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PANEM ET CIRCENSIS

Bombs for breakfast and bullets for lunch — not really a reason to change our way of life

   | Leonardo De Micheli (ROMA). Londra e Sharm el Sheik: due luoghi simbolici del lifestyle occidentale. La grande metropoli britannica a cavallo tra un passato di capitale imperiale e un presente di primario centro finanziario a livello mondiale. Una città dove la tradizione si fonde con un futuro già presente. Dove non si rinuncia alla circolazione a sinistra, alla sterlina e alla monarchia ma si è dismesso l’ormai non piú redditizio settore industriale pressoché sostituito dal terziario delle grandi banche, compagnie di assicurazione e società di servizi. La città egiziana invece è l’immagine del turismo delocalizzato. Fino a pochi anni fa un villaggio di pescatori, si è trasformata, anche grazie a sostanziosi investimenti occidentali, in uno dei piú importanti centri turistici del mondo. Una località da sogno scelta da milioni di vacanzieri ogni anno accomunati soltanto dalla voglia di divertirsi. A Sharm si può trovare il calciatore e il cantante ma anche gente comune che approfitta del buon rapporto qualità/prezzo per concedersi una vacanza esotica. La società neocapitalista ha previsto tutto per il benessere dei suoi associati: Londra e Sharm sono la sintesi di questa concezione del mondo. “Non cambieranno il nostro stile di vita”. Questo il coro unanime che si alza dopo ogni attentato terroristico. Ultimamente accade di frequente. Nel frattempo si adottano misure straordinarie e pacchetti sicurezza che, in nome della protezione dei cittadini, ne limitano le libertà individuali. Per non parlare della messa all’indice mediatica di tutti quelli che abbiano tratti somatici vagamente mediorientali quasi che il terrorismo faccia parte solamente della cultura islamica. Ma nonostante tutto l’uomo della strada non cambierà il suo modo di vivere.



Sinai on a postcard

   E non per scelta, per ineluttabilità. L’impiegato e la studentessa che ogni giorno salgono sulla metro lo faranno con un po’ di circospezione finché la televisione e i giornali parleranno di terrorismo. Ma è un momento che dura poco. Il tempo “cura” tutto, i pensieri di ogni giorno si sostituiscono alla paura provocata da istantanee che ogni giorno appaiono piú lontane e il dolore resta nella memoria di chi ha vissuto la tragedia sulla propria pelle e di pochi altri. Come la famiglia di Juan Charles de Méndez, elettricista brasiliano di 27 anni, morto ammazzato per mano della polizia inglese con sette colpi alla testa per essere scappato all’altolà degli agenti che lo avevano scambiato per un kamikaze. La paura di essere rimpatriato anzitempo per un visto scaduto l’ha fregato. In compenso il mondo civile ha porto le sue scuse per questa vittima collaterale della guerra al terrorismo. Anche questo fa parte del nostro stile.

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