quale non capisce lautore che gli fu affidato. È lindignazione del curatore. Certo il lavoro suo gli venne degnamente retribuito. Ma la sua coscienza è in bilico: tra quello che si è e quello che si deve, per lavoro, compiere. Mi sia permesso di immaginare un Walter Siti impegnato in un lavoro interessante, piegato sulle carte di un autore a lui alieno, lavoro accettato per motivi di retribuzione, ma anche per reputazione. Bisogna anche avere da parte nostra, la mite tolleranza per capire che per Walter Siti questo lavoro di raccolta sia stato un vero tormento personale, scoppiato poi in questa sua ultima crisi della postfazione. Walter Siti, nella sua anima, disprezza Pasolini. E lo disprezza, cosí profondamente da discreditare volgarmente, non solo luomo che era, ma anche tutta la sua opera. Walter Siti, non riesce a capirlo e in tutto il suo solerte impegno non può accettare il metodo di lavoro di Pasolini (troppo poco ordine tra le su carte, troppi progetti iniziati non finiti, ecc. ecc.). Walter Siti non è un artista. È un lavoratore di cose letterarie. Prima di tutto, Pier Paolo Pasolini, non pensava certo di morire già, pur portando in sé dalla sua nascita un profondo senso filosofico della morte. E poi: Pier Paolo Pasolini è un artista, un artista che è alla ricerca della verità poetica, senza dogmi accademici o senza appigliarsi totalmente ai modelli della tradizione. Pasolini, senza dubbio alcuno da parte mia, è il poeta del nostro tempo, il grande poeta, come fu grande Dante al suo tempo. La sua forza della contraddizione fa di lui lUOMO NUOVO. Scrive Walter Siti, tra laltro: Cè in lui, fin dallinizio, una feroce volontà di essere autore (p. 1921). Lastio in Walter Siti cresce, vede e visiona qualcosa di diverso che è estraneo al sentire e fare dellartista: un individuo nato e cresciuto e vivente in un campo magnetico di una certa società storica (e Pasolini, accentua continuamente la limitatezza storica, del suo tempo e della sua esistenza in esso). Un artista nel suo tempo, che si impone per elezione naturale la gioia della creazione, cioè di riuscire ad esprimere qualcosa del tutto, nel razionale e nellirrazionale da una sua visione della realtà. Sono stato razionale e sono stato irrazionale fino in fondo P. P. P.: BESTEMMIA, La religione del mio tempo, Frammento alla morte, in, p. 579-580 Tutto un agglomerato didee da esprimere in forme, una ricerca genuina dellessere, un aggiornarsi nei fatti e dei fatti, unesperienza di vita, è lopera di Pier Paolo Pasolini. Questa postfazione, in tutte le sue fibre, è un insulto raffinato al Poeta Pier Paolo Pasolini. Per fortuna, queste edizioni selezionate dei Meridiani Mondadori non vengono quasi mai lette veramente. La postfazione inizia come segue: Dunque i dieci volumi sono qui, catafratti nella loro epidermide blu scura, con la loro illusione di finitezza, la loro sperata impeccabilità. Ma Pasolini è stato, ed è, lo scrittore dellimperfezione. Quante volte, curando i testi, mi sono irritato per il suo inconcepibile pressappochismo. Continua a citare a memoria, sbagliando le citazioni [...] E questo non solo nei manoscritti, nelle prime redazioni buttate giú alla brava, ma in testi pubblicati di cui dovrebbe avere, presumibilmente, corretto le bozze. [...] Per fretta, naturalmente, la fretta di una carriera costruita allinsegna del non-ho-tempo; per disprezzo, anche, di unerudizione da culi di pietra, per insofferenza e odio allaccademia (con relativo sotterraneo complesso di inferiorità). La pazienza artigianale e il rispetto per il lettore non hanno mai preso, in Pasolini, la strada dello specialismo; anzi lo specialismo e la pignoleria gli sono sempre parsi travestimenti della rassegnazione e della rinuncia. La cialtroneria di cui viene voglia di accusarlo è piú che altro bulimia intellettuale: cita passi che trova virgolettati su una rivista e fa credere daver letto il libro da cui provengono; parla di Eros e civiltà di Marcuse quando ne conosce soltanto un capitolo antologizzato da Fortini; lascia cadere nei versi una frase di Valéry come se fosse una vecchia frequentazione, mentre lha appena incontrata in Jakobson (e per di piú sbaglia il francese); esibisce con sicurezza testi che ha soltanto orecchiati, butta lì lallusione a una rivistina psichedelica rarissima solo perché in viaggio ne ha sfogliato un numero. Costella (soprattutto nei primi anni) le sue opere di epigrafi e di eserghi preziosi, suggestivi di una cultura che non ha; dissemina riferimenti alla linguistica, allantropologia, alla sociologia rubacchiati in pubblicazioni specialistiche. Non dichiara le sue fonti, nemmeno in nota, spesso oltre i limiti del plagio; di una imitazione di Langston Hughes resta come unica traccia il titolo, Spiritual; del Norman O. Brown saccheggiato in Bestia da stile (e saccheggiato proprio