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UN DIALOGO SCORETTO

Students are less protected than the Panda bear

   | Lucilla Paniccia (ROMA). Si avvicinano la vacanze. Vorrei partire ma sono un po’ a corto: la solita studentessa squattrinata. Mi aggiro per le bacheche della mia facoltà in cerca di qualche buona offerta di lavoro.
   Buona sia chiaro, è un eufemismo. Nessuno studente qui a Roma si aspetta mai un buon lavoro. Al massimo uno che faccia un po’ meno schifo, o che abbia un qualche vantaggio relativo. Per esempio: ami la moda? Allora fai la commessa; il 10% di sconto sulla merce in vendita è una regola, non scritta ovviamente. Adori essere informato su tutte novità editoriali? Un’edicola ben fornita fa al caso tuo; leggerai tutto, e gratis. Il tuo problema è “cucire il pranzo con la cena”? Allora opta per una pizzeria al taglio: quella che avanza la porti a casa. Ma se quello che cerchi è un contratto, allora siediti, e prima di firmare, aspetta.
   La bacheca della Sani oggi è color arancione. Il colore dei volantini della Dialogo Diretto. Il colore della mia faccia al ricordo delle ore al loro servizio. Sede di lavoro, Milano. Dicembre 2002, un freddo pazzesco. Scopo fondamentale: fermare la gente(notoriamente ben disposta) e convincerla a fornirmi i dati del suo conto corrente per diventare socio del WWF. Perché questo è la Dialogo Diretto, è un network di società che si “preoccupa” di raccogliere fondi per le piú grandi associazioni non profit.
   L’ingrato compito di acciuffare nuovi soci spetta ai dialogatori, un altro eufemismo per definire quella figura misteriosa e complessa che proprio mentre hai piú fretta, si apposta dietro un angolo per coglierti di sorpresa e sfinirti di parole e dati incontestabili fino a quando non avrà tra le mani un contratto di sostegno alla non profit. La selezione è durissima. Al primo colloquio telefonico mi chiedono: hai spiccate attitudini comunicative? Certo, anche se il clima gelido di Milano un po’ m’intorpidisce la lingua. Ti piace viaggiare? Sto qui apposta per pagarmi una vacanza, non per trascorrere tre ore al giorno in macchina per arrivare sotto la madonnina, dal confino in provincia di Pavia nel quale siamo gentilmente “ospitati” a spese della società. Vuoi vivere simpatiche e rilassanti serate dopo il lavoro?Figurati, io sono la regina dell’aperitivo, non della fila per la doccia alle 11 di sera quando si torna a casa. Giuro, quando ho pagato (di tasca mia s’intende) il biglietto per Milano ero pronta ad una grande esperienza, di lavoro ma anche di divertimento, come testimoniava il mio guardaroba. Ma certo non ero pronta ad essere prigioniera della Dialogo Diretto, che ti costringe in un casale nella campagna pavese, a due ore da Milano, impedendoti di usufruire di altre sistemazioni certamente piú comode, obbligandoti in un luogo in cui l’unica vita sociale è quella che si agita nel pollaio della cascina. Mi aspettavo il freddo, ma non il soffio gelido del licenziamento. Perché secondo contratto il rapporto di lavoro può essere interrotto “senza dichiarazioni di causa e senza preavviso”. E cosí se hai una faccia di bronzo, se sei piú abile di Wanna Marchi, puoi fare davvero un sacco di soldi. Altrimenti attento, questo lavoro non fa al caso tuo. Rischi di trovarti senza un soldo, senza un lavoro e lontano da casa. Ovviamente, tutto a norma di legge. Ovviamente, meno protetti di un panda.