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STUDENTI A TEMPO PARZIALE

Flexibility arrives in the universities...



L’università “La Sapienza” di Roma


   | Lucilla Paniccia (ROMA). Mentre mi appresto a raccontare una piccola rivoluzione che ha recentemente investito l’università “La Sapienza”, penso che forse qualcosa di nuovo è davvero successo. Forse, per una volta, le istituzioni si muovono verso la società, anche se come sempre, quello che vediamo è un film al rallentatore. Nella seduta del Consiglio di Amministrazione del primo ateneo di Roma, il 26. aprile 2005, è stato approvato un regolamento che definisce la figura dello studente a tempo parziale, inteso come colui che “non abbia la piena disponibilità del proprio tempo”. Questo nuovo attore della scena universitaria, al momento dell’immatricolazione, o successivamente, può concordare un percorso formativo “con un numero di crediti non superiore a quaranta per ogni anno e non inferiore a venti”, scelta questa che consentirà forse di snellire le fila dei fuori-corso.
   Alla limitazione dei crediti corrisponde inoltre una riduzione delle tasse, in una misura che varia tra il 10% ed il 40% in corrispondenza all’anno di immatricolazione. L’università “La Sapienza” attraverso questo regolamento e su iniziativa del pro-rettore con delega agli studenti Pietro Lucisano, intende cosí recepire le direttive del D. M. 509/99 in merito all’autonomia didattica degli atenei. Le normative ministeriali infatti prevedono di stabilire un numero di crediti formativi “diversificato per studenti impegnati a tempo pieno negli studi universitari o contestualmente impegnati in attività lavorative”.
   Il regolamento ha sicuramente il merito di aver compiuto un primo e significativo passo verso le esigenze degli studenti, 1/3 dei quali sull’intero territorio nazionale dichiara di dover lavorare per poter affrontare le spese necessari al compimento degli studi. I dati in questo caso dicono molto: l’errore è a monte. L’Università oggi è quasi un bene di lusso. L’istruzione una faticosa conquista, non piú un diritto. La laurea come il frutto maturo non solo delle ore di studio ma anche di quelle di lavoro. Un lavoro quasi sempre in nero (devono essersene accorti anche gli istruttori del regolamento, non richiedendo la presentazione di alcun contratto). Un lavoro che si fa sempre piú necessario per pagare tasse che aumentano, vecchi libri in nuove edizioni, pranzi fuori tra una lezione e l’altra, dispense aggiornate e sintesi dell’ultima ora. Il lavoro oggi sembra essere diventato quindi uno degli strumenti indispensabili allo studio. Gli studenti universitari costretti a compiere un percorso curioso: lavorare per studiare e per mezzo della laurea lavorare ancora. Aggiungete a tutto ciò un pizzico di vita privata. A questa non possiamo rinunciare. Perché non si può vivere di solo studio e lavoro. Se l’università è dedizione, lavoro e fatica, lasciateci almeno il tempo per provare ad amare. La prossima volta però voglio un full-time.