in quanto libro composto da altre citazioni) non resta nessuna traccia per il lettore comune. Eliotismo poundiano, certo, con questi frammenti ho puntellato le mie rovine eccetera, ma anche direi, gioco delle parti di un teatrino interiore. Il ragazzino bravo del primo banco, un po secchione, si è vergognato, e si è mascherato da ossesso ribelle, da maledetto, da ladruncolo; però ogni tanto si rifà vivo da sotto la maschera, ingiungendo al trickster di leggere tutto, di tutto sapere, di non aver mai pace. Il professore Walter Siti, boccia a pieni voti senza esitazione e con una certa soddisfazione della sua autorità, il giovane e il vecchio Pasolini. Lo condanna senza appello a ritirarsi dalla scena e a rimanere chiuso nel sarcofago blu della collana dei Meridiani, che in fondo non se la merita. Si permette anche di fare un poco lo Sherlock Holmes e di frugare nella biblioteca personale di Pasolini, che a quanto pare, e chissà perché, è decimata. Un ultimo controllo sulla cultura di Pasolini nel definitivo processo a Pier Paolo Pasolini. A consultare i pochi libri rimasti della biblioteca di Pasolini, si resta colpiti da un particolare che conferma limpressione di disinvoltura (o a dir meglio di sfacciata improntitudine) culturale; molti volumi di quelli che lui cita e utilizza spesso, sono fittamente annotati e accanitamente sottolineati, nelle prime pagine e poi cé una piegatura diagonale dellangolo superiore, di quelle che si dicono orecchie e al di là il libro è assolutamente intonso. Cè un bel libro in lingua tedesca del poeta tedesco Christoph Klinke, Wir sind alle in Gefahr, ed. Oberbaum, Berlin, un titolo preso dallultima intervista di Pasolini concessa a Furio Colombo: Siamo tutti in pericolo. Ed oggi, piú che mai, tale espressione si conferma valida. e nella piú perfetta solitudine jaccuse! P. P. P.: BESTEMMIA, Poesia in forma di rosa, Garzanti, p. 816 -------------------- [1] Descrizioni, è il termine che usa Pasolini, per li suoi interventi di critica letteraria. [2] Laura Betti, attrice, amica assoluta di P.P.Pasolini, morta nel 2004, Graziella Chiarcossi, cugina di Pasolini e abitante nella sua casa a cura della di lui madre, erede oggi dei diritti editoriali dellopera di Pasolini, curatrice di diverse opere. Ninetto Davoli, amico di Pasolini, attore, sposato, padre di due figli i cui nomi sono, Piero e Paolo. Marina Beelke, nata il 12 feb. 1938 a Genova. Dal 1963 residente a Berlino, e dal 1972 al 2003 professore di Lingua e Letteratura Italiana allUniversità Tecnica di Berlino, con specializzazione sulla letteratura moderna. La pubblicazione del suo nuovo libro Mille e un chilometro di asfalto Discorsi dombra con Pier Paolo Pasolini è prevista per la primavera 2006. in italiano DIE KRAFT ZUM WIDERSPRUCH Als der Dichter, Regisseur, Kritiker Pier Paolo Pasolini am 2. November 1975 ermordet wurde, lief den Italieniern ein kalter Schauer den Rücken hinunter. Hatten sie etwas übersehen? verdrängt? vergessen? War diese unbequeme Stimme nicht ein Teil des öffentlichen Bewußtseins gewesen? Wer sollte jetzt die Fragen nach der Unmoral von Abtreibung, nach der Not der Polizisten und Soldaten, nach der Scheinheiligkeit der Intellektuellen, nach dem Anpassungsdruck auf Jugendliche stellen, wenn nicht er? Sein Tod war, genau wie sein Leben als Homosexueller für die Spießer, als Kritiker für die Faschisten, als christlicher Kommunist für die Apparatschiks ein Skandal. Ein Skandal, der heute, und nicht nur in Italien, noch nicht zuende ist. Ein Essay von Marina Beelke, Genua 2005 Foto: A. Novi (1962) Wer ist, wer ist gewesen, wer war Pier Paolo Pasolini? Pier Paolo Pasolini, Dichter, Schriftsteller von Romanen und Theaterstücken, literarischen Beschreibungen [1], Filmemacher, Reisender in der Welt der Verstoßenen in West und in Ost, Betrachter und Erforscher der modernen Welt der Menschen in ihren Mutationen, ätzender Kritiker aller Heucheleien der demokratischen Regierung national und international und schließlich unter anderem was wenigen bekannt ist gelegentlich Maler: Ausdruck, dem er sich in den letzten Jahren seines Lebens (er war etwa fünfzig Jahre alt) widmen wollte, in seinem neuen Zuhause im Turm in Chia (Viterbo) den er sich mit soviel Zähigkeit geschaffen hatte, zu erwerben. Der Tätigkeit des Malens konnte er sich nicht lange widmen, da es jemandem sehr lästig war, sein vielfältiges Auftreten und Wirken, sein breites Interesse für die Realität, für das soziale Leben der Menschen, seine Neugier und seine Intelligenz, sein Sich-überall-Einmischen und seine ständige grenzenlose Betonung des Widerspruchs des kapitalistischen Systems, das einerseits den sozialen Fortschritt der Produktion preisen, anderseits aber die privat-kapitalistische Form der Aneignung der Arbeitsprodukte (den Konsum) auf einen göttlichen Altar stellen will. Aber nicht