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Foto: indymedia


“The rules of the game has changed” long ago, Mr Blair: with your war crimes

   | Christian Minelli (ROMA). Blair la mette giù pesante: “Le regole del gioco sono cambiate”. Quale gioco, Mr Blair? Ogni gioco ha le sue regole, sembra ricordarci il premier inglese. E cambiare cosí, su due piedi, delle norme, non è mai carino. Farlo poi ai danni della Gran Bretagna — pare — che di giochi ne ha inventati parecchi, assume il sapore di una beffa. Ma quale gioco, Mr Blair? Si riferisce mica al Bridge? No. Il laburista dagli occhi di ghiaccio parla, semplicemente, della guerra. La parola mette i brividi. Gioco. Come altri leader mondiali, Blair impallidisce di fronte alla guerra arrivata fino a casa. Finge, come gli altri (vedi Bush o Aznar), che quella cosa sporca abbia bisogno di valicare un confine per essere definita per quello che è. Come se i militari inglesi in Iraq (e i loro morti, e quelli morti per causa loro), siano pedine di un altro gioco. Di un’altra guerra. Scriveva Brecht: “Vi preghiamo, quello che succede ogni giorno, non trovatelo naturale”. Chissà se gli inglesi troveranno naturale il progetto di smantellamento dei diritti umani che il sapiente Blair intende mettere in atto per combattere ad armi pari, sembra dire, col terrorismo. “Non vinceranno”, ammonisce Blair. E quindi, espulsioni facili, negazione del diritto d’asilo a sospetti terroristi e, si è visto, licenza di uccidere la gente che scappa. Che poi il tutto si traduca in limitazioni intollerabili della vita dei cittadini non sembra preoccupare il “laburista” Blair. Meno male che la Regina Elisabetta aveva sentenziato: “Non cambieremo il nostro stile di vita”. Una domanda: Ma l’Inghilterra non era quella della Magna Charta e dell’habeas corpus?

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