nur dies: Pier Paolo Pasolini wagt als Dichter, in eine fremde, für ihn eigentlich unzugängliche Sphäre einzudringen: die der Macht der Mächtigen und der Politiker, die mittels des bürgerlichen Journalismus als Leere der Macht entlarvt. Ein italienischer Skandal Für den deutschen Leser, der nicht unbedingt mit den italienischen Angelegenheiten vertraut ist, mag es sehr schwer sein, die italienischen Skandale zu verstehen, welche gegenüber der kulturellen Tradition der nordischen Völker sehr exotisch (beinahe unverständlich) erscheinen. Hier sind wir zweifellos auf mediterranem Boden, lateinisch und nicht griechisch, oder vielleicht doch, wenn man an die Todesstrafe des Sokrates wegen Verführung der Jugend denkt, mit dem sehr deutlichen Unterschied, daß Sokrates seine letzte Stunde genießen konnte, ein extremes Schicksal, das respektvolle Sterben nach den Gesetzen des Vaterlandes, im Widerspruch jedoch zu seinem freien Denken. Dieser Tod ist nicht traurig, weil es ein Tod ist, über den man spricht und der dadurch ungetrübt ist: den unvermeidbaren Schierlingsbecher zu trinken, aus freier Entscheidung, eingekreist von der Harmonie seiner Gedanken, ohne sie zu verleugnen, und umgeben von seinen Schülern. Indem er noch dies und jenes widerlegte, scheint dieses Sterben der Triumph des Lebens über den Tod zu Zeiten des hellenischen Niedergangs. Ein Mord aus Staatsräson, wo das Opfer freiwillig und mit eigener Hand den Tod vollziehen muß, um der Welt zu zeigen, daß es sich um Selbstmord handelt: ein Tod, gesucht und gewollt, da das Leben in ganzer Kraft des eigenen Widerspruchs voll erlebt wurde, weil der Mensch eine Rede in der Öffentlichkeit hält gegen die offenen herrschenden Regeln, gegen die öffentliche Meinung, ein offenes und nacktes, zur Schau gestelltes Sprechen: sein eigenes Unbehagen offiziell auszusprechen und die junge Generation anzuspornen, frei zu denken und dagegen zu sprechen, und dies alles aus eigener gewollter Erfahrung des Bewußtseins und nicht aus eingeschärftem Gehorsam zur Ignoranz, um so das Schöne und das Gute eines Vaterlandes zu retten. Ha! Durchsichtiger und doppelter Widerspruch der alten hellenischen Welt! In dem Widerspruch der höchsten Ebene des Begriffs einer modernen Demokratie, in den Vereinigten Staaten Amerikas, greift man heute immer mehr zur Gewalt des elektrischen Stuhls, um den kleinen Mann zu strafen. Aber woher kommt die individuelle Gewalt zur Kriminalität? Gibt es vielleicht eine Ausbildung, eine individuelle Antwort auf die Gewalt des Staates? Diese Verbindungen werden auf jeden Fall unterdrückt, das ist eine Tatsache. Aber wir .... sind wir vielleicht besser? Wenn wir nichts anderes wissen als auf neue Autoritäten zu warten? Ma noi ... siamo forse migliori? Se non sappiamo fare altro che aspettare nuove autorità? P.P.P.: Teatro Pilade, Prologo, ed. Garzanti 1988, p. 280 Die Taten des Widerspruchs, jenes historischen Menschen Christus aus Nazareth, sind zum historischen Symbol des universellen Leidens des Menschen geworden. Mindestens so hat man es uns eingepaukt: daß der Mensch nur und immer leiden muß und aus diesem Grund seinen Kreuzweg erleiden soll; wer widerspricht, und bei seiner Klage über das Verlassen des Gott-Vaters den auferlegten Opfertod annehmen muß, das Massaker seines Körpers, um den Menschen, die als Zuschauer dieses Schauspiels erleben, den Weg einer eigenen organisierten humanen Erlösung aufzeigen. Dies ist sicher die Botschaft des historischen Christus, verunstaltet, nackt und verunglimpft am Kreuz. Gewiß, der historische Christus ist nicht der Christus seiner Religion, welche sich aus dem primitiven Christentum eine unfehlbare Autorität gewandelt hat, eine Autorität ohne wohltuenden Widerspruch, ein despotischer Katholizismus auch wenn er heute, um sein Reich zu retten, ein bißchen liberaler in seiner falschen Toleranz (pasolinianischer Terminus) erscheint: ein unheilvoller und todbringender Widerspruch, der Kraft und Schwäche im Gleichgewicht hält. Zwischendurch inmitten dieser christlichen und katholischen Zivilisation, auf dem felsigen Boden im Ausgang des Mittelalters, der Post-Renaissance und der Gegenreformation, die sich im Mittelmeerraum auf das Äußerste steigert, läuft Giordano Bruno, vermummt in der Kutte der Ketzer und ihm voraus psalmensingende Mönche, bewacht von bewaffneten Leuten, gefesselt und barfuß, zum Scheiterhaufen, isoliert in seinem Bewußtsein von der Unendlichkeit des Universums, nachdem er sieben Jahre eingesperrt war im schlüpfrigem Gemäuer der vatikanischen Kerker; er wird geführt in Richtung des Campo de Fiori (wo heute in Rom noch seine Statue steht), unter dem Spott einer großen Menge, einer menschlichen Masse, die von nichts weiß und zur Dummheit und zur Gehorsamkeit der gesetzlichen Ordnung verdammt ist und terrorisiert von Skandalen: der Tod als humane Strafe. es gab endlich einen Menschen der einen guten Gebrauch des Todes gemacht hat cè stato finalmente un uomo che ha fatto buon uso della morte P. P. P.: TEATRO, Orgia, ed. Garzanti 1988, p. 593 Worin unterscheidet sich die damalige Menge von der heutigen? Man bekommt eine Gänsehaut, wenn man an die Menge von heute denkt: völlig verborgen, eingeschlossen im eigenen Zentrum, bereit zum Massaker an Andersartigem, aber immer zusammengepfercht und bewacht von Männern des Friedens, von Pazifisten. Skandal ist eigentlich ein richtiges katholisches Wort. Die etymologischen Wörterbücher sagen uns, daß es ein gelehrtes Wort ist, entstanden ist im Kirchenlatein scandalum (Prudenz, römisch-christlicher Dichter des IV. Jahrhunderts), ein Wort, das von dem Griechischen skandalon kommt und reformiert worden ist, was ursprünglich die Bedeutung von Hindernis bzw. Hinterhalt hatte, verwandt mit dem Lateinischen scandere, im Sanskrit skandatr, springen. Nun, der Skandal ist wirklich ein Sprung, ein Todessprung. Dante benutzte in seiner poetischen Sprache den Ausdruck vom Säer von Skandalen, im Sinne von Zwietracht. Skandal wird heute verwandt im Sinne von Trübung des Bewußtseins und der Empfindsamkeit und als Gegenpol zur geltenden Moral und Anstand und damit folgerichtig im Kielwasser der Empörung, für den, der die Konventionen nicht respektiert, und den, der eine Bresche in die Normen schlagen will, und den, der Gebrauch von der Freiheit des Gedankens macht, und den, der über den eisernen Vorhang springt. Es bleibt die Frage offen, wer sind die Täter des Skandals, das Opfer oder der Scharfrichter...? Skandal und Tod haben etwas gemeinsam... Wie es auch sei, das ganze Leben von Pasolini war ein Skandal, und sein Tod auch. Die Kreuzigung Wir aber predigen den gekreuzigten Christus: den Juden ein Ärgernis [2] und den Griechen eine Torheit Paulus, Brief an die Korinther Alle Wunden sind im Sonnenlicht und Er stirbt unter den Augen aller: selbst die Mutter unter der Brust, den Bauch, den Knien schaut, wie Sein Körper leidet. Das Morgengrauen und die Abenddämmerung geben Ihm Licht auf seinen geöffneten Armen und der April erweicht Seine Zurschaustellung des Todes unter den Blicken, die Ihn verbrennen. Warum wurde Christus am Kreuz AUSGESETZT? Oh Blitzschlag des Herzens am nackten Körper des jungen Mannes... grausame Beleidigung seiner entblößten Scham ... Die Sonne und die Blicke! Die verzweifelte Stimme bat Gott um Vergebung mit einem schmachvollen Schluchzen, rot am Himmel ohne Klang, zwischen frischen Pupillen gelangweilt von Ihm: Tod, Geschlechtsteil und Verspottung. Man muß sich zur Schau stellen (ist es das, was der arme angenagelte Christus lehrt?) die Klarheit des Herzens ist würdig jeglichen Hohns, jeglicher Sünde, jeglicher nackten Leidenschaft... (will der Gekreuzigte das sagen? verschenken jeden Tag das Leben, jeden Tag verzichten auf Vergebung sich unschuldig über den Abgrund beugen). Wir werden uns dem Kreuz anbieten, unter Verspottung, zwischen den Pupillen leuchtend vor wilder Freude, enthüllend für die Ironie die Tropfen des Blutes von der Brust bis zu den Knien, mild, lächerlich, zitternd im Intellekt und Leidenschaft im Spiel des Herzens, verglühend in seinem Feuer, um den Skandal zu bezeugen. P. P. P.: BESTEMMIA, Lusignolo della chiesa cattolica, pp. 376-377 Die Grenzenlosigkeit des Himmels auf dem Körper Im Jahre 1975, im Morgengrauen des 2. November, wurde zufällig am Strand von Ostia (wenige Kilometer von Rom entfernt) ein verunstalteter Körper gefunden, massakriert von einer unerhörten Gewalt: es war der Körper eines Dichters, eines italienischen Dichters, bekannt nicht nur in Rom, sondern auch jenseits des Appenin und der Alpen, jenseits der Vogesen und des Urals, jenseits der Meere und Ozeane. Es war der Körper des Pier Paolo Pasolini. Ein großes Begräbnis, begleitet von einer enormen Menschenmenge, organisiert sich, ein bißchen aus Spontaneität und ein bißchen mit Bewußtsein, auf dem römischen Platz Campo de Fiori, um die Statue von Giordano Bruno herum. Es erinnert mich an die Reaktionen des Jahres 1968, als man im Rundfunk hörte, daß Rudi Dutschke durch ein Attentat schwer verletzt war, und wir alle, namenlose Bürger, konnten nicht anders als durch eine innere Kraft getrieben aus den Wohnungen heraus auf die Straße, die jeweilige persönliche Tätigkeit unterbrechend, um irgendwie unsere Teilnahme am Schweigen zu manifestieren, ausschreitend in Gewalttaten gegen jenen Journalismus der Macht, der dieses Attentat jahrelang vorbereitet hatte. In dem ganzen Zeitraum, in dem du noch nicht geboren warst, habe ich die Vernunft benutzt. Ich weiß nicht, in welchem Mutterleib du warst. Ich habe sie nicht geschwängert, diese Frau, das ist sicher. Trotz allem, wenn ich den langen Zeitraum bedenke, der für mich nach der Geburt verging und für dich davor, gibt es keinen Zweifel: ich bin dir Vater. Warum also schaue ich auf dich mit den Augen des Sohnes? Unsere Erfahrung hat die gleichen Worte, unsere Vernunft hat den gleichen Wortschatz. Aber du, über das was dir gehört, hast du auch, was mir gehört: es ist das, was dich erwachsen macht. [...] Die Bourgeoisie, aus deren Eingeweide du geheimnisvoll geboren bist, habe ich mit meinen eigenen Augen gesehen, sie hat bleiche Gesichter wie Grabsteine: Laß dich nicht verführen von ihrem guten Willen, von ihrer gequälten Sensibilität, von ihrer komischen Schüchternheit. Sie sind alle terrorisiert, oh mein Vater, Chef. Und deine Altersgenossen gehen auf der Hauptstraße, nicht auf Seitenwegen. P. P. P.: BESTEMMIA, Trasumanar e organizzar, Dutschke, pp. 856-857 Enzo Siciliano, Freund von Pasolini, schreibt in seinem Buch mit dem Titel Campo de Fiori im Jahr 1993, verlegt bei Rizzoli, Milano: In der Erinnerung scheint mir, daß es bei Anbruch der Nacht gewesen ist. Ich weiß nicht, ob es wirklich dunkel war, oder ob es noch einen Schimmer von Licht gab. Ich erinnere mich, wie an diesem Nachmittag des 5. November 75, Laura, Graziella, Ninetto [3] ganz nah waren, aufgestellt wie eine Mauer vor dem Leichenwagen, der den Sarg von Pasolini trug, ein kleiner Freiraum zwischen der gedrängten Menge, und an diesem Punkt ein großes Licht des Nachmittags. Alles andere, die Fetzen der Erinnerung sind durch das Dunkel zusammengeschnürt, durchquert von den Schimmern der Laternen auf dem Campo de Fiori, in der Kälte des Novembers. Ich stehe in einer Gasse zwischen Piazza Farnese und Campo de Fiori und sehe Moravia, hochgestellt zwischen den Köpfen der Leute, der mit heiserer Stimme sagte: , Dichter werden wenige in einem Jahrhundert geboren [...]. , Wenige werden geboren... Die Stimme von Alberto war lebendig: aber es war eine verletzte Stimme. [...] Im Schmerz hatte er die Intuition, die Bedeutung dieses Begräbnisses auszudrücken die weltliche Sakralität, die jedenfalls zu einem Tod gehört. Es waren einfache Worte, aufgerissen an der Oberfläche von einer nicht zurückgehaltenen Emotion. Nun, , wenige die Dichter . Die Hand, die diesen Dichter getötet hatte, war etwas mehr als die Hand eines Straßenjungen. Aus diesem Grund waren wir so viele auf diesem Platz. Damit wurde nicht nur ein individuelles Schicksal beschlossen. Dieses Schicksal spiegelte etwas wieder, das uns alle betraf: nicht nur Freunde und Literaten. Wir Literaten waren nichts, das wurde hier deutlich, wir wurden in einem Strudel zunichte gemacht, dessen herrschende Farbe immer mehr von Blut verdreckt erschien. (p. 7-9) Man erfuhr von der Ermordung des Dichters Pier Paolo Pasolini durch Rundfunk und Presse. Leute seiner Generation, aber auch aus einer jüngeren Generation erinnern sich an ein befremdliches Abendmahl, vergiftet durch die Aufregung der Väter, der Onkel, der Neffen und Nichten und Enkel. P. P. Pasolini war ermordet worden. Das eingeschlafene Bewußtsein der Italiener erwachte bei dem schmerzlichen Gefühl, nicht zugehört zu haben und nicht wach über sich selbst gewesen zu sein. Kürzlich sprach ich mit einem Freund, einem genuesischen Arbeiter, einem ehemaligen Arbeiter bei Ansaldo, heute über achtzig Jahre alt (also aus der Generation Pasolinis), und sagte ihm auf seine Frage , daß ich mein Buch über Pasolini beendet hätte, und wollte ihm mit einer milden belehrenden Art erklären, wer Pier Paolo Pasolini ist. Und er sagte: Ich kenne ihn, Pasolini, ich weiß, wer er ist. Und er sagte es mit seiner klaren Stimme, in einer offenen Art, ehrlich und unverfälscht sicher, so daß ich mich fast schämte über mein spärliches Wissen. Sein Ausdruck war eine Überzeugung und war ein Rückruf eines vergangenen Kampfes. Ich war darüber sehr glücklich, weil noch heute scheint mir niemand weiß, wer Pasolini ist, gewesen ist und war. Wir sind jetzt im Jahr 2005 also 30 Jahre nach seinem Tod und noch heute liest man in den Zeitungen die immergleichen wiederholten Fragen mit den gleichen Antworten, viel Klatsch über seine Person, aber wenig über sein Werk. Der italienische Skandal geht weiter. Seit 1975 spricht man, schreibt man über Pasolini in einem erbarmungslosen Kontinuum: nichts oder wenig Neues. An jedem Todestag, ein Jahr, zwei Jahre, fünf Jahre, zehn Jahre danach, um nicht zu erwähnen: zwanzig Jahre danach! Und jetzt im Jahr 2005 sind wir angekommen bei dreißig Jahren danach. Die Gedankengänge sind mehr oder weniger immer die gleichen, mit einer deutlichen Tendenz, ausgedrückt in pseudointellektuellen Schnörkeln, um einen Dichter zu eliminieren, der nicht paßt zum Bewußtsein der heutigen Menschheit mit ihrem Lieber vergessen...! Besser wäre gewesen, wenn Italien ihn nie gehabt hätte, flüstern die Italiener heute. Dies geschieht in einem Italien, das sich nicht entschließt, sich zu verändern, ein Land, das sich in einem böswilligen, zustimmenden, reaktionären Widerspruch sonnt, ein Land, das nicht den Mut für einen wahrhaften Skandal hat, den Skandal eines entkleideten Christus, nackt in seiner Scham am Kreuz der Wahrheit, Prediger einer neuen Welt, die aber niemals entstand und die verfaßt und genehmigt wurde, verkleidet in die absoluten Gesetze einer Staatsreligion: eine konformistische Vereinbarung. Glaubt nicht, daß ich gekommen bin, um den Frieden auf Erden zu bringen; ich bin nicht gekommen, um den Frieden zu bringen, sondern das Schwert. Das sind die Worte von Christus nach Matthäus, texttreu wiedergegeben von Pasolini in seinem Film Il Vangelo secondo Matteo. Der phantastische Seiltänzer Trotzdem ist der Ruf Pasolinis in allen Ländern außerhalb Italiens zweifellos besser, und wer über ihn schreibt, tut es aus existentieller Leidenschaft. In den deutschen Schriften habe ich zum Beispiel niemals Worte der Verleugnung gefunden, sondern nur ein Bemühen um das Verständnis seiner Werke. In Italien macht man alles, wie schon gesagt, um ihm in seiner Größe zu schaden und anzuschwärzen: den größten Dichter Italiens des 20. und 21. Jahrhunderts. In der Geschichte verlaufen die Jahrhunderte rasch, in den individuellen Leben ist ein Jahrhundert nicht einmal eine Generation... Verwicklungen und Abwicklungen, seiltänzerische Verdrehungen des Pazifismus des Mannes ohne Eigenschaften! Oder besser gesagt: Mangel an Intelligenz, gemeine Ignoranz...? Es scheint, daß in diesen dreißig Jahre (eben nicht einmal ein halbes Leben) sich nichts verändert hat, mindestens in Italien, abgesehen vom Euro u. dgl.. Und dies wird mit Genugtuung beständig betont in den Artikeln über Pasolini. Eine Art Strategie des unschuldigen Bewußtseins des Individuums. Es hat sich aber doch viel verändert! Zumindest in Italien. Leben wir heute noch in dem Italien, das für Pasolini die Gegenwart war? Wir leben in der Zeit, die Pasolini als unsere Zukunft prophezeit hat: den Völkermord. Ich lese im Corriere della Sera vom 16.September 2005 unter der Rubrik Cronaca di Roma einen Artikel von Franco Cordelli mit dem Titel Un fantasma sfuggente ridotto a merce (Ein flüchtiges Phantom zur Ware reduziert), geschrieben zum Anlaß des Dreißig Jahre danach, verbunden mit einem Bericht über die Veröffentlichung eines Buches von Antonio Tricomi Lopera mancata di Pasolini (Das versäumte Werk von Pasolini, Carocci, 2005). Man erinnert sich bei allem an den religiösen Dreißigjährigen Krieg in Europa! Das Problem des Phantoms ist nicht neu. Schon im Jahre 1995 (zwanzig Jahre danach) erschien im Espresso am 22.Oktober ein Dossier über Pasolini, herausgegeben von Enzo Golino, mit einer Pressenotiz, betitelt Quel fantasma è ancora tra noi (Dieses Phantom ist immer noch unter uns). Das, was uns heute interessiert, ist warum Pasolini, die Trommeln rührend und besessen, uns zwingt weiter zu diskutieren oder einen Autor zurückzurufen, dessen Werk wir als ;fehlend kennen und der vielleicht teilweise oder gänzlich zum Vergessen, zur Unverständlichkeit verdammt ist. Oder, mit anderen Worten: was bleibt wirklich übrig von Pasolini? Wir fragen uns eben nicht, was wird von Pasolini bleiben, da wir es nicht sagen können, wenn wir schon vermuten, daß davon nichts Wesentliches bleiben wird; aber ebenso werden wir uns fragen, was bleibt für diesen Augenblick, wenn man in unseren Jahren nichts anderes tut, als sein Phantom zu beschwören, und ich sage Phantom nicht zufällig, weil ich mich beziehe auf seinen Namen, auf seine Anwesenheit-Abwesenheit, auf sein Leben, das es nicht mehr gibt, auf die Bezeugungen, die bleiben, ich sage Phantom, da es sich um eine der Realität entgegengesetzte Wesenheit handelt, entgegengesetzt dem Materiellen und nicht das Legendäre müßte standhalten bei einem Autor: sein Werk. (Franco Cordelli, Corriere della Sera, 10. 9. 2005) Und die Stadt Rom wird dieses Jahr ein Amphitheater sein und sie ist bereits voller Paraden von Ausstellungen, römischen Rundgängen im Namen von Pasolini, und so wird es auch sein in allen großen und kleinen Orten Italiens. Wie auch immer, das Gute duldend so wie das Schlechte, dieser ganze Rinnsal italienischer Zeitungsartikel es sind alles Flüsse, die niemals das Meer erreichen werden. Der größte italienische Skandal erscheint schließlich im Februar 2003, als die sogenannte vollständige Gesamtausgabe Pier Paolo Pasolinis bei dem Verleger Mondadori in der Serie Meridiani, erscheint, herausgegeben und sorgfältig bearbeitet von dem italienischen Gelehrten Walter Siti. Ein Werk in zehn Bänden, gedruckt auf dünnem gelblichen Papier, schön gebunden in dunkelblauem Kunstleder mit Goldschrift für die Titel der Sammlungen. Kostspielige Bände, deren Preis nicht für alle erschwinglich ist. Bände, die dazu gemacht sind, einen großen Eindruck zu schinden, wenn man sie in eine Vitrine hinter Glas stellt; jedoch sind sie nicht dafür da, gelesen zu werden, darüber zu studieren: man muß schon zarte und gut gepflegte Finger haben jedoch keine langen Fingernägel und keine durch manuelle Tätigkeit verdorbene Hände. Am Ende der letzten Sammlung GEDICHTE (in zwei Bänden) gibt es ein langes Nachwort des Herausgebers Walter Siti, durchaus eine respektable und freundliche Person, welcher als Herausgeber des Werkes sich schließlich vor den Gedichten Pasolinis befindet, vor dem Papierkram (man versteht überhaupt nicht, warum die Dichtung als Letztes erscheint, obwohl Pasolini selbst so großen Wert auf seine Gedichte gelegt hatte). Walter Siti befindet sich in einem großen Widerspruch mit sich selbst und seiner Weltanschauung, obschon er kein Philologe ist, wie er selbst bestätigt. Der Titel, den er nach seinen Herkules-Taten dem Ganzen gibt, heißt Das allein gebliebene Werk. Dieses Nachwort ist kein Zeitungsartikel, womit man vieles entschuldigen könnte, nein, nein, dies ist die eigene Verteidigung des Bearbeiters, der den Autor, der ihm anvertraut wurde, nicht versteht. Es ist die Empörung des Bearbeiters. Sicherlich wurde seine Arbeit würdig belohnt. Aber sein Gewissen steht auf der Kippe: zwischen dem, was einer ist, und dem, was man ausführen soll in der Aufgabe, die man hat. Es sei mir erlaubt, mir einen Walter Siti in einer interessanten Arbeit vorzustellen, vertieft in die Schriften eines Autors, der ihm fremd ist, und die er angenommen hat wegen des Honorars, aber auch für seinen Ruf. Man muß aber auch unsererseits die milde Toleranz besitzen, um zu verstehen, daß für Walter Siti diese Arbeit der Sammlung eine echte persönliche Qual gewesen ist, ausgebrochen in dieser letzten Krise des Nachwortes. Walter Siti verachtet in seiner Seele Pasolini. Und er verachtet ihn so tief, daß er ihn letztendlich in gemeiner Art in Verruf bringt, nicht nur den Menschen, der er war, sondern auch das ganze Werk. Walter Siti gelingt es nicht, ihn zu verstehen und bei seinem ganzen emsigen Einsatz, kann er auch die Arbeitsmethode von Pasolini nicht begreifen: (viel zu wenig Ordnung zwischen seinen Papieren, viel zu viele angefangene, nicht beendete Projekte etc. etc.). Walter Siti ist kein Künstler, er ist ein Sachbearbeiter von literarischen Dingen. Vor allem dachte Pier Paolo Pasolini nicht daran zu sterben, obwohl er von Geburt an den tiefen philosophischen Sinn des Todes in sich trug. Und dann: Pier Paolo Pasolini ist Künstler, ein Künstler, der auf der Suche der poetischen Wahrheit ist, ohne akademischen Dogmen zu folgen oder sich an Muster der Tradition anzuklammern. Pasolini ist ohne jeglichen Zweifel ein zeitgenössischer Künstler, wie Dante es war zu seiner Zeit. Und heute Dichter sein, bedeutet Skandal. Seine Kraft zum Widerspruch macht aus ihm den NEUEN MENSCHEN. Unter anderem schreibt Siti: Es gibt bei ihm von Anfang an einen brennenden Willen, ein Autor zu sein. (p. 1921) Der Groll in Walter Siti wächst und sieht die Vision von etwas anderem, das dem Empfinden und dem Tun des Künstlers fremd ist: ein Individuum, geboren und aufgewachsen und lebend in einem magnetischen Feld einer bestimmten historischen Gesellschaft (und Pasolini betont ständig seine historische Begrenztheit). Ein Künstler in seiner Zeit, der sich durch natürliche Auswahl die Freude am Schöpferischen zwingt, das heißt, es zu schaffen, etwas aus dem Ganzen auszudrücken, im Rationalen und im Irrationalen aus seiner Vision der Wirklichkeit. Sono stato razionale e sono stato irrazionale fino in fondo Ich bin rational gewesen und bin irrational gewesen bis zum Äußersten P. P. P.: BESTEMMIA, La religione del mio tempo, Frammento alla morte, pp. 579-580 Alles eine Anhäufung von Ideen, die in Formen ausgedrückt werden sollen, eine echte Suche nach dem Sein, sich auf dem Laufenden halten in den Geschehnissen und durch die Geschehnisse, eine Erfahrung des Lebens, das ist das Werk von Pier Paolo Pasolini. Dieses Nachwort von Walter Siti, in all seinen Fasern, ist eine raffinierte Beleidigung des Dichters Pier Paolo Pasolini. Glücklicherweise wird diese exquisite Ausgabe der Meridiani Mondadori von niemandem gründlich gelesen. Das Nachwort beginnt folgendermaßen: Also die zehn Bände sind hier, gepanzert in ihrer dunkelblauen Außenhaut, mit ihrer Illusion der Vollkommenheit und ihre gehoffte Tadellosigkeit. Aber Pasolini ist gewesen und ist der Schrift-steller der Unvollkommenheit. Wie viele Male, beim Lesen und Ordnen der Texte, habe ich mich geärgert über seine unfaßbare Schlamperei. Ständig zitiert er aus dem Gedächtnis, indem er die Zitate verwechselt [...]. Und dies nicht nur in den Manuskripten, in den ersten Fassungen lässig hingeworfen, sondern auch in veröffentlichten Texten, von denen er die Druckabzüge hätte korrigieren sollen. [...] Aus Eile natürlich, die Eile einer Karriere, aufgebaut unter dem Zeichen des Ich-habe-keine-Zeit; auch aus Verachtung einer Gelehrsamkeit in der Art der sitzenden Ärsche, aus Unduldsamkeit und Haß auf die Akademien (mit einem entsprechenden Minderwertigkeitskomplex). Die handwerkliche Geduld und den Respekt für den Leser haben bei Pasolini nie den Weg des Spezialistentums angenommen; im Gegenteil: das Spezialistentum und die Kleinigkeitskrämerei sind ihm immer erschienen als Verkleidungen der Ergebung und des Verzichts. Die Nichtsnutzigkeit, die man Lust hat, ihm vorzuwerfen, ist mehr als Anderes eine intellektuelle Freßsucht: er zitiert Passagen, die er in Anführungszeichen in einer Zeitschrift findet und läßt glauben, das ganze Buch gelesen zu haben; er spricht von Eros und Zivilisation von Marcuse, obwohl er davon nur ein Kapitel kennt, aus einer Anthologie von Fortini; er läßt einen Satz in den Versen von Valéry aus, als hätte er mit ihm einen langen Umgang, während er ihm gerade bei einer Lektüre von Jakobson begegnet ist (und schlimmer noch, macht Fehler im Französischen); er legt mit sicherer Geste Texte vor, die er nur aufgeschnappt hat, er wirft eine Anspielung auf eine seltene psychodelische Zeitung hin, nur weil er auf einer Reise eine Nummer durchblättert hat. Er besät (besonders in den ersten Jahren) seine Werke mit Inschriften einer Kultur, die er nicht hat; er streut Bezüge zur Linguistik, zur Anthropologie, zur Soziologie, geklaut aus spezialisierten Veröffentlichungen und gibt seine Quellen nicht an, nicht einmal in einer Fußnote, oft über die Grenzen eines Plagiats hinaus; aus einer ,Imitation von Langston Hughes bleibt als einzige Spur der Titel Spiritual; von Norman O. Brown ausgeplündert in Bestia da stile [...], bleibt keine Spur für den normalen Leser. Poundianischer Eliotismus [....] gewiß, aber ich würde auch sagen, Rollenspiel eines inneren Kindertheaters. Der kleine brave Junge von der ersten Bank, ein bißchen Streber, hat sich geschämt und hat sich vermummt als besessener Rebell, als Verdammter, als kleiner Dieb; ab und zu aber zeigt er sich unter der Maske. Der Professor Walter Siti läßt ohne Zögern und mit einer gewissen Genugtuung seiner Autorität den jungen und den alten Pasolini völlig fallen. Er verurteilt ihn ohne Berufung, sich aus der Szene zurückzuziehen und in dem blauen Sarkophag der Reihe der Meridiani eingeschlossen zu bleiben, welche er im Grunde gar nicht verdient. Siti erlaubt sich auch, ein bißchen Sherlock Holmes zu spielen und wühlt in der persönlichen Bibliothek von Pasolini, die, wie es scheint wer weiß warum ziemlich dezimiert ist. Eine letzte Überprüfung der Kultur von Pasolini bei dem endgültigen Prozeß von Pier Paolo Pasolini. Beim Durchsehen der wenigen übriggebliebenen Bücher aus Pasolinis Bibliothek ist man überrascht von einer Einzelheit, die den Eindruck von kultureller Unbefangenheit bestätigt (oder um besser zu sagen, von aufdringlicher Frechheit; viele Bücher, von denen, die er oft zitiert und benutzt, sind auf den ersten Seiten mit Anmerkungen dicht versehen und hartnäckig unterstrichen aber dann gibt es eine diagonale Faltung, welche man ,Eselsohr nennt, und darüber hinaus ist das Buch völlig unberührt. Es gibt in deutscher Sprache ein schönes Buch , geschrieben von dem Dichter Christoph Klimke: Wir sind alle in Gefahr (Oberbaum Verlag): ein Zitat aus einem Interview, seinem letzten, das er Furio Colombo gewährte: Siamo tutti in pericolo. Und heute mehr denn je bestätigt sich die Geltung dieses Spruches. e nella piú perfetta solitudine jaccuse! und in der vollkommensten Einsamkeit jaccuse (ich klage an)! P. P. P.: BESTEMMIA, Poesia in forma di rosa, Vittoria, p. 816 --------------------- [1] descrizioni ist der Terminus, den Pasolini für seine kritisch-literarischen Texte benutzte. [2] In der italienischen Übersetzung der Paulus-Briefe An die Korinther 1, 23 steht scandolo, während in der deutschen Übertragung Ärgernis steht. [3] Laura Betti, Schauspielerin, eng befreundet mit Pier Paolo Pasolini, gestorben im Jahr 2004, Graziella Chiarcossi, eine Nichte von P.P.P. und wohnhaft bei Pasolini in Rom, als Pflegerin seiner alten Mutter, Erbin sämtlicher Autorenrechte von Pasolini, Herausgeberin verschiedener Sammlungen seiner Werke, Ninetto Davoli, eng befreundet mit Pasolini, Schauspieler, verheiratet, Vater zweier Söhne mit Namen Piero und Paolo. Marina Beelke, geboren am 12. 2. 1938 in Genua (Italien), ist seit 1963 wohnhaft in Berlin und von 1972 bis 2003 Professorin für Italienische Sprache und Literatur an der Technischen Universität Berlin, mit besonderem Schwerpunkt auf die moderne italienische Literatur. Ihr neues Buch Tausend und ein Kilometer Asphalt Schattengespräche mit Pier Paolo Pasolini wird voraussichtlich im Frühjahr 2006 erscheinen. SEE ALSO: PIER PAOLO PASOLINI DIE WÜSTE IST IN UNS Essay zum 25. Todestag von P. P. P. |